Autori

 



Aveva poca pelle su quelle ossa fragili,
spesso ricoperta d’inchiostro
o nascosta da una moltitudine di riccioli scuri.

In primavera metteva damascate camicie di seta,
nelle altre stagioni non ci incontravamo
e non sapevo nemmeno se esistesse in autunno.

Non ho ancora trovato un aggettivo che lo definisse:
innegabilmente conduceva una vita piuttosto punk
ma senza borchie o Sex Pistols.

Una volta tirò in aria un Negroni nel cortile del Monk,
una notte mi abbracciò facendomi volare e mi diede un bacio;
lo guardavo in silenzio cercando di leggergli dentro.

Ero invidiosa della sua vita,
i suoi ritmi, la sua musica, le sue ossa,
le sue Marlboro rosse che per me erano troppo pesanti.

Credo di averlo visto quattro volte in totale,
ciò nonostante mi disse che ero una delle poche persone
alle quali pensava di piacere davvero.

Non mi stupirei se lo trovassero morto tra un paio d’anni,
non so se mi rattristerei;
aveva le labbra così morbide.

Sono #2



Sono il battiporta in una vecchia casa abbandonata.

Sono la neve sporca scansata ai margini delle strade.

Sono il terreno in cui hanno piantato il fotovoltaico.

 



E ancora qui,

intrappolata negli stessi errori

accecata dalle stesse illusioni,

la piccola margherita risbocciata

è ora appassita da menzogne,

di quella maschera pentita,

con dietro un volto che confonde

Tepore



Io e te

immobilizzati mano nella mano dal timore di perderci

soli

smarriti insieme nel tepore della notte

e poi

il silenzio di un Lugarno oscurato

San Valentino



Non sei venuto a suonare alla mia porta
Anche oggi nella mia realtà distorta qualcosa è andato storto
Sarà che so per certo che tu non sei mai morto all’interno
Sei come un lungo letargo, un inverno
Un bagliore di luce accecante che aspetta di uscire fremente, per un secondo
Per un momento, intenso, esteso e profondo

Oggi mi confondo
Forse sto amando un ricordo diverso di un amore che è morto
Ma no,
Non è così!
Quelle cose le sento e non mi pento, non risento di aver provato questo sentimento

Ma che ti devo dire?
Non comprendo questo tuo lamento latente senza fine apparente
Stai celando una verità più importante, ti stai ancorando
Ammutinamenti dei tuoi sentimenti
Caos o rovina

Andiamo a berci una birra alla spina

Nuvola



Mai sarà una nuvola grigia

Ad oscurare il cammino

Del viandante del tempo.

Blu è l’occhio di chi sa guardare.

Oltre il grigio, cielo infinito.

 



Struggente il tuo silenzio per la mia iperacusia.

 

 

..



Ti ammiro, a te che vai sempre avanti, sai!

che non ricordi, che non piangi, che non ti disperi,

in te vige il principio “vai avanti come se niente fosse”

e vacci avanti, che anche se torni indietro, più arido di cosi non puoi diventare.

Sei un deserto di emozioni.

14 febbraio





stai nel tuo addio



 

l’anima mia ti compiange e ti saluta



il mio cuore ti abbandona



la mia mente ti seppellisce



ed io aspetto che tutto sia smantellato per poter ricostruire una nuova me, senza te.



 

V.35



Il futuro

si nascondeva

nei tuoi occhi,

screziature d’ambra e tenebra,

penombre futuristiche, istantanee di Berlino,

psichedelie di tatuaggi e lampi acciaio-piercing.

Forse indecisa, a un passo dal blu-abisso

della sera, dei tuoi anni (giovani),

scrollavi sigarette storte

e spalle nude e

ali dispiegate.

 

Tu non lo vedevi, ma io si (ero lì davanti a te): eri già pronta per volare.

Fossi stato un bravo artigiano, avrei afferrato le mie parole senza coda

e le avrei raccolte, origami incandescenti, per dire quanto eri speciale.

Esamine terra



Come in una esamine terra
mi trovo a sciupare parole,
corsieri a presidio dell’anima.
Alterno il passo passando le ridonde macerie della città
mentre mi ascoltano ormai solo gli animali,
tra le ormai frenetiche caricature dell’essere,
sono gli ultimi rimasti vitali.
Dagli scuri grigi di cemento delle cime abissali s’affaccia
ricurvo un’uomo, è pallido e
come un bruto porta una lanterna spenta.
L’ osserva dal basso un Adamo.

non ci incroceremo più



L’ansiosa attesa va

A piano

A piano

A scemare

In lontananza da te

Se ieri il tuo incrociare,

Nei corridoi,

Era una cosa ordinaria

Adesso non può che essere

Una cosa occasionale, in più straordinaria

La rassegnazione

Ormai regna

Il giorno che segnerà

Per sempre il divario tra me e te

Seppur è sempre esistito

Quel divario

Decisivo solo per me.

Ormai quel giorno è dietro alla porta.

Nulla ho in potere di cambiare.

Mi chiedo, solo

Cosa sarà in riservo per me.

A.A.A. ANIME LIBERE



Un tempo eravamo giganti,
eroi o mostri trionfanti,
i palazzi facevam tremare.
Ora siam diventati insetti,
piccoli, omuncoli reietti
chiediamo scusa di respirare.
Abbiam perso qualche cosa:
le spine, il nome e la rosa,
la voglia forse di sbocciare.
Su ali stanche di ieri
siamo atterrati banali,
non più sogni eccezionali,
ma soltanto utili mestieri
per invecchiare uguali.
Perciò vai! Non farti fregare!
Finché hai fegato e ideali,
grandi fughe da inventare,
apriti lieto sopra al mare
e vola libero sulle tue ali.
Ignora tutti, non ti fermare!
Chi t’offre soldi o regali,
chi promette gloria immortale
ma chiede il mutuo sulla morale.
E sarai come vento di maestrale,
fiero attraverso il temporale.

VIA BELFIORE 40



Circondato da tutte le parti

da muri grigi

come in una cella

cerco una via di fuga

un luogo sicuro

ma, in mezzo a questo labirinto di vie

tristi e buie

mi perdo

ah quanto vorrei orientarmi osservando la luce delle stelle!

Una coltre di smog me lo impedisce

ci rinuncio

sono confinato nei bassifondi di questa città,

da solo

sperduto, impaurito e infreddolito

che cos’è la bellezza?

Cresciuto rompendo con forza l’asfalto

fiorito resistendo alle intemperie

colora

tra le crepe di un vecchio marciapiede

la mia oasi di felicità

in questa città

il più bel fiore

di via Belfiore.

Ululato



Chi nel chiasso si dice solo
non sa cosa vuol dire
morire del rumore di nessuno.
Chi è davvero solo?

Chi coll’urlo
stretto in gola
cerca intorno,
in stanze vuote,
un orecchio
in cui ululare:
“c’è qualcuno?”

Chi sopporta
in muto fremito
che muoia lì l’appello
scalciante nei polmoni
e da nessuno mai udito
“c’è qualcuno?”

Chi dimentica
che ha un suono la sua voce
anche fuori dal pensiero,
tra le cui mura non fa eco
quel grido prigioniero:
“c’è qualcuno?”

Chi s’abbandona
vigliacco al tempo.
Chi s’arrende
e inghiotte in eterno.
Chi non sa
a chi far sapere
che ormai ha perso la forza
di denunciare,
di gridare:
“sono solo,
c’è qualcuno?”

Al tempo



Ci inganni d’essere eterno,
ma tu solo sopravvivi a te stesso.
A noi miserabili è concesso
poco tempo, e nessun ritorno.
È facile dimenticare
che in un istante puoi sparire.

Inarrestabile, sei una corda
che fugge tra mani lacere.
C’è chi t’afferra, geme, e tace,
chi non resiste, chi ti molla.
La tua corsa così atroce
ha presto fine, ma senza pace.

Preannunciando un cambiamento,
le lancette fai marciare
ma, piuttosto che guarire,
nell’attesa sto marcendo.
Sei solo morte, decadenza,
mascherata da provvidenza.

Tempo, che tramuti
in polvere i poeti,
i grandi in obliati,
e tutti rendi muti;
che spietatamente
dividi gli amanti,
invecchi gli infanti,
e logori le menti;

Tempo, che converti
i sogni in rimpianti,
gli audaci in vinti
e i vivi in morti;
Tempo, che trasformi
le passioni in rimorsi,
conserva questi versi:
ti prego di ricordarmi!



Ascoltate il vostro silenzio

è l’eco del niente che siamo



Temibile è il tuo silenzio

grigio il ripetersi di ogni buongiorno la mattina,

grigi siete voi, verdi di bile alla gola

giudici pari, dispari e nulli

conoscitori minuziosi di ogni eccezione

vi perdete davanti all’imprevisto

alla stocastica, al calcolo non approssimabile

non improvvisate.

Tale è il disprezzo che ci riserviamo

quando ci odiamo ma lo diciamo piano

dietro e parliamo della musica cantautorale

davanti a quella che ascolta il reggaeton.

Professionisti incapaci di relazionare

schedari umani etichettatori anche della parola amare

ascoltate il vostro silenzio

i nostri finti affetti davanti a una birretta

non esiste modello di oscillatore che sappia riprodurre

la frequenza rilevata se sai ascoltare un cuore.

Il maledetto ipocrita



Poi disse:
“Mai si scriverà che non sia già
finito
E mai sarà corsivo che non sia passato

E aggiunse
come un monitor per chi
fosse passato:
“Provate a credere alle mie parole
adesso!

Apericena



Ho sempre cercato casa,
tra le infinite possibilità di questo mondo,
a qualsiasi orario, anche nella bellezza
di un’ebbrezza notturna, di sabato sera
Ho sempre cercato casa,
e poi ho trovato Te.

Lettera



Non piangere più per colpa mia
Per la mia lingua dura
E le orecchie incotonate.
Non vedi che ho bisogno di te
Ma non te lo so dire?

Mi devi raggiungere,
Qualcosa si è rotto,
L’hai rotto tu
E non potrai più aggiustarlo
Perché, perché, per

Che fai nelle tue ciabatte
Sempre quelle, nere d’estate
E calde d’inverno? Mentre io
Ancora non imparo a scegliere
Il pigiama

Non mi guardare così
Cerco aiuto, guardo il vaso rotto
SÌ L’HO ROTTO IO e perdonami…
Ti voglio bene, ora lo so dire
Perché il vaso si è rotto

E ora tutto ha senso

Al vento



Se solo tu per una volta, avessi aperto i tuoi bellissimi occhi.
Avresti visto il mio volto, un po stanco di aspettare, ma sempre in attesa delle tue mani.
Avresti trovato la felicità che tanto meriti, la speranza che in me non ha mai smesso di credere in te, nella solitudine e lo sconforto.
Quando nel vento, senti la tua pelle cadere, nelle lacrime dei tuoi graffi, io sarò lì, in ogni attimo in silenzio.

Bollettino meteo



Previste notti bianche.
L’insonnia arriverà
portando con sè
perturbazioni varie
soprattutto nella
regione cardiaca,
mentre nubi sparse
ricopriranno
la zona cerebrale
creando difficoltà
nei flussi di pensiero.
Invitiamo pertanto
a porre attenzione
durante gli spostamenti
ed eventualmente
essere delicati.

Isolde und Hulderich



Ricerco
nei nomi dei
miei antenati
radici che non ho
per capire
questa mia voglia
di scappare
e attraversare
colline
e dune
fino al sale
del mare.

G.



Le pagine stesse si ribellano

E guidate dalla piccola vispa volpe
Ti assalgono

Lasciandoti nell’ombra

Senza vita,

Senza morte.

La crepa



Lo hai sentito
quel rumore?
era la crepa che
mi hai lasciato

mi rovina
mi squarcia
mi distrugge

entra
il vento
la pioggia
qualche fogliaccio
insieme a mozziconi
di sigarette

ora però sento
qualcosa muoversi
muoversi dentro

sta crescendo
un nido di
fiori di campo

Nel freddo



Ma che cos’è
questa tempesta
che si scatena
dentro?

Mi sbatte
sugli scogli
senza pietà
mentre affogo
e stringendo
il mio vuoto
mi sento
scivolare
nel freddo

Edoardo



Il tuo nome

mi piaceva

come suonava

sulle mie labbra.

 
Mi piaceva anche

se mi ferivi

e mi

smontavi

in pezzi

piccolissimi

che soffiavi via.

 
Mi piaceva.

Davvero.

L’Imputato



Come un ruscello stanco che vorrebbe esondare,
la stretta degli argini soffoca silenti grida,
la via prosegue inesorabilmente all’ oscura foce
e cruda roccia interseca amari singhiozzi.
Come edera rampicante sale, pensieri mi arpionano,
germogli si aggrovigliano su tempie e caviglie,
leggere brezze soffiano lievemente,
ma sono radici troppo dure e secche da estirpare.
Come il fianco della montagna battuto dal vento,
assorbo la furia del mio mondo e incasso i mali avversi,
e non un fremito che mi avesse percorso la schiena,
ma il vento è incessante, e ora tuono, anch’io.
Come il leone, re dei mondi perduti,
… sono qui …
intrappolato, arrabbiato, frustrato, sudo e piango,
e grido, come solo l’uomo dal destino avverso grida.

In oscura nerità
scorgo bagliori di luce,
il sorriso di lei e l’amore,
ma non è ancora il momento del riscatto;
ora contemplo il volto paterno
e sento i freddi tubolari sulla fronte
… in gabbia …
si inarca il pugno e condanna, fredda giustizia,
sul giaciglio hai me colto,
ma troppi sacrifici ho passato,
mai cadavere fu più vivo e tu lo sai,
lancerò a nuovo Sagitta e colpirò,
e ancora,
per sempre,
vivrò più che mai.

Me li immagino, loro



Me li immagino i pittori
che con un gesto
d’abitudine
intingono il pennello nel colore
e regalano ciò che sentono alla tela:
un regalo di cuore.
Me lo immagino, l’artista
osservare il cielo
e amarlo intensamente
e desiderare di bloccare quell’istante
sulla tela
per lasciare il sole proseguire
nel suo corso
per avere di quell’attimo, un ricordo
Me li immagino i compositori
che con un gesto
d’abitudine
scrivono sul pentagramma
quella melodia che nasce nella loro mente
come sottofondo della loro vita
e allora ce ne donano una battuta,
tra accordi in maggiore e bemolle.
Me li immagino, poi, i poeti
loro immersi nella notte trovano le parole giuste
ma al mattino sono scomparse
perché la mente ne è gelosa.
E me lo immagino, il poeta,
osservare il cielo e
amarlo intensamente e
desiderare di mantenere quell’attimo,
nel cuore.
Ma lui, il poeta,
si perde nel momento e quello passa, maledetto
e nel tempo di mezza poesia, il sole ha già cambiato colore:
arriva la notte a far amare e dimenticare
le parole.
E allora cosa scrivono? Scrivono ciò che immaginano.
Forse è questo il segreto:
amano e poi immaginano.
che sia bello non so dire, me l’immagino.