A.103

 

Supplizio



Com’è bella la morte
se guardata con gli occhi
di chi è assetato d’amore.

Società



Precipitando si placa
un’esistenza in sospeso:
una mente vivace
in un mondo appassito.

Precipitando si placa,
in un letto di sangue,
il caldo respiro
di colui che remava
contro il torbido flusso
di quel fiume di pece
che trascina le genti
verso una foce di stenti.

Precipitando si placa
la repressa avventura
della folla perbene:
di astanti giudizi
che per misere briciole
di mormorii starnazzan,
percorrendo obbedienti
la via da seguire,
e si foraggian d’eventi
che sdegnati rifuggon,
curiosando negli occhi
che più non rispondon.

Vorrei



Vorrei io ben viver la vita:
di scrosciate sonore di risa,
d’avvolgenti abbracci di gioia,
d’ilari gesti di spontanea follia.
Vorrei io rubare il tuo affanno
per farne cenere da spargere al vento,
vorrei far risplendere la luce nell’ombra
al mio passar in mezzo alla folla,
e con grotteschi giri d’idee
la gloria della vita con fiducia cantarti
per lodare il valore di questi tuoi passi.

Eppur son flemma e nebbiosa d’intenti,
ostinandomi a celare il nero terrore
che della vita non sento il calore.
E sempre d’invidia mi nutro
per un’identità che non ho conosciuto,
cercando nel vasto mio mare
un respiro di sana illusione
che m’infonda l’entusiasmo dei vivi
e mi renda ristoro dei tanti
che d’avere gli occhi spenti son stanchi.
E per questo mancato possesso
con occhi di sognante trasporto
avvolgo color che m’appagan la mente:
caratteri che ho sempre anelato
si ergon modelli nel regno mio inconscio,
pulsando come globuli caldi
nelle mie vene ricolme di pianti.

Non ho ben compreso che invece
non son che parti d’un solo:
un nocciolo che racchiude l’essenza
di un mondo senza vergogna,
in cui puoi esser diverso dal sogno
e rafforzarti benevolo dell’altro
che sospira quel possiedi e t’affligge.

Sopore



S’un manto di freschi
purpurei papaveri,
candida ninfa,
ti concedi all’Oblio
ch’eternamente ricorda.

E allo sbocciare del sonno,
schiudendosi petali
di labbra ignare,
il Regno dei Sogni
ti coglierà con languore.

Allor novella germogli,
rinnegando la vita
delle veglie terrene,
e in un ipnotico limbo
di evanescenti realtà,
fioriscon gli spiriti
d’infiniti vissuti
in un breve assaggio
d’eternità.

Vigilanza



Vana la vita
se vissuta vegliando
sulla valenza
di vagliate vedute.

Opacità



È negli abissi della parvenza
che sordo echeggia
il funesto grido del dolore.

Caducità



Sotto i raggi lunari
d’un inverno ormai mite,
la brezza leggera
punzecchia un capello,
che ondeggiando ribelle
in argentei bagliori
l’arruffata tua chioma
ormai stanco abbandona;
e vorticando nel vuoto
scintillante d’addio
scompiglia il mio sguardo
rapito dal tempo
che or segue la danza
dell’oscillante caduta
e cattura l’istante
del prima e del dopo
sotto il latteo riflesso
del lene soffio del tempo.

Risveglio



L’occhio di colui che la Tenebra scruta
è lo sguardo della mente che la Scintilla cela.

Malinconia



Il sottile ricordo
d’una voce leggera,
come labile brina
che le forme confonde,
fugace si spande
nel mio fragile cuore,
per serbare di esso
un sottile rimpianto.

Ideali



Austera creatura
di furore velata,
domina il tempo
nel logorio del tuo agire:
smascherando confini,
mitigando discordie,
partecipando ai dolori
che la Terra germoglia.

Domina il tempo
che t’ha consacrato Minerva
d’universali tormenti,
per udire la voce
dell’ira tua sorda,
assordando il lamento
del tuo remoto bagliore
che battagliero ancor narra
d’una essenza straziata.

Scosta la coltre
ch’adombra la mente
dei tuoi fulgidi occhi,
e rimira la bruma
ch’offusca il sentiero
che fiera percorri,
lasciando che greve
sul tuo corpo si posi,
sibilandoti i mostri
del rimosso tuo pianto
che pesa i tuoi passi
di carezzevole dama.

Al dì del risveglio,
il chiarore tenace
della lucente tua quiete,
sfuma gli assilli
in barlumi d’affanni,
in lumi maestosi
d’una mente irradiata
da una giustizia anelata
che or tenace ti guida
qual vessillo di pace.

Ossessioni



Gialla la pallina
che rimbalza
di continuo.

Di continuo
entro i lembi
del tuo mondo
peregrino.

Gialla:
come il sole,
come il sole:
abbagliante.

Abbagliando i confini
di due sfere
di realtà.

Percezione



Vedi.

Ma cosa vedi?

Uno scorcio di realtà:
un dipinto annebbiato
in un tumulto
d’iridata complessità.

Ciò che vedi
è mistero.

Un scorcio d’irrealtà?

Cocò



Sei flusso d’idee
idee che evolvono
evolvono e creano
creano e modellano
le trame del Reale,
e si perdono nel tempo
e s’intrecciano bizzarre
sfiorando poi leggere
l’Impermanenza della vita
nell’infinità eterea
della Sostanza cangiante,
in un fluire di sensi
in un fluire di volti
in un fluire d’eventi,
confinate in una mente
che vaga e che osa
che naufraga e si arena
nelle resistenze materiali
della vacuità del Divenire.

Domestica



Buon’amica
è la formica:
spazza lesta
i resti della festa.
Cacciare le formiche
che mangiano molliche
è punire il fanciullo
per il suo trastullo!
Congediamola gentilmente
senza alcun accidente,
e ringraziamo dunque
se accorre comunque.

Balena la gioia



Balenano le risa
in un arcobaleno
di voci.
Risi, oh Veronica,
come un’audace balena
che lieve volteggia
in un raggio
di gioia.

Riflesso



Tu, uomo della ricchezza,
in un mondo di sapienza, d’esperienza,
di molteplicità.
Tu, uomo adirato,
in un mondo di bellezza, di libertà,
di molteplicità.
Tu, cristallizzato, perduto
in una vita frenetica, appiattita,
consumata dall’avidità, dalla materialità,
dalla violenza…
Tu, piccolo uomo tra tanti,
attacchi il prossimo,
lo mortifichi, lo misconosci,
lo allontani…
Dove vive il tuo cuore?
Sei solo in un universo di anime.
Senti un insolito terrore attanagliarti le membra,
consumando la tua energia vitale.
Colui che temi non è che un riflesso di te:
fratello, compagno, la tua mano destra.
Alza lo sguardo al cielo, ammira
la fievole luce d’un sole invernale;
assapora il vento mite far danzare le nubi,
soffiando la vita dei tuoi giorni perduti.
Respira.
Respira l’aria satura d’odio
che appesantisce l’esistenza.
Respira col cuore,
con occhi innocenti d’un sognatore.
E vedrai…
Osserva un bambino, osserva te stesso,
fanciullo ch’eri, l’uomo che sei.
Cosa disprezzi, piccolo uomo?
Tu, isolato dalle tue fobie,
imponente nella cupidigia, nella vanità,
lascia risplendere il gioiello sepolto
nell’amara bile
del tuo esile corpo.
E finalmente vedrai.
Vedrai lo sguardo dell’altro,
d’un viso adirato, intimorito,
infelice…
Vedrai la solitudine
che lega i vostri cuori,
riflesso di ciò che sei tu,
grande uomo in un piccolo corpo
d’un universo di vita.
Rifletti la luce ch’emana un tuo simile
e ti nutrirai del calore
che si cela nel respiro terrestre,
riscaldando la Terra d’un amore sopito
in questa vita di squallido vuoto.

Smarrimento



Cosa v’è dietro un sorriso
d’una persona in frantumi?
Ecco due labbra, dei denti, una smorfia…
Io rido per te,
cieco viandante
del mio labirinto emotivo.

Non vedi che non v’è luce negli occhi,
non v’è gioia nel cuore?
Solo catene che stringono…
stringono e stridono,
assordando un’eco dimenticata,
un’eco di vita.
Dov’è questa linfa perduta?

La mia anima è vuota.
Non si ritrova,
prigioniera
di questa stasi vitale.

Perché l’unico segno di mutamento
non son che lacrime che scorrono?
Sempre.

Tirannia



M’affligge la mente
un desiderio proibito.
Affannoso il respiro
per la febbrile ossessione,
portatrice di gioia
e d’immenso rancore.
Rancore per i miei sogni,
per le mie fantasie…
seduttrici sleali di un’illusione costante,
lasciatemi sola
nel mio limbo di sonno!
Lasciate che viva la mia placata esistenza,
che di sicuro torpore umilmente si nutre.
E invece le vedo… le intendo…
le vivo!
Son persa entro le lor danze
d’irriverenza e malia,
precipitando rovinosamente
in un vortice fatale.

Serro gli occhi e resisto,
resistendo al profondo tuo sguardo
che grida al mio cuore spossato
con estremo silenzio d’ardite scintille
di liberare i miei sensi
e far tacere i dolori;
ma nel mondo di mie leggi interiori
queste spietate catene
son vitali barriere chiuse al dolore
per evitare che la fiamma danzante
avvampi il mio cuore,
facendo esplodere allora
la fiammella remota d’amore.
E spengo le vampe
in un glaciale sorriso:
un sorriso di gelo
d’ipocrita pace
per domare imprudente
il mio silente volere.

Sintonia



Suonano a lutto le campane
nell’oscurità
della mia triste città,
e piove…
Piove incessantemente.

Quale perfetta sintonia
con la melodia del mio cuore,
che piange…
Piange incessantemente
nell’oscurità
della mia triste anima.

Confusione



Fragore di mille cristalli,
libero il rubino custodito.

Sboccia l’antico fiore,
matura nell’anima
un fiero sentimento.

Deve maturare.

Eppure…
Perduta così,
gemma lucente
della più nera oscurità.

Perduta…
Come una goccia d’acqua
in un bicchier d’acqua,
una goccia
che dall’olio doveva stillare.

Non nasce una lacrima
solo dal dolore,
ma non solo la gioia
di essa n’è la fonte.
Spunta però
dall’insolita unione.

Eternamente incompleta
la sventurata creatura?
Legittima la nascita?
Felice il suo futuro?
Sussiste da un ricordo?
Sussiste per qualcosa?

Non so…

Vaga nella mente
un’incerta sensazione
per nulla di preciso
scuoterne i pensieri.