A.102

 

A mermaid ballad



There’s a creature without her tail
it’s a mermaid with a tale:
she’s not afraid to sail
but she strongly dreads to fail.
So she stays on the shore
asking always for more
from the men fell from above
waiting for her truly love.

Sognando il sapore di una Mezzanotte a Parigi



Ho bisogno di sentirti
e di scoprirci simili,
di voler viaggiare
attraverso le stesse epoche
ed insieme incontrare Monet.
 
Ho bisogno di sentirti
e di afferrare
la più piccola dissonanza
tra le gocce di pioggia,
che cadono torrenziali
e sui nostri piedi
fragorosamente risuonano
mentre passeggiamo
cercando di non cadere nelle pozzanghere,
di una Parigi degli anni ruggenti
e una Parigi della Bella Époque.
 
Ho bisogno di sentirti,
al diavolo la tecnologia!
Pretendo di averti, di percepire addosso
ogni tuo sospiro
ogni tua pausa,
voglio tornare indietro nel tempo
a quando i sentimenti li comunicavi
attraverso sguardi fuggitivi
e discorsi taciuti,
a quando la sincerità, la sensibilità
l’emotività e l’amore
erano cose delle quali nessuno
doveva vergognarsi.
 
Ho bisogno di sentirti
in questo passionale passato surreale
che immagino e spero sia il futuro
insoddisfatta dal presente
un po’ stucchevole
e terribilmente fuori moda.
 
Ho bisogno di sentirti
e di gustare il tuo sapore,
perché, come lo vorrei per Parigi,
desidero guardarti dentro
ed attraverso di lei conoscerti
per poter esprimere alfine
in semplici parole
tutto il mio sognare.

Foxtrot: manuale per l’uso



Non è stato tutto inutile.
 
La stanchezza
al risveglio dalle notti insonni,
le lacrime
che hanno bagnato il mio viso,
i crampi allo stomaco
venuti perché convinta
di sfamarmi pensandoti,
meditando sulle mie labbra
appoggiate sui tuoi occhi.
 
No, non è stato tutto inutile.
 
Non ho bisogno
di rinascere dalle mie ceneri,
non sono mai stata Fenice.
Per tutto questo tempo 
mi hai tenuta in vita,
seppur a modo tuo
nella tua ombra.
 
Non è stato tutto inutile.
 
Ricordi ancora il Jazz suite?
Da quando ho capito che
da sola posso brillare,
non piango più
con quel Foxtrot.
Ora, finalmente, 
rido.
 

Levante 2



Sarà che l’alba non
ispiri tanto quanto
il calar del sole,
perché sulla fine c’è
molto più da scrivere
che sul seducente principio.

Levante



Che io sia per te l’Aurora:
un nuovo inizio incurante
del cadenzante crepuscolo
che sembra apparire inevitabilmente
imminente.
 
Che tu sia per me l’antidoto
di un velenoso gioco di rime
che allontana il tramonto
perpetuo e vicino
come Zefiro soffia leggero
sul mare calmo di un primaverile
mattino.

Pour toi, mon plus grand secret:



Quando mi chiedevi
[in quella notte di pioggia battente]
a chi fossero dedicate
le mie poesie
quando ne hai letta una davanti a me:
sorridendo [incurante del nubifragio]
ho sentito un laccio emostatico
che mi stringeva il cuore,
stavo come annegando
[in quella furibonda burrasca d'acqua e ardore]
non potendoti confessare
il segreto più grande.
 
Elles sont pour toi.

Scrivi la frase più sincera che sai (Ernest Hemingway)



Facciamo un gioco:
vi chiederò di levarvi e distruggere
la maschera che indossate,
scommettiamo che ce ne sarà un’altra
ed un’altra ancora? Dovrete ripeterlo
fino a che non arriverete alla carne viva,
fino a che non ammattirete guardando
le vostre cinabre mani
intinte del caldo sangue.
Impazzirete, perderete il senno
cercando di capire il perché
di tutto questo dolore.
Agonizzanti, trascinandovi sulle ginocchia sbucciate
e disperati per aver demolito gli schermi,
vi domanderete come mai il mio volto
sia coperto di croste e cicatrici,
come mai io non senta niente.
Avrete il fegato di darmi della pazza, del baro
giacché neanche da morenti
riconoscerete il caro prezzo
dell’autenticità.
 
Ve lo chiedo nuovamente
volete ancora giocare?

V per Vagina



Al sesso rifiutato
agli uomini respinti,
catalizzatori della libido,
ai freni imposti
io brindo
appagata dal movimento
delle mie dita.
 
NON VOGLIO NESSUNO OLTRE TE.
 
Anche stasera la sambuca
[da più di un anno ormai]
pungola l’immaginazione.
Sarei impazzita
con la tua lingua
al posto 
della mia mano.

Scilla, non Cariddi



Continui ad inorridire
di fronte Scilla:
dodici piedi
sei lunghissimi colli
e sei bocche con
tre file di denti.
Non hai torto,
fa davvero spavento.
 
Se solo ti fermassi a
guardarla negli occhi
profondi, penetranti,
dal carattere intimidatorio,
schivo, autentico,
a tratti felini, furtivi,
scorgeresti una ragazza
spaventata, tradita.
 
Non dovresti aver
paura di quel mostro,
la vera bestia
[che l’ha resa così
è Circe.

Æquioctium – 17:15 – 20/03/2018



Era un giorno di Primavera
io indossavo la mia gonna a fiori
le All Star e la maglietta bianca,
era diverso quel giorno:
un nove di Aprile dive ci eravamo ripromessi
di andare in Piazza dei Miracoli
ed invece siamo rimasti sul “pogiölo”
in compagnia di una rosa
[che avevo scelto perché intonata alla mia gonna]
a perderci in uno strabiliante tramonto.
Oggi, a distanza di un anno, 
ho preso cinque minuti per me:
sono andata sul Ponte della Fortezza
ad innamorarmi dell’imbrunire
a strati del cielo sull’Arno.
Ho pensato a lungo a quando mi dicevi
di essere come Flora, ma dai capelli corvini,
ho pensato a quando mi dicevi
di essere arrivata nel periodo buio della tua vita
e di averti ripescato dal baratro
proprio come l’arrivo della mezza stagione
dopo l’inverno, proprio come la rinascita
di Flora dopo il rapimento di Cloris.
I lungarni finalmente si sono accesi
c’è chi dice che guardandoli si riesca
a ritrovare la pace, la serenità e la speranza.
Per un attimo anche io ho ceduto
a quest’illusione: ho aspettato invano
che i lampioni del Mediceo si illuminassero,
che incendiassero il crepuscolo.
Ma poi ho ripensato a quella rosa
a come sia appassita senza le cure 
delle quali aveva disperatamente bisogno.
Ho atteso ancora ed ancora di scorgere
la parte destra del fiume gremita di luce
realizzando sempre di più come
quella rosa fosse simile a me
e come non avrei mai ammirato i lumi
con cui tanto desideravo commuovermi.
Sono tornata a casa, arresa:
non credo di rimettere più quella gonna a fiori,
me l’ha detto oggi il lungarno
nel giorno 20-03-2018, primo punto d’Ariete
Equinozio di Primavera.

Bell’s spaceship paradox



La presunzione, non di arrogare
dai sistemi di riferimento inerziali
il non essere privilegiati,
loro lo sono da sé, è relatività;
semplicemente di esigere da me 
il dovere di riuscire a capire
come l’azione si svolge in maniera
differente in ognuno di essi. 
 
Come due astronavi
legate da una sottile stringa
su due iperboli diverse con asintoti paralleli
ci stiamo allontanando.
Dall’esterno non potranno mai osservare
che tu vai sempre più veloce 
ed io rimango indietro.
 
Ho imparato che tutto è relativo,
che non puoi vedere con gli occhi di un altro
è per questo che per il pubblico
saremo sempre alla stessa distanza
e quando il filo si spezzerà
loro si chiederanno perché,
ma non troveranno risposta.
 
 

Special Relativity



E se grido e non mi senti,
è perché io sono prima 
e tu sei dopo
l’Orizzonte degli Eventi.

Un po’ del tuo tempo



Sovente la sera mi piace pensare
che i miei versi alla fine
non siano boriose inutili rime,
ma delle storie da raccontare.
 
E seguendo questi passi con le dita,
ti prometto: non saranno parole al vento,
tu regalami un po’ del tuo tempo
io ti do in cambio la mia vita.

Omnia vincit amor et nos cedamus amori (Virgilio – Bucoliche X, 69)



Ci ho provato, lo giuro.
Ho cercato di non cadere in tentazione,
ho fatto tutto ciò che fosse in mio potere.
Ho interpellato una razionalità
che non sapevo di avere,
ho scomodato un cinismo
da far invidia alla corona inglese,
ho dato sfogo a tenebrose e taglienti parole
ho composto versi rabbiosi,
ma anche adulatori nei tuoi confronti,
quasi di gratitudine,
pensando mi aiutassero a dimenticare.
E cosa resta ora di tutti quei tentativi?
Solo infeconde intenzioni,
perduti propositi,
pleonastiche speranze
che da scriteriata, folle, pazza,
sciagurata, avventata oserei dire
ho per non pochi istanti
pensato di rispettare.
Mi hai tolto la felicità.
Mi hai tolto il sorriso.
Mi guardi e ridi beffardo
dal tuo piedistallo in Santa Croce
nella tua bella città che tanto corteggi e incensi,
burlandoti della mia nefasta scelta,
trasformando la mia vita in un dramma.
Come se si potesse scegliere di chi innamorarsi.
Sai qual è il bello?
Che se mi domandassero se, tornando indietro,
ne valesse, un’altra volta, la pena
risponderei: “Sì, io non mi arrendo,
poiché so che anche voi Fiorentini
siete in qualche modo avvezzi
e non scamperete alla più nobile delle cause
che indusse diversi uomini
a commettere atti illeciti,
non scamperete al diabolico e subdolo sentimento
che paralizza la ragione
e distrugge l’animo quanto le membra,
non scamperete alla più potente delle forze
che muove me e questo infinito spaziotempo.
No, voi non sfuggirete,
tu non sfuggirai mai più
all’Amore.



Molte volte frettolosamente
annoiati dalla mondanità e dalla compagnia di noi stessi
tentiamo di trovare qualcuno o qualcosa:
guardando per terra, girandoci attorno,
sotto i sassi e nelle biblioteche,
lungo i fiumi, in riva al mare,
nelle valli delle montagne,
in cima ad un vulcano, perdendo la testa,
chiedendoci disperatamente “ma dov’è?”
 
Fermiamoci
 
È davvero necessario cercare?
Cosa stiamo facendo?
Chi stiamo inseguendo?
 
Fermiamoci
 
Ognuno di noi è in cerca di se stesso.
e fino a quando non capiremo che
non si è nella gente ancora da incontrare
o in un luogo sperduto e dimenticato,
non potremmo mai trovare pace.
 
La risposta è in noi:
basta solo leggersi nel profondo
ed apprezzarsi un po’ di più.

Boccadoro



Contro la caducità della vita,
solo l’arte resta fuori
dal dominio del tempo e dello spazio.
Non abbiate paura di essere creativi,
la fantasia è nella nostra indole ed aspetta
il momento giusto per manifestarsi.
Essa sarà tutto ciò che rimarrà
e definirà nei secoli la nostra essenza.

Il colera ai tempi di Jane Austen era l’amore per l’eterna giovinezza



Come Anne Elliot dopo otto anni
sposò il capitano Friedrick Wentworth
e Florentino Ariza rimase in bilico
per altri cinquantuno, più nove mesi e quattro giorni
sognando Fermina Daza
 
io, se necessario, ti attenderò un secolo
quantunque questo significhi
una non vana speranza.
 
Fino ad allora la mia vita
sarà un’istantanea dei miei
vent’anni, anche quando essi
saranno moltiplicati per cinque.

Ehi tu!



Ehi tu!
Sì sì, dico proprio a te che stai leggendo.
Vieni qui, avvicinati, ascolta.
Sono proprio io! Come, non mi riconosci?
Ma sì dai! Mi ami lo so!
No no, credo mi odierai.
Penserai: “ma questo/a chi si crede di essere?
Dante? Leopardi? Baudelaire? O forse De André?
Cerca di fare poesia, poveretto/a.
Cerca di arrivare al cuore della gente
con due frasi in croce e qualche figura retorica.
Ma lui/lei sa, almeno, cos’è una sineddoche?”
 
Ebbene, non sono chi predichi, chi ammiri. 
Sono semplicemente uno/a come te
con le tue stesse paure, emozioni, sensazioni.
Mi nascondo dietro una sigla, è vero. 
Però parlo per me e per te. 
Come te vivo e per te scrivo futili parole
che servono da appiglio quando ci si sente soli
e non restano che i silenzi. 
Io sono come te. 
Sì sì, dico proprio a te che stai leggendo.
Vieni qui, avvicinati.
Ascolta quello che ho da dire.
Vedrai, in me, ritroverai te stesso. 

Beauty



Contempla la bellezza dell’immenso.
Venerala.
Se non potrai possederla,
fa’ trapelare la tua.
Ti ammireranno e ti identificheranno
con la magnificenza
della realtà circostante.

Grazie



Ti ringrazio
 
Ti ringrazio per non avermi amata
e per avermi fatto perdere la testa
pensando che ricambiassi.
 
Ti ringrazio per gli sguardi celati,
per le parole non dette
per i discorsi a metà.
 
Ti ringrazio per quelle volte che 
mi hai fatto sentire capovolta,
messa in discussione,
rifiutata, tradita e debole.
ti ringrazio perché, ora, 
so di non essere così.
 
Ti ringrazio soprattutto per le illusioni
senza le quali non avrei potuto scrivere,
non avrei potuto desiderare il meglio,
accontentandomi della mediocrità.
 
Ti ringrazio, ti ringrazio davvero,
perché chi vive di sogni
non invecchia mai.

Sestri Ponente



“Non c’è rosa, non c’è iris
che possa superare la tua bellezza.”
Sarebbe potuto appassire il giardino,
del nostro amore avevamo la certezza.
 
Erano questi, alla luce del meriggio,
i tuoi giuramenti solenni,
convinti che dal trascorrere del tempo
ne saremmo usciti indenni.
 
Ma affranta dalla fine 
e rimuginando sul domani
spero almeno di riaverti
con questo fiore tra le mani.

Buio



Dove sei amor mio?
Qui il mio letto è freddo,
fuori c’è un tremendo temporale.
Ti ricordi? Mi avvinghiavo a te
quando i fulmini
squarciavano il buio.
 
Ho paura. Aiutami, aiutami ti prego.
Concedimi solo queste ore.
Ti chiedo una notte,
questa, stai con me.
 
Ti sto implorando di restare, adesso
placa la mia follia,
è l’ultima volta lo prometto, poi..
Poi ti lascerò andare via.

 



Scriverei di te
e cercherei:
parole distinte
termini eleganti
espressioni artefatte
vocaboli raffinati
massime famose
verbi sofisticati.
Sicuramente userei
figure retoriche difficili e barocche,
rispetterei persino la metrica.
 
Ma che sciocca,
non importa di servirsi di orpelli
pretenziosi, ostentati,
forzati, leziosi.
I versi più semplici e
le emozioni più spontanee
saranno benvolute.
 
Perché sei tu
la più pura,
la più sincera,
la vera Poesia.

Viale delle Piagge



Mi piace camminare
e respirare l’aria salmastra
a ridosso del crepuscolo.
Tutto assume, per i sensi,
una diversa forma
un diverso colore
un diverso profumo.
È qui che vengo a
cercare la mia pace,
si mesce con l’Arno
che scorre lento,
lui non ha fretta,
e con il mio insensato
pensiero di aver trovato
la tanto desiderata libertà.
Chi l’avrebbe mai detto:
scrivo ancora di te
che caparbio mi costringi
a vagare per il Viale delle Piagge
dandomi la sensazione
di essermi finalmente
slegata dalle tue catene.
Non mi avevi avvisata, però,
che non avresti aperto
la gabbia, dove ti diverti
a tenermi prigioniera.

Waltz 2



Senti la Magica Overture?
Presto, prendiamo posto!
La luce è soffusa,i musicisti cantano
le passioni che anche ora
ci hanno colti di sorpresa.
Le poltrone dorate son comode,
cullata da un adagio in Sol minore
scrivo una sinfonia. Ti ha mai ispirato Mozart?
 
L’andante lascia il posto al Jazz Suite,
a due sedute da me fissi il palcoscenico.
Anche a te emoziona il Valzer?
Non è durato il tempo necessario:
siamo io su un Foxtrot
e tu sulla Polka di prima.
 
La Marcia mi asciuga le lacrime
tra una Danza e l’altra tu conduci,
sul gran finale, quella del delirio.
Un allegro un po’ troppo incalzante
per il mio adagio.
 
Prima o poi troveremo un direttore
che farà suonare l’Orchestra solo per noi
e magari piangerò, finalmente di gioia,
per aver ballato con te sulle note
del nostro Valzer n° 2.

Trasparenze



È guardandoti che mi accorgo
quanto coraggio mi sia mancato.
L’eterno ritorno del desiderio
di ritrovarsi, ancora una volta,
l’una di fronte all’altro
a stimolare i pensieri, ancora una volta
a disquisire di noi.
È guardandoti che mi accorgo
quanto coraggio ti sia mancato.
Ore intere a cercare di
leggermi tra le righe:
ti avrei risposto, lo giuro.
Ti avrei detto: “non temere
anche io provo lo stesso.”
È guardandoti che mi accorgo
quanto coraggio ci sia mancato.
Forse non avevi tutti i torti a non chiedere,
non avrei osato, neppure io.
Mi mancava il coraggio
Ti mancava il coraggio
Ci mancava il coraggio.
Ma adesso più che mai
mi rendo conto che: quella notte,
illuminati da una abat-jour,
saremmo andati avanti per giorni
a raccontarci delle nostre vite.
Li vedevo, li leggevo nei tuoi occhi
i quesiti che avresti voluto pormi,
i segreti che avresti voluto svelare;
perché mai come allora
ci sentivamo il sicuro
l’uno nelle storie dell’altra, 
perché forse oggi, come allora, 
di guardarci, il coraggio, 
ci manca anc(h’)ora. 

Se solo gli Alisei…



Potevi dirmelo che
per far rinascere la Primavera
nei nostri cuori,
serviva una notte
di inarrestabile pioggia.
Avrei costretto Eolo
a far soffiare
gli Alisei sulle nuvole
ed allora obbligato Zeus
a servirsi della Folgore.
E dopo aver fatto piovere
fino a quando
l’Inverno dentro di noi
non si sarebbe sciolto,
ti avrei trovato lì
con gli occhi strapieni
di dolcezza ed un sorriso
sempre pronto a farmi
esplodere il petto.
Ma tu non ci sei.
Perché in Primavera
non rinascono che i fiori.
E a volte
neanche quelli.



Dovremmo guardare più tramonti
ci somigliano parecchio.

Non siamo che un giorno
oramai giunto al termine.

Dove ci ha portati l’orgoglio?

Clòto, Làchesi ed Àtropo



Tessere tele su finti desideri
è l’errore più grande
che ancora ci lega.
 
Non contenti ancora ci scrutiamo e
ricadiamo nello stesso tranello.
Più tu mi vuoi
più io ti voglio.
 
La prossima volta
lasciamo i fili alle Moire,
del nostro destino non voglio saperne.
 
 

L’ultima figlia della notte



Sopraggiunge la sera. 
Risuonano nel cielo
dolci melodie. 
Ad i canti e le danze 
accompagnati da lira e aulos
Elios si unisce. 
Il sole è quasi scomparso, 
nel giardino tutto tace, 
i cavalli del carro del Giorno
pascolano, le Esperidi 
accanto a Ladone ed 
ai loro pomi d’oro 
giacciono. 
Nelle periferie dell’estremo Ovest
solo una ragazza è sveglia, 
avvolta in un alone di magico mistero. 
Non è Egle, né Aretusa, 
non Esperia, né Espertusa. 
Il suo viso,
celato da castani boccoli, 
è intento a fissare il cielo. 
Non appena lo sfiora con un dito
esso si colora d’indaco, 
carminio, pesca e dorato. 
Ella dipinge il crepuscolo. 
Ella dona luminosità al cielo. 
Ecco svelato il mistero
di cotanta beltà 
di codesto urano. 
Lei, così nobile d’animo, 
cede l’ultima speranza 
al giorno morente. 
È la ninfa del tramonto, 
che dedica la sua vita 
al mondo, alla quale 
è dedicata questa umile
poesia.