Com’è accaduto non lo so

ma ti sei impossessata della mia vita.

 

Tu, assassina della mia felicità

hai bruciato la mia adolescenza nell’ossessione,

mi hai nutrita di odio verso me stessa,

mi hai insegnato che bellezza

fa rima con magrezza.

 

Tu, ladra della mia spensieratezza

mi hai convinta a sostituire il cibo

con castelli di menzogne

e l’amore con una bilancia.

Hai reso la mia mente

marcia di desideri malati

trascinandomi nei tuoi meandri

dove è concreto il confine tra vita e morte.

 

Il fiore dei miei anni appassito di anoressia,

corazzato di spine e di tormenti.

Ti ho esiliata dalla mia testa

dove dimoravi da dittatrice illegittima,

ma anche adesso che sei

più ricordo che realtà presente,

la mia anima rimane corrosa

eternamente.