Ed è nella pioggia che mi perdo,
una volta ancora,
dentro e fuori,
quella goccia.

Il suo suono vibra
sulla mia pelle bianca,
l’iride si specchia
in quella faccia sull’asfalto.

Ridi mia dolce siciliana
tra le tue onde del mar di Marsala,
mentre io ancora curo
quelle ferite da te lasciate.

Ridi tra le tue labbra all’insù
nei tuoi occhi d’ebano incastonato,
tra le tue lauree della nebbia.

Ridi con ancora in mano
quella bottiglia rotta
grondante sangue padano.

 

A.27