Autori

 



Il glicine giallo delle tue gambe

viluppo morbido di pelle grigia,

sulla tua fronte chino lo sguardo,

dita lucenti prendimi l’anima.

 

Soffia parole di neve che brucia

bianche tue labbra ho visto dischiuse

muovi i capelli mossa da un dio

tremano i piedi, appresti l’uscita.

 

Resto nel tuo odore;

spero ancora la luce

che domani riporti.

 

Nel puntare di un piede

trovo il peso del vino

che bevvi in tua memoria.



La mia poesia sono i tuoi capelli ruvidi, le labbra morbide, la pelle liscia, i tuoi occhi coperti. 

Le mie parole sono le mie mani, la mia bocca, il mio sguardo.

Per questo scrivo. 

In che altro modo potrei toccarti ancora?


7



Vortici solo vortici interni

Uragani forza 5, ansia e dolori al petto 

Storia buttata o passato perso 

L’esperienza cresce e crea dolore, crea tristezza! 

7 anni..come 7anni in Tibet, come 7 anime..

No 7 anni di me e te stanno per essere spazzati via

Ed io posso solo aspettare ed essere travolto.

9



Volevo sorgere
insieme a te
Ma ormai è tardi
Le ombre si allungano.
Calato il sole
Sono solo
terra riarsa
Bagnata da scoppi
Di lacrime

8



Sei una spiga di grano
E io il vento
Che ti abbraccia
Nelle calde sere
Di fine giungo
Sapendo di non poterti
Portare via con me

in morte di un amico



te ne sei andato

un anonimo lunedì mattina

di quelli grigi

che quando sei in ufficio ti fanno maledire il lavoro

Te ne sei andato senza salutare

in un modo che non è da te

ingabbiato fra le lamiere

proprio tu

che amavi camminare fra le nuvole

Ieri sono ripassato, e scusami se non avevo un fiore da lasciare

la, rimane solo una macchia scura sull’asfalto

mentre gli automezzi scorrono veloci e inconsapevoli

di tutto ciò che eri

La mente tira fuori il mio lato cinico:

quanti la meriterebbero al posto tuo

in primis proprio io

che passiamo i giorni a lamentarci

a farci domande

a farci le guerre e costruire muri

Eri venuto dall’altro lato del nostro mare

hai lottato per non annegare

nelle cattiverie di questa società

Mi hai portato

esempi, ideali,

una ricamata maglietta blu

e ore che non ci sei più

ti prometto che tu vivrai in noi

e noi vivremo con te, per te

Ho trovato una tua foto di quattro anni fa,

in mezzo a tutti noi, sdraiati nel prato,

tu suonavi la chitarra

eri fatto così, portavi la bellezza nel mondo

Il giorno in cui ti abbiamo dato l’ultimo saluto era un venerdì 13

estate, non c’era una nuvola nel cielo

e il torrido e luminoso sole asciugava la guance di chi ti ha amato

quasi a volerci farci ricordare di quanta bellezza abbiamo sempre attorno a noi

Eri nella camera numero uno, proprio come te.

come devi stare scomodo in quello stretto pezzo di legno

mi immagino mentre ti lamenti, con quel sorriso

Al ritorno abbiamo cantato Dalla e brindato alla tua

che avresti voluto così

e non si voleva farti incazzare

Ti immagino lassù, tra i tuoi numeri e le corde e le poesie

farti un’amara risata delle nostre infime miserie

LoZio, intanto metti le cose da bere al fresco

scegli con cura la da musica da ballare

che noi si arriva tra poco per la grande festa

giusto il tempo di migliorare un pochino

questo mondo

disumano

 

Divano rosa



Quanta strada abbiamo fatto

Per essere qui adesso
Su questo divano
Rosa
Che mi ha visto a pezzi
Ha sorretto la mia carcassa
Quante lacrime ha asciugato
Non solo mie
Quanto amore
Che non era il tuo
Ho dormito più sul divano
Che sul letto
Non chiedermi perché
Sto scrivendo per te
Sul divano
Rosa
Adesso c’è sempre una chitarra sopra
E un libro di poesie
Mi domando:
E se questo turbinio
Di lacrime e amore
Di ginocchia e di gomiti
Di chitarre e di libri
Fosse stato necessario per riportarti da me
Su questo divano
Rosa?



Figlio di un Klinefelter



Ti ho visto nel mio futuro,

Ho visto scorrere la tua vita come pellicola di un vecchio film. 

Con la stessa gioia e la stessa curiosità ti guardavo.

Ho visto episodi imbarazzanti, pensieri ingenui e curiosità da bambino.

Ho visto le riSposte alle tue curiosità e la voglia di sconfiggere i dubbi.

Ho  sentito Il tuo primo “papà” e ho sentito il primo tumulto di fierezza.

Ho visto il tuo primo giorno alle elementari, le tue incertezze, il dolore del distacco ma anche il desiderio di imparare il mondo.

Ho visto il tuo primo giorno alle superiori, la tua voglia di definire il tuo futuro, il tuo

Primo amore, la tua prima volta con il sesso.

Ho visto che vuoi vivere il mondo prima di decidere che carrier seguire.

Ho visto le tue avventure.

Ho visto la fierezza di essere padre, la felicità nel guidarti verso i tuoi obiettivi.

Ho visto, ho sentito, ho provato amore verso di te, figlio mio, ma nulla potrà essere reale.

Viandante



Migliaia di passanti
d’ogni età marcati
identità mischiate
nel fabbisogno d’un viandante
ch’osserva senza fine:
 
è l’amore a cui è incline.

Liebeslied



Piccoli silenzi
come crepe su un muro
si intersecano
come in una danza.

Non passa la luce tra
quelli spazi angusti
ed eccoli ora
divenire fiumi, mari
oceani di significato,
abissi ermeneutici
in cui l’anima si perde.

Fossero almeno sabbia
le parole
riempirebbero questi sfregi,
ma nemmeno dell’aria
esse hanno lontana sembianza.

Lode al grido inascoltato



Uscirò, un giorno, ed ascolterò
di nuovo il vento tra le fronde,
le parole che non vane, valgono
e nella polemica, realizzano.

La mia silenziosa tempesta
lascerà fertili speranze, perchè
ogni ultimo dolore, è sempre e solo
il penultimo ed ogni discesa,

Sarà ascesa.

Alla nona lettera dell’alfabeto



Tra gelo nel cuore
e stanchezza degli occhi,
mi apparisti.
Fosti carezza che toglie
alla mano, il peso di carne.
Ci aprimmo al tempo che non scorre,
alla notte che non atterrisce,
alla vita che non ferisce.
Meraviglioso ossimoro che porta
al tuo lacerante dubbio.
Eppure, quale gioia quando
intrecciammo le nostre dita.
Vedesti due esseri uniti, non
dolorose e univoche visioni.
Il battito non inquieto,
spiegazioni non dovute
per inaspettata felicità.
Solo le tue labbra,
riflessi di luce,
attesa pungente,
in stati d’inquietudine.



Dionisiaco l’oro che tessevo
sulle tracce di un percorso vano,
avrei dovuto contarli i passi,
arrestarmi prima dell’orlo nero
che a bacio scivola nel dirupo.

Ma quanto dolce è ora cadere,
il non rallentare attraverso l’immobile.
Non punge ai piedi l’assenza di terra,
non duole toracico l’avanzare di vuoto,
danzo in capovolte, giri di giochi,
leggero è il sospeso, piuma la mia carne.

Neve



bianco silenzio

colma questa estate 

affollata ed eterna

riaffiorano ristagnanti pensieri 

un tempo sgraditi

ma adesso chiarificano la mia esistenza 

che a volte pare effimera 

a volte incredibilmente intensa 

è solo un attimo

in cui il tempo si ferma

uno sguardo, un attimo

e tutto il resto è niente 

In frantumi



Mi inginocchiai,
per raccogliere ogni piccola parte di me andata in frantumi.
Inutile,
per quanto io cercassi di mettere insieme i pezzi,
rimase una venatura nera,
indelebile sbaglio della mia vita.



Di tutte le bugie che ti ho detto,
Quella di amarti è stata la più crudele.

13 Luglio



È difficile trovare una dimensione

soprattutto se ne hai solo tre

a disposizione



Io preferisco la morte.

 

Volevo capire

cosa vi fa godere,

che verità

vi posso vendere,

com’è contaminato il vostro desiderio.

 

Volevo

che mi dicessi

l’oscenità del tuo tacere,

come nascondi la menzogna.

 

Io preferisco la morte.

 

Non ci è dato di ricevere senza prostituirsi

(fresche fanciulle e loschi camerieri)

nessuno è fresco né losco

sfondo allo stesso stessino di turisti inebetiti di caldo,

sindrome di Stendhal senza polase,

auto-tossicodipendenza da oblivio.

 

Io preferisco la morte.

 

C’è mai stato qualcuno che avesse solo paura

che solo volesse uccidere, senza piangere,

senz’aspettarsi di essere guardato.

 

Io preferisco la morte

a quel velato sorriso del tuo silenzio,

preferisco morire da solo

godere finalmente la paura del vuoto

non avere più nostalgia del caldo del mio stupro,

mai ci fu.

Non chiedermi



Non chiedermi come sto
quando il mio sguardo è assente.
Non chiedermi come sto
se ogni giorno non parlo,
non esprimo opinioni.
Non chiedermi come sto
quando non riesco a portare
il peso dell’esistere
e, a un passo dalle lacrime,
ti rispondo con un fievole “bene”.
Non bastano le parole
per esprimere il disappunto che provo
verso i miei pensieri.
Inutili, asettici.

Questa vita è soltanto una recita
in cui non siamo altro che
la mera personificazione
di un qualcosa che abbiamo scelto,
per caso.

Polaroid – Un incendio di banconote



Di tutte le polaroid

che ci siamo scattati con gli occhi

ne custodisco una

in un luogo segreto

.

Di tutte le poesie urlate a squarciacuore

ricordo quella che accese

una supernova al lampone

nel cielo della tua indecisione

.

E ci sono animali fantastici nelle nostre vite

come il cavallo funambolo

che vive in giardino

e aspetta dal giorno di San Valentino

.

Mi hai lasciato la tua preghiera segreta

nella cassetta della posta

era firmata da un bacio

rossetto rosa

.

Di tutte le polaroid

che ti ho scattato con gli occhi

ne custodisco una

in un luogo segreto

.

Guardavi lontano verso l’Isola che non c’è

e morivi dalla voglia

di farmi annegare

nella parte più acquorea di te

.

Il vento muoveva piano i tuoi capelli

e avevi la delicatezza delle api stanche

mi avevi costretto a rinascere

dopo quel sogno in cui…

.

Poi ti sei spogliata

e hai mandato in confusione le stelle

Eri bella come un incendio di banconote

Come i cadaveri delle bottiglie sul banco vuote

L.O.V.E. 2000



Ti sei mai chiesto…

Cos’è l’amore

ai tempi dell’Erasmus?



A Voi
Condannati dalla Vita
a portare sulle spalle
un peso insostenibile
che fino all’ultimo
dei vostri giorni
avete retto
con coraggio
dignità
A Voi,
ogni volta
che il mio corpo
e la mia mente
vacillano,
va il mio pensiero.
Possa
almeno ora,
non dico la Morte,
ma almeno la terra,
esservi lieve.



Come
colonna di marmo
adorno di crepe
invisibili
agli occhi dei passanti
sembro
solido
basamento.
Come
rudere di gesso
crollerò
rovinosamente
sotto il peso
del primo affaticato
che vedendomi
sostegno
su di me
cercherà sollievo.

L’apparenza inganna.
Essere a pezzi
senza sembrarlo.
L’apparenza condanna.

Chi cerca trova



Passo intere giornate
sdraiato spiaccicato
su un molle materasso
intriso di sudore e noia.
Sciolgo il mio tempo
intrecciando pensieri
flebili come il vento
che accarezza le fragili
pareti della mia testa
roventi come il fuoco
che arde le lacerate
mura del mio cuore.
Sollievo e tormento.
Uno è ciò che cerco
ma è l’altro
ciò che trovo.

I miei occhi



I miei occhi
diventan ogni notte
meta del viaggio
fine della Vita
di tutti quei fotoni
emessi milioni di anni fa
dalle figlie di quelle stelle
che bruciando ed esplodendo
han generato
miliardi di anni fa
ognuno
dei milioni di miliardi
di atomi
che compongono
i miei occhi.



Chi pensa troppo sa
che qualche pensiero
senza se e senza ma
dovrà fare i conti con la realtà
se non vuol perdere
prima il sonno
poi il senno
e infine la sua sanità.



Contro ogni previsione
è la direzione
in cui vado
per dimostrare
che merito
il Dono della Vita.

Avidi



Troppo occupati
a pretendere
ciò
che pensiamo
non avere
abbastanza
non ci accorgiamo
che stiamo
perdendo
anche
quel poco
che avanza.



Che se fiorisci tu
Non posso che sbocciare
Anch’io.

Palpitazioni oniriche 1



Ti ho sognata, o meglio, in preda al delirio notturno ti ho adoperata per curare la sofferenza, calmare i tremori, ci conoscevamo da una vita pur non essendoci mai parlati prima.

Che siano rimandi di qualche vita passata? Preludi di vite future?

Allietavi così persino il pensiero del nulla che ci aspetta, liberazione dal cappio stretto che utilizziamo per sorvolare questa terra fatta di pungiglioni

Era molto tempo che non ti sognavo così genuinamente, prima eri una sorta di fissazione, crocifissa nei meandri di non so che sostanza, organo o anima vitale

La tua immagine era bellissima tanto da riportarmi al porto, così immensa da non poter contenere alcuna luce alcun faro ma essere essa stessa casa e cielo