Tra gli scalpitìi dei destrieri da guerra

si cosparge l’aria d’ansia e d’arresa,

l’odor delle viscere

di qualche uomo sconfitto e dolorante.

Per questo m’apparto col mio mulo

che sa ragliare da asino contro bestie senza meta

e preferisce la danza allegra delle foglie,

sospinte sul sentiero

dal vento, oltre il muro.

Suo il merito d’avermi salvato dall’oblio

poichè v’è del cavallo una gioia,

un sentir leggero del cuore

irrequieta comprensione

del destino e della sorte di ogni voglia.

Se penso a te uomo,

sacrificatore della tua vita

senza ombra di saggezza in ciò che stai facendo,

fingendo,

capisco perchè ti nutri di carne rossa

con il sangue versato di vitello.

Il mio mulo m’accompagna,

senza prole e senza grazia

verso un mondo che non sentiamo

di fratellanza e speranza

in un giorno in cui un dio buono

all’interno dello spirito tornerà

restituendoci i campi pieni di sole,

da coltivare,

sottraendoli ai ladri di terre abitabili

per noi

che siamo figli di una natura più fertile.