Autori

 



Mi viene da piangere il mare,

se penso a quante cose devo accettare.

Affermazioni che alludono all’amore

Ma di amore c’è solo l’illusione.

Ric(amarsi)



Con te ho imparato

che l’orlo del baratro

si può ricucire.



Scrivere non è sapere parole
ma donare intenti
precedere i passi
pesanti
di uomini grandi.

Quando giaci in rovina e ti siedi
e ti guardi
affanni gli avanzi
datati e scaduti
che ti porti in fardello,

all(‘)ora
scrivi.

Kjærlighetens salme.



Du er den aller høyeste av det bølger.
Og jeg, jeg kræsier med deg.



“Lei ti aspetta alla fine del cammino”

così mi dicono i saggi,

ma io non ci credo.

Lei mi cammina fianco a fianco

mi sfiora mi accarezza mi prende la mano

mi sussurra all’orecchio “Ricorda”.

Ed io ricordo, ricordo e

i miei capelli diventano cenere

la mia pelle sabbia

le mie vene radici nella terra.

Mi ruba il respiro con mano di velluto

mi distende sul cammino mille sogni e

mille notti e mille giorni ancora,

ma sussurra “Ricorda”.

Ancora però non l’ho guardata

e curiosa mi chiedo

di che colore sia la morte.

Moonlight



Rintocca in questa notte

il battito dei nostri cuori armonici

 

Amore Mio

 

il chiaro di luna illuminandoci

ci rende così

 

Perfetti

 

Vuoto



Senza te

è come Woodstock

senza Hendrix

Post coito



“Hai presente quando due scopano e si sentono così bene che vogliono una sigaretta?”

“Si, perché?”

“La vuoi una sigaretta?”



Lascio l’accendino nel bagno,

così qualche giorno riuscirò a darti fuoco

stronzo.



Dalla sonnolenta alba alle stanche tre di notte

(ma che dico! Anche nel sonno)

il pensiero di te che vai in giro

e scegli di annebbiarti di qualcun altro

mi acceca i sensi, mi trascina a largo.

Mi chiedo se ogni sera, puntualmente

l’andirivieni in una strada buia

e qualche sigaretta buttata via a metà,

possa placare in qualche modo

la distanza démodé che intercorre fra di noi.

Giro sempre nella stessa strada buia

quando la linea della riva appare distorta,

ma non ho dove andare o chi cercare

se non ci sei tu, dall’altro capo del filo rosso

a dirmi:

“Siamo in due”.

 

 

La religione di Greta



“Non bruciamo le tappe, Greta”, mi dicesti.

Invece bruciamole, anzi, bruciamoci!

È propio il verbo adatto da usare, Cristo.

Io brucio te – tu bruci me.

Passiamo ore vuote

ad incenerirci insieme.



Sei il sangue versato a Sparta

sei le notti a Sodoma

sei Troia che brucia lenta

sei il mio peccato



Tra tutte quelle cazzo di rastrelliere per le bici

sulla strada che porta all’università

desidero sempre che ci sia la tua.

 

Spero che te la rubino.



Io mi nutro d’amori fugaci,
di lucciole spente,
di sguardi veraci.

Tra cuori di carta bagnata
impesto d’inchiostro l’aurora;
per rabbuiare,
con grande vergogna,
la fioca luce della mia storia.

Preghiera ai mediocri



Sentiti protetto
dal guscio di fiele
che circumnaviga
il tuo corpo cartaceo,
ascoltami bene
ragazzo erbaceo
non è affatto scontato
che resterai sempre
intrappolato
nel quadro del niente

Un giorno vicino
sbaverai tele e cornici
e la pelle di chi ti disprezza
conoscerà la tigna più vile
ragazzo corteccia
dallo sguardo febbrile

Permetti al verbo
di rimbombare
nelle aule
nelle sale
nelle paludi infestate dal male,
tu che sei figlio degli angeli
e delle falene notturne,
sii lo strato di polvere
sopra i libri più belli
e prega il Dio degli sguardi persi,
il Dio che plasma i criptici versi,
il Dio che appare
quando tu resti
immobile, immaginando
un contatto più blando
con il simile e con l’estraneo;

nel benedetto giorno
in cui cadranno gli edifici stabili
e la paura sarà ormai fantasma voluto.



che bello
oggi all’università
mi guardano tutti
sarò particolarmente bella

tutta contenta
vado in bagno
mi guardo allo specchio
e capisco

dal nervoso
mi sono grattata
il viso
una grossa crosta insanguinata
rende la mia faccia
interessante

andatevene tutti a fanculo



sono una perdente
nel girone di chi
si adatta alla paura
dell’inferiorità



le mie scarpe
sono fatte di autunno
e fiori morti



Ed anche se siamo lontani
astri allineati
in questa nostra straziante
eclissi perenne
io sento sempre su di me
la tua ombra



Perdonami se abnego la tua esistenza,
è che non mi capacito
di come sia possibile
se ti ho dentro
che tu possa essere altrove fuori.



Quando perdi la voglia

hai già perso la speranza.

Non puoi farci niente

ormai.

Lasciati andare.

Lascia che la voglia di piangere

sia più forte della voglia di ridere.

Lasciati sopraffare dalla tristezza,

non aver paura di abbandonarti

alla malinconia,

soprattutto alla malinconia.

Non sarà mica questa

la mia malattia?



Tiepida luce
Sfiora le ciglia,
Pacata accarezza
L’anima inquieta
E avvolge le ore
Dal sole cadente,
Svuotandomi il petto
Dall’essere.



mi manchi
e sei come l’edera
che cresce impetuosa
su questo mio malessere
essere male
essere difetto
la rotella rotta
di una catena di montaggio
cosa ne penseranno i tuoi
di questa lotta contro il vento
cosa ne penseranno i miei
di questo smarrimento

che entrarti negli occhi
è un giudizio fatto a priori
e li guardo sempre
i nostri sguardi
che queste onde di marea
fan tremare i santi
e le bestemmie
delle mie labbra
inondano i deserti
dei nostri cuori stanchi
di questo sangue inquieto
a trovare nuovi vicoli
nuovi buchi dove infiltrarsi

e che spesso mi perdo
a guardare la luna
che mi ricorda un po’ la mia disinterezza
e un po’ il tuo piercing
labbra di acciaio chirurgico

e prego
per poter bruciare ancora
e sogno
lo stesso sogno
ogni sera

e la sacralità
di questo accordo rotto
è sulla mia pelle
fedele preghiera



Vorrei dormire

dormire tra le nuvole

guardare in basso

e sentirmi grande

ci sono tante dita

ma nessuna tra le mie

ci sono tanti occhi

e i miei non piangono

c’è tanto dolore

ma nessun vuoto

uno spazio aperto dove correre

e nessun luogo dove poter nascondersi

penso alla mia pancia

ai capelli sporchi

e ai piedi stanchi

vorrei piovesse

vorrei amare

e a volte

come sempre

come ora

vorrei solo dormire



Ora è silenzio

quello che prima era soltanto dolore

e che prima ancora era soltanto amore



Non riesco a distinguere più

il sogno dall’incubo

e l’incubo da te

Si spegne l’amore si spegne la luce



Non osare guardarmi

non con quegli occhi

che non sono più nemmeno i tuoi.

Non osare guardarmi

con quel cielo senza stelle.

Urbana latrina



Tranquillo, viandante, se ti chiedi

quale sia l’incanto che si nasconde

dietro la poesia: non è tanto importante

e nemmeno io te lo so spiegare.

 

Se è inutile, perlomeno, senza particolari congedi,

dietro questa mia -che ne vedrà altre mille, di vesciche vagabonde

puoi finalmente calarti le mutande

e correre a pisciare.

 

 

A Cecilia, figlia del mondo.



Le note e le notti

Sono tue,

rintoccano incessanti

sulla federa del mio cuscino.

Mi vergogno ad immaginarmi

Nudo,

scrupolo sottile

davanti a chi mi scruta dentro

le ossa.

Sono scheletro

E sono carne,

ma soprattutto sono sangue,

Liquido rosso pulsante

Generato e RI-generato

Dalla fonte.

Io

Sono sangue,

tu

sei vena.

Vanesia, dall’empatia di Sguardi,

Ammiri le vele Borboniche

Che salpano

Il tuo (a)mare.

Lascia gli ormeggi, mantieni la rotta

Quel giorno in cui partì mia madre



Quanti discorsi spiccioli si realizzano in una farfalla di tenebra?

Bastarono due parole per farle prendere il volo,

mi

La delicata creatura frantumò il velo di Maya,

sono solo.

Sul suolo della cucina, circondato di piatti albini e ceramiche della Bosch;

Sdraiato, consunto da ineluttabile tradimento,

bollente di densa fragilità.

Ansimo di vendetta e rabbia, eppure, mansueto e stordito,

abbraccio la sua foto giovane:

Ridendo scorgo il sapore delle sue labbra materne, del suo avvinghiarsi sicuro nella mia persona,

e allora capisco.

Io mi amo.