A.76

 

Leak



Non saprei che distanza
Separi due galassie,
Mentre dentro invecchiano
Eremite stelle
Spaventate dal buio.

E se anche tra due atomi
C’è uno spazio infinito,
Allora sì, capisco,
Perchè Achille odiasse
Tanto una tartaruga.

Guardando l’alba ad Occidente



 

Arrancavo in solitudine,

In una notte di luce nera,

I sensi vigili

Del tutto inutili,

Le mani protese oltre,

Attratte da vane speranze.

 

Poi un suono sottile,

Un tocco fugace,

 

Di nuovo il nulla.

 

Nel buio un viso sfulgente,

Ogni mio nervo è teso,

Ma sei arrivata tu e mi hai preso:

Guardavo l’alba ad occidente.

Canto, d’Elicona Gente Suefatto



Canto, d’Elicona gente suefatto,

Di landa Achea e isole frondose,

Potente bellezza resero in atto

I Danai, e lor gesta fragorose

 

L’accolse un fluido tempo, un leuco manto,

Dolce alla vista e al tocco superbo,

Vate fedel d’immateriale incanto,

Di ara, odi e dei proferì verbo.

 

Non potevan non essere che furo,

Per d’andra cardio Atride in valor greve,

Ma ratto ad ei virtù strappò il futuro:

 

Irruppe agone aspro e non breve,

Ciascun certo contro saper impuro

Di Nike, che amaro vino beve.

Libero Spirito



In un sorriso dionisiaco

Cullo le mie linee perse:

Le guance, le labbra,

I miei occhi fissi e stanchi

della gioia…

O vogliosi, chissà?

Il mio capo scivola

sulla mia coscienza corrotta,

Il mio capo si inchina

Alla mia anima in rotta,

Volo oltre i sogni,

Cammino sopra il vero,

Plasmo il mondo mio

Con amore sincero.

Immaginazione



Disteso su uno scoglio,

Nelle notti di mezza estate,

Mirar le stelle soglio

Con poche e dolci facce amate.

 

E spinto dalla brezza

Spazio l’infinito universo

Né fine o certezza

Arrestano il viaggio perverso.

 

Che segreti celano i tremori

Tenui, di là dei segni zodiacali,

Oltre il lampo dei fulmini maggiori?

 

Altri vacui completi ed infernali…

Ma ben convien riportarci agli albori:

Ormai io tocco distanze irreali.

Riflessi



Amami, mia dolce Callisto,

Sulle rive di un bosco,

Ai confini di un lago,

Colmandomi l’ardore.

 

Guarda: piccole particelle,

Quali sono le stelle

Da concitata corsa

Riposano proprio qua,

Su questo stagno stanco

Che con tremula voce

Sussurra parole incantate.

 

Anche la Luna, nero inchiostro ormai,

Ammira riverente

Quelle mani di luce,

Che sfiorando le corde

Dell’aria nell’animo mio

E soffiando gentili

Nel profondo del cuore

Suonano le note più dolci.

 

Me nasce un canto eterno,

Immemorabilmente antico,

Ed esso move il tutto

E noi, molecole confuse

Così eccitate dalla vita.

 

Ascolta. Già la nostra voce

È una nenia distante

È melodia dell’infinito,

Il canto di un amante.

Ricordi



Gioie e dolori

Come brace

Spenta dalla rugiada del mattino;

O nuvole in aria

Che offuscano lande remote.

 

Eppure mi brucia dentro

Una pira ancestrale;

E una tempesta squassa

Le vele strappate del mio ingegno.

 

La prima goccia d’aria della terra

Era un urlo disperato di neonato

Il primo rivolo,

La lacrima della madre:

il passato è dei morti, il presente dei vivi,

Il futuro dei sognatori.