A.103

 



Vagando nel mondo
delle finzioni
mi vesto festosa
del riso che incanta,
leggero piacere
di un fugace ristoro.

Ma accade d’impulso,
imperiosa tendenza,
che ascolti l’abisso
che grida nel cuore
quel canto avvenente,
seducente splendore.

La sola distanza
tra il respiro dolente
e l’eterno calore
è la tenace violenza
del pianto fraterno
che si lega ai miei intenti
e li fa franare.

Traumi



Volano parole
dalle labbra,
velenose.

Disgregate si risvegliano
le anime svilite,
frastornate da stridenti
dissonanti melodie.

Si diffondono lamenti
di fantasmi
esiliati.

E s’innalzano sentenze,
invalicabili
confini.

Il guardiano delle emozioni



Nelle reti della mente
c’è chi conduce il suo controllo.

Fermo attira i turbamenti
dell’universo in confusione
cumulando imponente
l’energico furore,
e nell’impeto del mondo
si scompone il suo malore
per una severa elettrizzante
nobile propagazione.

Ma nello squarcio del tumulto
s’intravede una struttura.

La scatola



Mostrami
dov’è celata
della tua essenza
la sostanza,
confusa
entro forme
quadrate
di resistenza.

Rivelami
della coscienza
la tua schiva vastità,
che contiene la follia
negli angoli
trasognati
del tuo volto
di tristezza.

Ricordi il segreto
che discreta
tu nascondi
tradendo un singulto
tra sorrisi
spigolosi
del tuo sguardo
impertinente?

Perdono



Udite il suono
del vostro pensiero,
un pensiero oscillante,
abbagliante, sfuggente.
Stringete la voce
traballante del cuore,
un cuore ammaliato,
sgualcito, stancato.
Deliziate la vista
privata d’amore,
un amore languente,
sfuggente, carente.

Poi bagnatevi paghi
al perpetuo torrente,
un torrente rovente,
sedotto, prudente.
E scuotete le colpe
di trasognati voleri,
voleri illusi,
evaporati, confusi.
Riconciliate la voce
delle umane cadute
regalando la pace
a istanze perdute.

Virgole



Lasciando
gli eventi
in sospeso
si cresce.

Disincanto



Ombreggiano singulti
nelle iridi scoppiettanti.

Bruciano sulle labbra
gli evaporati sorrisi.

Asservimento



Fatale menzogna
l’arrogante pretesa
di specchiarsi perfetti
in un ammaliante frammento
d’oscurità.

Aspre parole di riflessione



È ben ch’ignota qui rimanga
la man ch’afflitta sì brusca scrive
perché suole l’uomo non distinguer
un gesto amico dal denigrante
e sempre aizza a lapidare
chi veemente invita a ragionare.

Lo dico dunque su questi fogli
che poesia non solo son parole,
parole scritte per vana lode,
parole atte a bisbocciare.

Poetar s’esprime con l’umiltà
di un cuore incline ad afferrar
che v’è del bene a criticare
l’altrui pensiero che si concede
con occhio acuto, onesto o duro.

Rammenta or con cuore aperto,
tu che frasi serie ami ostentare,
che se di serio hai tu la mente
ameresti più la conoscenza
del mero vuoto dell’apparenza.

Resistenza



Mi siedo a valle
d’innumerevoli danni
sotto l’acuto sussurro
del vento del male
che intreccia spavaldo
i miei capelli di spore
e lambisce i ricordi
d’incessanti lamenti
per unirsi al crepitìo
della mia anima mesta.

Ma il canto maestoso
dei miei sogni ribelli
come puro ruscello
di eteree sponde
sgorga ridente
da radiose sorgenti
e fluente dissolve
gli occhi miei assenti
ammantati di ombra.

Evasione



Sognando la vita,
calpesto la sabbia
che impalpabile sfiora
la schiuma frizzante
delle onde alla sera.

Sognando la vita,
rincorro le stelle
che vibran solenni
all’orizzonte confuso
dietro il profilo dei colli.

Sognando la vita,
sorrido a compagni
che mi ubriacano i sensi
intrecciando sentieri
logoranti d’abbagli.

Sognando la vita,
rivivo momenti
di vissuti incoscienti
disarmati e devoti
al cospetto del Tempo:

Scrutatore invadente
che divora le forze
di un’esistenza fluttuante
nel limbo mentale
del mio mondo ideale.

Guida



Sommersi di paure
brulicanti di figure,
un volto nella mente
è un faro tra la gente.

Aculei



Oh Anita,
pungente, piccola Anita,
dietro l’ombra del velo
d’intelletto e di zelo,
percorri la via
sospettosa e restia.

Affronti l’essenza
brandendo princìpi
di concetti assoluti,
fendendo reti vitali
con spinosi pensieri:
pensieri delusi
cresciuti confusi,
che gridano al vento
del risentimento
ritagli di vita
di un’infanzia smarrita.

E ti aggrappi a racconti
di storie straniere,
distorti modelli
di nidi perfetti,
serrati nel volto
di un piccolo mondo:
un mondo sicuro
in un guscio immaturo,
che furente protegge
quel che ignaro non cresce.

Ma gli eventi che vivi
nelle pagine tue
son mentali disegni
di false realtà.
Volgi i tuoi occhi
alla luce del mondo,
e assapora la vita
di una chimera svanita.

Panico



E venne l’abisso
che furente rubò
della speranza la luce
che il senno lasciò.

Macchie



Una mente macchiata
di ricordi sfocati,
d’illusioni sopite,
violenta ghermisce
una vita carente
sotto aloni di lune,
sotto sguardi celati
di tenerezze sbiadite.

E ingenua si perde
tra frastagliati contorni
di presenze fugaci…
tra chiazze di lumi,
di sonni, di fiati.

Identità



China sbuffando
tra tulle e scarpette,
la bambina vestiva
uno sguardo sofferto
di servile fatina
che s’incrina arridendo
ai fieri parenti.

Vestiva sommessa
nella sua cameretta
un rosato corpetto
di volteggi soavi.

Di volteggianti declini
di un’essenza ribelle
che galoppare voleva
tra liberi abbozzi
di colei che cresceva.

La bambina doveva.

Doveva danzare,
ma in cuor suo sapeva
che vezzosa errava
entro note incantate
di certezze rapite.

Strazio



Com’è bella la morte
se guardata con gli occhi
di chi è assetato d’amore.

Società



Precipitando si placa
un’esistenza in sospeso:
una mente vivace
in un mondo appassito.

Precipitando si placa,
in un letto di sangue,
il caldo respiro
di colui che remava
contro il torbido flusso
che trascina le genti
verso una foce di stenti.

Precipitando si placa
la repressa avventura
della folla perbene:
di astanti giudizi
che per miseri grani
di mormorii starnazzan,
percorrendo obbedienti
la via da seguire,
e si foraggian d’eventi
che sdegnati rifuggon,
curiosando negli occhi
che più non rispondon.

Carenze



Vorrei io ben viver la vita:
di scrosciate sonore di risa,
d’avvolgenti abbracci di gioia,
d’ilari gesti di spontanea follia.
Vorrei io rubare il tuo affanno
per farne cenere da spargere al vento,
vorrei far risplendere la luce nell’ombra
al mio passare in mezzo alla folla,
e con grotteschi giri d’idee
la gloria della vita con fiducia cantarti
lodando il valore di questi tuoi passi.

Invece son flemma e nebbiosa d’intenti,
ostinando a celare il nero terrore
che della vita non sento il calore.
E sempre d’invidia mi nutro
per un’identità che non ho conosciuto,
cercando nel vasto mio mare
un respiro di sana illusione
che m’infonda l’entusiasmo dei vivi
e mi renda ristoro dei tanti
che d’aver gli occhi spenti son stanchi.

E per questo mancato possesso,
lo ammetto,
con occhi di sognante trasporto
avvolgo color che m’appagan la mente:
caratteri che ho sempre anelato
si ergon modelli nel regno mio inconscio,
pulsando come globuli caldi
nelle mie vene ricolme di pianti.

Sonno



S’un manto di labili
purpurei papaveri,
candida ninfa,
ti concedi all’Oblio
ch’eternamente ricorda.

E allo sbocciare del sonno,
schiudendosi petali
di labbra ignare,
il Regno dei Sogni
ti coglierà con languore.

Allor, florida preda
di fantasmi mentali,
germogli novella
e rinneghi la vita
delle veglie terrene.

E nell’ipnotico limbo
di evanescenti realtà,
fioriscon gli spiriti
d’infiniti vissuti
in un breve assaggio
d’eternità.

Vigilanza



Vana la vita
se vissuta vegliando
sulla valenza
di vagliate vedute.

Opacità



È negli abissi della parvenza
che sordo echeggia
il funesto grido del dolore.

Caducità



Sotto i raggi lunari
d’un inverno ormai mite,
la brezza leggera
punzecchia un capello,
che ondeggiando ribelle
in argentei bagliori
l’arruffata tua chioma
ormai stanco abbandona.

E vorticando nel vuoto,
scintillante d’addio,
scompiglia il mio sguardo
dal torpore distolto
che or segue la danza
dell’oscillante caduta
e cattura l’istante
del prima e del dopo,
sotto il latteo riflesso
del lene soffio del tempo.

Risveglio



L’occhio che la Tenebra scruta
è lo sguardo della mente
che la Scintilla cela.

Nostalgia



Il sottile ricordo
d’una voce leggera,
come labile brina
che le forme confonde,
fugace si spande
nel mio fragile cuore,
per serbare di esso
un sottile rimpianto.

Ideali



Oh austera creatura
di furore velata,
domina il tempo
nel logorio del tuo agire:
smascherando confini,
mitigando discordie,
partecipando ai dolori
che la Terra germoglia.

Domina il tempo
che t’ha consacrato Minerva
d’universali tormenti,
per udire la voce
dell’ira tua sorda,
assordando il lamento
del tuo remoto bagliore
che battagliero ancor narra
d’una essenza straziata.

Scosta la coltre
ch’adombra la mente
dei tuoi fulgidi occhi,
e rimira la bruma
ch’offusca il sentiero
che fiera percorri,
lasciando che greve
sul tuo corpo si posi,
sibilandoti i mostri
del rimosso tuo pianto
che pesa i tuoi passi
di carezzevole dama.

Al dì del risveglio,
il chiarore tenace
della lucente tua quiete,
sfuma gli assilli
in barlumi d’affanni,
in lumi maestosi
d’una mente irradiata
da una giustizia anelata
che or tenace ti guida
qual vessillo di pace.

Paranoia



Gialla la pallina
che rimbalza
di continuo.

Di continuo
entro i lembi
del tuo mondo
peregrino.

Gialla:
come il sole,
come il sole:
abbagliante.

Abbagliando i confini
di due sfere
di realtà.

Percezione



Vedi.

Ma cosa vedi?

Uno scorcio d’irrealtà:
un dipinto annebbiato
in un tumulto
di cangiante complessità.

Ciò che vedi
è mistero.

O uno scorcio di realtà?

Cocò



Sei flusso d’idee
idee che evolvono
evolvono e creano
creano e modellano
le trame del Reale,
e si perdono nel tempo
e s’intrecciano bizzarre
sfiorando poi leggere
l’Impermanenza della vita
nell’infinità eterea
della Sostanza cangiante,
in un fluire di sensi
in un fluire di volti
in un fluire d’eventi,
confinate in una mente
che vaga e che osa
che naufraga e si arena
nelle resistenze materiali
della vacuità del Divenire.

Domestica



Buon’amica
è la formica:
spazza lesta
i resti della festa.
Cacciare le formiche
che mangiano molliche
è punire il fanciullo
per il suo trastullo!
Congediamola gentilmente
senza alcun accidente,
e ringraziamo dunque
se accorre comunque.