Salice dei miei anni

Le sconfitte ricadono su di me,
piegata da desideri occulti
e paure innocenti.
Irruenti tutti quei baci
buttati,
succhiati, sputati.
La pece scorre nelle mie vene,
primordiale malattia,
l’anima di ghiaccio mi corrode
i pensieri più semplici e disonesti,
e brucia il mio cuore, di carta.
Cade cenere sulle dita,
vola via.
Il passato oltrepassa il tempo.
Abbandonarsi, morire.
Radicarsi, rinascere.
Non posso più sognare splendide delusioni,
deliri d’estate.
Cosa mi resta?
Mille volti, mille volte
ferita in mille modi.
Sempre diverso. Tutto uguale.
Tre note d’arpa sul fondo dell’oceano,
mai suonate, acerbe,
perdute e dimenticate
nella eco di abissi infernali,
dove mi cullo, prima dell’alba,
prima di andare.

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CC