A.102

 

Un po’ del tuo tempo



Sovente la sera mi piace pensare
che i miei versi alla fine
non siano boriose inutili rime,
ma delle storie da raccontare.
 
E seguendo questi passi con le dita,
ti prometto: non saranno parole al vento,
tu regalami un po’ del tuo tempo
io ti do in cambio la mia vita.

Omnia vincit amor et nos cedamus amori (Virgilio – Bucoliche X, 69)



Ci ho provato, lo giuro.
Ho cercato di non cadere in tentazione,
ho fatto tutto ciò che fosse in mio potere.
Ho interpellato una razionalità
che non sapevo di avere,
ho scomodato un cinismo
da far invidia alla corona inglese,
ho dato sfogo a tenebrose e taglienti parole
ho composto versi rabbiosi,
ma anche adulatori nei tuoi confronti,
quasi di gratitudine,
pensando mi aiutassero a dimenticare.
E cosa resta ora di tutti quei tentativi?
Solo infeconde intenzioni,
perduti propositi,
pleonastiche speranze
che da scriteriata, folle, pazza,
sciagurata, avventata oserei dire
ho per non pochi istanti
pensato di rispettare.
Mi hai tolto la felicità.
Mi hai tolto il sorriso.
Mi guardi e ridi beffardo
dal tuo piedistallo in Santa Croce
nella tua bella città che tanto corteggi e incensi,
burlandoti della mia nefasta scelta,
trasformando la mia vita in un dramma.
Come se si potesse scegliere di chi innamorarsi.
Sai qual è il bello?
Che se mi domandassero se, tornando indietro,
ne valesse, un’altra volta, la pena
risponderei: “Sì, io non mi arrendo,
poiché so che anche voi Fiorentini
siete in qualche modo avvezzi
e non scamperete alla più nobile delle cause
che indusse diversi uomini
a commettere atti illeciti,
non scamperete al diabolico e subdolo sentimento
che paralizza la ragione
e distrugge l’animo quanto le membra,
non scamperete alla più potente delle forze
che muove me e questo infinito spaziotempo.
No, voi non sfuggirete,
tu non sfuggirai mai più
all’Amore.



Molte volte frettolosamente
annoiati dalla mondanità e dalla compagnia di noi stessi
tentiamo di trovare qualcuno o qualcosa:
guardando per terra, girandoci attorno,
sotto i sassi e nelle biblioteche,
lungo i fiumi, in riva al mare,
nelle valli delle montagne,
in cima ad un vulcano, perdendo la testa,
chiedendoci disperatamente “ma dov’è?”
 
Fermiamoci
 
È davvero necessario cercare?
Cosa stiamo facendo?
Chi stiamo inseguendo?
 
Fermiamoci
 
Ognuno di noi è in cerca di se stesso.
e fino a quando non capiremo che
non si è nella gente ancora da incontrare
o in un luogo sperduto e dimenticato,
non potremmo mai trovare pace.
 
La risposta è in noi:
basta solo leggersi nel profondo
ed apprezzarsi un po’ di più.

Boccadoro



Contro la caducità della vita,
solo l’arte resta fuori
dal dominio del tempo e dello spazio.
Non abbiate paura di essere creativi,
la fantasia è nella nostra indole ed aspetta
il momento giusto per manifestarsi.
Essa sarà tutto ciò che rimarrà
e definirà nei secoli la nostra essenza.

Il colera ai tempi di Jane Austen era l’amore per l’eterna giovinezza



Come Anne Elliot dopo otto anni
sposò il capitano Friedrick Wentworth
e Florentino Ariza rimase in bilico
per altri cinquantuno, più nove mesi e quattro giorni
sognando Fermina Daza
 
io, se necessario, ti attenderò un secolo
quantunque questo significhi
una non vana speranza.
 
Fino ad allora la mia vita
sarà un’istantanea dei miei
vent’anni, anche quando essi
saranno moltiplicati per cinque.

Ehi tu!



Ehi tu!
Sì sì, dico proprio a te che stai leggendo.
Vieni qui, avvicinati, ascolta.
Sono proprio io! Come, non mi riconosci?
Ma sì dai! Mi ami lo so!
No no, credo mi odierai.
Penserai: “ma questo/a chi si crede di essere?
Dante? Leopardi? Baudelaire? O forse De André?
Cerca di fare poesia, poveretto/a.
Cerca di arrivare al cuore della gente
con due frasi in croce e qualche figura retorica.
Ma lui/lei sa, almeno, cos’è una sineddoche?”
 
Ebbene, non sono chi predichi, chi ammiri. 
Sono semplicemente uno/a come te
con le tue stesse paure, emozioni, sensazioni.
Mi nascondo dietro una sigla, è vero. 
Però parlo per me e per te. 
Come te vivo e per te scrivo futili parole
che servono da appiglio quando ci si sente soli
e non restano che i silenzi. 
Io sono come te. 
Sì sì, dico proprio a te che stai leggendo.
Vieni qui, avvicinati.
Ascolta quello che ho da dire.
Vedrai, in me, ritroverai te stesso. 

Beauty



Contempla la bellezza dell’immenso.
Venerala.
Se non potrai possederla,
fa’ trapelare la tua.
Ti ammireranno e ti identificheranno
con la magnificenza
della realtà circostante.

Grazie



Ti ringrazio
 
Ti ringrazio per non avermi amata
e per avermi fatto perdere la testa
pensando che ricambiassi.
 
Ti ringrazio per gli sguardi celati,
per le parole non dette
per i discorsi a metà.
 
Ti ringrazio per quelle volte che 
mi hai fatto sentire capovolta,
messa in discussione,
rifiutata, tradita e debole.
ti ringrazio perché, ora, 
so di non essere così.
 
Ti ringrazio soprattutto per le illusioni
senza le quali non avrei potuto scrivere,
non avrei potuto desiderare il meglio,
accontentandomi della mediocrità.
 
Ti ringrazio, ti ringrazio davvero,
perché chi vive di sogni
non invecchia mai.

Sestri Ponente



“Non c’è rosa, non c’è iris
che possa superare la tua bellezza.”
Sarebbe potuto appassire il giardino,
del nostro amore avevamo la certezza.
 
Erano questi, alla luce del meriggio,
i tuoi giuramenti solenni,
convinti che dal trascorrere del tempo
ne saremmo usciti indenni.
 
Ma affranta dalla fine 
e rimuginando sul domani
spero almeno di riaverti
con questo fiore tra le mani.

Buio



Dove sei amor mio?
Qui il mio letto è freddo,
fuori c’è un tremendo temporale.
Ti ricordi? Mi avvinghiavo a te
quando i fulmini
squarciavano il buio.
 
Ho paura. Aiutami, aiutami ti prego.
Concedimi solo queste ore.
Ti chiedo una notte,
questa, stai con me.
 
Ti sto implorando di restare, adesso
placa la mia follia,
è l’ultima volta lo prometto, poi..
Poi ti lascerò andare via.

 



Scriverei di te
e cercherei:
parole distinte
termini eleganti
espressioni artefatte
vocaboli raffinati
massime famose
verbi sofisticati.
Sicuramente userei
figure retoriche difficili e barocche,
rispetterei persino la metrica.
 
Ma che sciocca,
non importa di servirsi di orpelli
pretenziosi, ostentati,
forzati, leziosi.
I versi più semplici e
le emozioni più spontanee
saranno benvolute.
 
Perché sei tu
la più pura,
la più sincera,
la vera Poesia.

Viale delle Piagge



Mi piace camminare
e respirare l’aria salmastra
a ridosso del crepuscolo.
Tutto assume, per i sensi,
una diversa forma
un diverso colore
un diverso profumo.
È qui che vengo a
cercare la mia pace,
si mesce con l’Arno
che scorre lento,
lui non ha fretta,
e con il mio insensato
pensiero di aver trovato
la tanto desiderata libertà.
Chi l’avrebbe mai detto:
scrivo ancora di te
che caparbio mi costringi
a vagare per il Viale delle Piagge
dandomi la sensazione
di essermi finalmente
slegata dalle tue catene.
Non mi avevi avvisata, però,
che non avresti aperto
la gabbia, dove ti diverti
a tenermi prigioniera.

Waltz 2



Senti la Magica Overture?
Presto, prendiamo posto!
La luce è soffusa,i musicisti cantano
le passioni che anche ora
ci hanno colti di sorpresa.
Le poltrone dorate son comode,
cullata da un adagio in Sol minore
scrivo una sinfonia. Ti ha mai ispirato Mozart?
 
L’andante lascia il posto al Jazz Suite,
a due sedute da me fissi il palcoscenico.
Anche a te emoziona il Valzer?
Non è durato il tempo necessario:
siamo io su un Foxtrot
e tu sulla Polka di prima.
 
La Marcia mi asciuga le lacrime
tra una Danza e l’altra tu conduci,
sul gran finale, quella del delirio.
Un allegro un po’ troppo incalzante
per il mio adagio.
 
Prima o poi troveremo un direttore
che farà suonare l’Orchestra solo per noi
e magari piangerò, finalmente di gioia,
per aver ballato con te sulle note
del nostro Valzer n° 2.

Trasparenze



È guardandoti che mi accorgo
quanto coraggio mi sia mancato.
L’eterno ritorno del desiderio
di ritrovarsi, ancora una volta,
l’una di fronte all’altro
a stimolare i pensieri, ancora una volta
a disquisire di noi.
È guardandoti che mi accorgo
quanto coraggio ti sia mancato.
Ore intere a cercare di
leggermi tra le righe:
ti avrei risposto, lo giuro.
Ti avrei detto: “non temere
anche io provo lo stesso.”
È guardandoti che mi accorgo
quanto coraggio ci sia mancato.
Forse non avevi tutti i torti a non chiedere,
non avrei osato, neppure io.
Mi mancava il coraggio
Ti mancava il coraggio
Ci mancava il coraggio.
Ma adesso più che mai
mi rendo conto che: quella notte,
illuminati da una abat-jour,
saremmo andati avanti per giorni
a raccontarci delle nostre vite.
Li vedevo, li leggevo nei tuoi occhi
i quesiti che avresti voluto pormi,
i segreti che avresti voluto svelare;
perché mai come allora
ci sentivamo il sicuro
l’uno nelle storie dell’altra, 
perché forse oggi, come allora, 
di guardarci, il coraggio, 
ci manca anc(h’)ora. 

Se solo gli Alisei…



Potevi dirmelo che
per far rinascere la Primavera
nei nostri cuori,
serviva una notte
di inarrestabile pioggia.
Avrei costretto Eolo
a far soffiare
gli Alisei sulle nuvole
ed allora obbligato Zeus
a servirsi della Folgore.
E dopo aver fatto piovere
fino a quando
l’Inverno dentro di noi
non si sarebbe sciolto,
ti avrei trovato lì
con gli occhi strapieni
di dolcezza ed un sorriso
sempre pronto a farmi
esplodere il petto.
Ma tu non ci sei.
Perché in Primavera
non rinascono che i fiori.
E a volte
neanche quelli.



Dovremmo guardare più tramonti
ci somigliano parecchio.

Non siamo che un giorno
oramai giunto al termine.

Dove ci ha portati l’orgoglio?

Clòto, Làchesi ed Àtropo



Tessere tele su finti desideri
è l’errore più grande
che ancora ci lega.
 
Non contenti ancora ci scrutiamo e
ricadiamo nello stesso tranello.
Più tu mi vuoi
più io ti voglio.
 
La prossima volta
lasciamo i fili alle Moire,
del nostro destino non voglio saperne.
 
 

L’ultima figlia della notte



Sopraggiunge la sera. 
Risuonano nel cielo
dolci melodie. 
Ad i canti e le danze 
accompagnati da lira e aulos
Elios si unisce. 
Il sole è quasi scomparso, 
nel giardino tutto tace, 
i cavalli del carro del Giorno
pascolano, le Esperidi 
accanto a Ladone ed 
ai loro pomi d’oro 
giacciono. 
Nelle periferie dell’estremo Ovest
solo una ragazza è sveglia, 
avvolta in un alone di magico mistero. 
Non è Egle, né Aretusa, 
non Esperia, né Espertusa. 
Il suo viso,
celato da castani boccoli, 
è intento a fissare il cielo. 
Non appena lo sfiora con un dito
esso si colora d’indaco, 
carminio, pesca e dorato. 
Ella dipinge il crepuscolo. 
Ella dona luminosità al cielo. 
Ecco svelato il mistero
di cotanta beltà 
di codesto urano. 
Lei, così nobile d’animo, 
cede l’ultima speranza 
al giorno morente. 
È la ninfa del tramonto, 
che dedica la sua vita 
al mondo, alla quale 
è dedicata questa umile
poesia. 

Le memore di una vita



Verrò
sul tuo sepolcro non
per piangere, non
per disperare de
la tua assenza, ma
per ridere
come tu mi hai 
insegnato e
per gioire de
la tua presenza
nei miei ricordi passati.
Perché di memorie 
si vive e di memore
si muore:
così,
dolcemente.

Il Don Juan che non ti aspetti…



Che bizzarro l’uomo:
abituato dalla nascita ad essere
un inguaribile sciupafemmine. 
Sopravvive inerme all’amore, 
attendendo l’ennesima vittima. 
In vita sua non fu mai coperto 
dall’onta d’esser innamorato 
… ma questa volta… 
Nel roseo ciel si perse. 
Contemplando stupito
l’improvviso cambiamento;
interrogandosi continuamente 
sulla tempesta violenta 
che inspiegabilmente trasformò 
il suo inetto vivere 
in un lento soccombere. 
È la morte del Don Giovanni,
logoro di follia
per aver ammirato tante donne,
ma per non esser riuscito 
ad amarne alcuna.
E nell’istante in cui
Cupido lo colpì al petto,
si fermò attonito 
a guardare il vespro
dall’opaca finestra e, come folgorato,
scattò una dozzinale fotografia:
ritratto della sua vana
bellezza, ormai in declino, e 
di un amor proibito che
mai vivrà. 
 

Il silenzio del N° 12



IL SILENZIO DEL N° 12

Chissà per quale oscuro motivo
per dire che non si ha
voglia di scrivere,
che non si hanno idee,
sia necessario proprio
ciò che la nostra mente 
in questi momenti rifiuta.
La scrittura è 
la droga degli esuli.

La pietra di Narciso



Su una pietra in mezzo al fiume
non domandare perché
tutto scorre.
Da una pietra in mezzo al fiume
ammira il fatuo
andare dell’acqua.
Da una pietra in mezzo al fiume
puoi scorgere l’istinto
impavido del paesaggio,
a discapito del suo tacere
scavando tra i meandri
di questa perfetta quiete.
Da una pietra in mezzo al fiume
il tuo riflesso non sembra più
così nitido mio caro Narciso.
La tua Eco grida ed
il riverbero del suo strepito
eccheggia sonoro nella 
verde e grigia radura.
Su una pietra in mezzo al fiume
pare tutto colmo di vita,
le rocce, gli alberi, la terra..
è Primavera, tutto si desta
e tu, greco cacciatore, rifiutasti
la più preziosa delle Oreadi
facendola morire di stenti
nella ricca stagione.
neanche i sensi di colpa 
ti salveranno, perirai
nel modo più atroce:
patendo le pene d’amore.
Ma una speranza c’è:
da una pietra in mezzo al fiume
non domandare perché 
tutto scorre e perché
alla tua bellezza non 
è resa giustizia, ma chiedi
dove sarà la cascata più vicina
e tuffatici dentro, oh Narciso!
A valle rifiorirai ed
in compagnia di Eco
svestirai il tuo ego
e lo ricoprirai di amore.

Ode al miracolo della Piazza



Bella
da spezzare il fiato.
Maestosa
da restare attoniti.
Ode a te Campo dei Miracoli
che imponente ti ergi
a ridosso del variopinto borgo.
Ode a te Battistero
ed alle tue guglie
concepite per stupire.
Ode a te Campo Santo
che nell’assoluta quiete
i Grandi riposano
circondati da mura insormontabili.
Ode a te Cattedrale
che degli artigli del diavolo
ne porti martire i segni.
Ode a te Campanile Pendente
che dalla rena inclinato 
stenti a star ritto sul basamento,
ma non osi cadere giù,
quasi per non sfigurare
dinnanzi la città intera.
Ode a te piazza eterna
che mai sfiorisci, né sparisci
sotto il corso del fiume
impetuoso dei turisti occasionali.
Ed ogni volta
in tutta la tua
Immensa Importanza
nonché Grandezza
che i tuoi marmi comunicano,
ritrovarsi di fronte a te
è sempre
straordinariamente
come la prima.

Ai confini dell’ispirazione



In questa landa sconfinata,
dove il mare s’incontra col grigio cielo,
la terra si affaccia sull’oceano
dipingendo meravigliose scogliere.
Non vedi la magia di ciò?
Non vedi l’infinita  bellezza
che questo luogo traspira?
Riesci  a sentirla?
Ti senti percorso da un’incostante brezza
che lieve ti scosta l’anima?
Io sì.
E mi lascio cullare.
Permetto che mi scompigli i capelli
che mi faccia sentir freddo
che mi sconvolga.
Sospesa dalla corrente
di un mite vento
a metà tra immaginazione e realtà
mi son fatta natura. Adesso:
sono le onde del pelago
i fili della verde erba
i granelli della rena rossa
che lenta viene erosa
dall’acqua salata.
Ormai sono parte
di quest’incredibile paesaggio.
-è un sogno?-
Ti chiederai.
-No.- Ti risponderò.
Esso ha un nome
ed è:
lo spazio dei sognatori
il ritrovo dei poeti,
il punto di perfezione massima,
l’Irlanda.

Il mestiere di vivere



Scrivi mia cara:
scrivi.
E vedrai che la solitudine
sarà, solo, un dolce 
abbraccio
nel quale ti sentirai
cullata e accarezzata
da splendidi e irripetibili
ricordi.
Non ti abbattere se
all’inizio sarà 
un insuccesso.
Imparerai scrivendo
il mestiere di vivere.

Let It…(?)



E tu
 
Così simile a me:
 
Manifestati!
Lascia che le tue parole 
sboccino come gemme 
nella stagion lieta.
Non restare chiuso
nel tuo bozzolo,
permetti alla metamorfosi
di commettere il suo corso,
o morirai soffocato da
inutili paure ed il tuo essere
tramonterà col sole.
Non fare come me.
Mi sono spenta più volte
indugiando sul da farsi
atterrita dall’avvenire.
Buttati
Azzarda
Osa
Ama!

La spontaneità di essere noi stessi



è arduo pensare,
è difficile scrivere
lo è ancor di più spiegare.
Qual è la ragione di ciò?
-La spontaneità-
e cos’è la Poesia, se non
l’arte di essere
noi stessi?
è verseggiare: liberamente,
senza costrizioni,
abbandonati al flusso
dei soli pensieri.
è espressione di tristezza
della sera:
svanita,
ormai la mattina;
come le parole 
non scritte  
mai.

Tra Eros e follia



Seguimi,
ti porterò all’equatore 
a mezzanotte:
faremo l’amore sotto le stelle
fino a che non avremo 
le forze di reggerci in piedi.
Così non potrai dire,
ansimando sulle mie labbra,
assaporando la tua pelle,
graffiandomi la schiena,
stringendoti a me;
di non averti dichiarato il mio amore 
davanti l’Universo intero,
giurandolo sul firmamento:
testimone d’una delle tante notti
piene di follia,
colme di noi.

Il Dolore



Essere ascoltati, pretenderlo:
è trovare una ragione
a ciò che accade,
più del motivo vero per cui
le cose succedono?
Viviamo per raccontare?
O forse per sfogarci?
Per essere compatiti,
esorcizzando i nostri mali?
Il rimedio del dolore è:
Indescrivibile,
come la voglia che t’assale.
-Quando?-
-Perché?-
Il disio di riempire pagine
con parole sconnesse,
buttate lì.. come se l’ore
fossero vuote
e le frasi
l’unica arma di fronte
la tempesta senza fine
del fuggir via del tempo.
Ahi vita, amara mi chiedo:
se solo il verbo non
servisse per dimenticare,
avremmo trovato
il senso dell’esistenza
e un risposta al quesito mio:
“perché ostinarsi a riempire
fogli vacanti?”
-Perché?-
“Loro sono l’unica cosa che
resta su questa
trite terra
in grado di ascoltare.
L’inchiostro ha in sé tutto,
e la carta
sa assorbire anche
il più remoto pensiero
il più puro sentimento
nascosto in fondo al tartaro
della nostra anima.
Sì, la risposta è:
Amare.
Io amo chi mi ascolta,
amo lo sporco bianco
del taccuino su cui scrivo
e la nera penna
che sanno udire, in quiete,
i miei silenzi gridati.” 

Qui, ora.



Prima
dopo
durante.
Un inizio
una fine
___ la morte
la vita,
una partenza
___ l’ultima.
Il silenzio accompagnerà il tuo dolore.
La solitudine sarà
il tuo punto di arrivo.
Non darti per vinto,
non arrenderti!
La tua vita comincia:
QUI,
ORA.