Eroina

Quant’è debole e dolce quest’eroinomane.
Quanto duro me lo fa venire mentre
elemosina in metró.

La mia potenza schifa il mio cuore.

Lei par ballare nel dolore che la stringe, io
sono stupido come cemento.
Lei di pelle come voce leggera, l’anima leggerle,
con un dito romperla, cercare un’altra vittima.

Lei vita più vera della mia, vita scheletrica.
Lei par cantare e mi chiede gli spicci, io
chiudo le braccia e apro le gambe, poi
la mia salute mi ripugna, il mio potere donerei.

L’avessi abbracciata in faccia a chi la giudicava,
sarei un uomo degno.
Di nuovo, stasera, eretto invece striscio.

Vestiva poca carne e un sorriso
tanto dolce ch’era rivoluzione.
Vestivo settanta chili di muro
tanto forte da esser prigione.