A.108

 

Il Segno



La mia vita andava come doveva, ero felice e solo.

Stavo bene ma avevo paura.

Ero libero, ma nello stesso tempo rinchiuso in quattro mura,

e certe sere blu spesso la mia stessa vita mi traeva in inganno.

Mi faceva segno come per dire:

tutto va come deve, pensaci è proprio questa la tua occasione;

fai ora questo salto, ora che sei felice.

Una Fermata Prima



Di ritorno verso casa sono sceso una fermata prima e ho incontrato te.

Avevi bisogno di aiuto ma forse ero io ad aver bisogno di te.

Hai detto sto sbandando ma ero io lo sbandato.

Ti ho presa mano e tu conoscevi già la  strada.

Una fermata prima c’è la musica.

Subito dopo la felicità.

Una Caduta



Spericolato,

Ingannavo il tempo

Fingendo una caduta.

.

Cadevo sempre nei tuoi tranelli,

Viscida e dolce ti sei impossessata di me,

mi scorri dentro ormai,

ho bisogno di te, ho voglia solo di te.

Del tuo profumo e dei tuoi colori.

Voglio toccarti,

voglio possederti,

voglio bruciarti.

Ho paura.

Solitario

in queste acque profonde non ci so più stare.

Incompleto

per le tue cicatrici sulla mie pelle mi sento vuoto.

Vivo di illusioni,

la viva illusione

che non marciremo mai

non mi basta più.

Abbandonato

conosco la mia strada ma forse non esiste altra via.

Sul punto di non ritorno, una grande risata.

.

Spericolato,

Ingannavo il tempo

Ridendo dopo una caduta.



Spericolato,

ingannavo il tempo

fingendo una caduta.

Leggera



Lieve essenza,

che sfiori la mia pelle

sussurrami

con le tue soffici labbra

la tua dolce poesia.

Raccontami:

da dove vieni?

Dimmi:

dove andrai?

 

Lascia

che il profumo della tua pelle

inebri la mia mente

e mi faccia sognare

portandomi altrove,

là, dove tutto è bianco,

caldo, 

vero.

Lasciati trasportare dal vento,

leggera, come l’aria in primavera,

implacabile, come le fiamme che ti divorano dentro,

selvaggia, come un cerbiatto nella foresta.

 

Eternamente vivi nel flusso,

facciamo sesso, facciamolo lo stesso,

e persi nella grandezza di un attimo

sprofondiamo indefiniti in un punto.

 

Mordimi e accarezzami,

saremo il tutto e il nulla,

la vita e la morte,

la perfezione,

la bellezza,

il ritorno.

Radici



Invisibile agli occhi,

scorre in questi rami,

la nostra essenza.

 

Sotto di noi,

profonde radici

ci ricordano da dove veniamo.

Nell’aria circolano mille voci:

quante primavere e quanti inverni

hanno segnato questa corteccia,

quanti amori e quante fiamme

hanno intrecciato questo tronco,

quanto sudore e quanta passione

hanno nutrito queste foglie argentate.

Per generazioni,

generoso,

hai dato sapore alle nostre vite

e sotto i tuoi rami ombrosi

hai dato sollievo alle nostre anime.

Il tuo legno duro

è per noi

fuoco e bastone.

Dentro di te il segreto di una forza infinita,

una vita eterna.

Muto ai sordi

noi ti ascoltiamo,

non ci siamo dimenticati di te.

 

Contro i potenti

che vogliono strapparci

dalla nostra amata terra

saremo come te,

fieri e maestosi.

Semplice



Provo a dormire.

Semplice.

Lo è sempre stato.

Oggi no, però.

Chiudo gli occhi,

lo sento,

sei qui,

riesco a percepirti,

mi scorri dentro

e mi danzi attorno,

e io mi lascio andare.

Proprio quando penso sia il mio momento

mi baci

e tiri la corda attorno al mio collo.

Dalle acque profonde riemergono antichi relitti.

Dove sto andando?

Ho forse perso la mia rotta?

Sono condannato,

avanzo sulla gogna.

Attorno a me,

la bianca nebbia mi opprime.

Le lancette corrono

ma io sono fermo.

Inutile pentirsi.

Volevo fare un giro

ma mi sono perso.

Avanzo comunque

pensando che un salto possa salvarmi.

Mi getto

e l’acqua fredda mi avvolge.

Gli occhi sono serrati ma non basta.

Il nodo stretto alla gola mi stritola.

Non respiro.

Qualcuno direbbe che è quasi finita

ma non è così.

Vorrei perdere le forze

ma mai come prima d’ora

mi sento vivo e consapevole.

Apro gli occhi…

Un’isola



Sulle radici di un fiore,

fermo,

osservo il flusso scorrere

dentro e fuori me,

e nel mezzo

comprendo di essere nulla.

Tutto,

attorno a me,

scorre senza fermarsi mai,

e mi logora

attimo per attimo.

Comprendo che nonostante tutto

io non posso farci niente

e che per quanto  possa stringere qualcosa,

tutto passa e non ritorna più.

Navigare su acque profonde

lasciandosi trasportare dalla corrente

e pensare che  tutto scorre

e io sono fermo,

immobile.

Un’isola nell’oceano,

l’isola su cui sono esiliato.

 



Il vento danzava intorno alle nostre parole.

Chiudo gli occhi e vedo.

Percepisco lo spirito di questo posto.

Soffusi fasci di luce si muovono tra gli alberi.

Danza il mio spirito trasportato dal vento.

Tutto oscuro attorno a me scorre

e non si ferma mai.

Primavera. Un anno dopo.



Vivevo.

Mi piaceva ricordarla…

E stavo bene!

Non mi abbandonò mai.

Sembrava quasi che le sue mani bianche,

smalto rosso,

stringessero le mie.

Stringevano forte

come la prima volta.

E sentivo nel mio corpo

nuove emozioni,

un calore intenso,

un amore insano, durato una stagione.

Primavera.

Cambiavo.

Ero uomo.

Innocente,

sul seno di una donna.

Le sentivo il cuore,

lì vivo,

vivissimo.

Impressioni A Ovest



Sono solo.

Corro.

Cavalco il serpente.

Un sentiero che va a ovest.

Non vedo la fine.

Che sarò?

Dove sarò?

…Usato?

Ho vissuto!

Entra, non avere paura.

È una spirale.

Sono nel cerchio.

Un giorno perfetto.

Osservo i vivi schierati,

accompagnati dai morti sparsi.

Infinito oltre il  verde pino,

il rosso,

muore anche lui.

Mi lascio andare

nell’azzurro indefinito.

Nulla sotto di me.

Non ho paura,

con le mani sento lei.

È il mio momento.

Nell’eterno flusso,

la fine.

 

Nell’eterno ritorno,

la porta è ancora aperta.

I fiori mi aspettano.

Un Papavero



Nella strada del ritorno,

con lo zaino carico,

io e te.

Attorno a noi,

rosso,

un mare di papaveri ci circonda,

nell’aria un profumo di pioggia.

Scende lieve la pioggia

e le nostre mani scivolano leggere

legandosi strette.

Attimi di sincronia che racchiudono l’eterno.

Infiniti nel flusso della vita.

Raccolgo un papavero sul ciglio

e lo dono a lei.

Appassirà a breve

ma dentro me

rimarrà eternamente vivo.

 

L’attesa



Mi piace attendere.

Mi piace,

prima di raggiungere la meta,

fare un giro

e perdermi.

Mi piace guardare il mare,

e al di là di esso,

immaginare una nave nelle onde,

in mezzo alla tempesta,

spinta dal vento forte,

in bilico

tra gli abissi e il cielo.

È la speranza che ci tiene in vita.

Mi piace guardare le nuvole in cielo

come dadi di un tavolo divino.

Mi piace aspettare l’alba,

e nella notte buia e profonda

vorrei rincorrerti senza prenderti mai,

vorrei averti sotto tiro

e vederti libera e incosciente.

Mi piace interrogarmi

e rimanere con il dubbio di una nuova domanda.

Mi piace quell’attimo prima,

ridere

e prendermi gioco della fine.

Mi piace attenderti

sperando che tu non arrivi mai.

Aspetto il tuo ritorno,

tu che bussi a quella porta per darmi un bacio.

Possederti,

 sarebbe rompere l’eterno.

Una Foglia



Una foglia,

esile,

si lascia trasportare dal vento

sognando di diventare una stella,

immutabile e impassibile,

al soffio del vento

e al cambio delle stagioni,

eternamente bella e splendente,

cardine nel cielo

e riferimento per i viaggiatori.

In cerca della stabilità, ormai persa,

ritrovata poi nel terreno umido e freddo,

non riesce a non guardare il ramo alto da cui proviene.

Lotta con tutta se stessa per rimanere ancora integra.

 

Non sa che riconciliandosi con il terreno,

un giorno ritornerà sul nobile albero da cui è nata.

 

E così io continuo a seminare

con la speranza che,

il raccolto,

un giorno sarà abbondante.

E continuo a entrare a pieno nelle cose

con la speranza che esse mi portino altrove.

Cerco la stabilità in queste acque mosse,

e nostalgico delle spiagge sicure da cui sono partito,

ho paura di dimenticare le mie radici.

 

Raggiungere il fondo per andare oltre.