A.108

 

La Cornice



Un giorno trovai una cornice e la portai via con me.

L’ho decorata con i fiori più belli e dentro ci ho dipinto te.

Ti ho dipinta di blu come il mare profondo

e ho fatto il contorno di rosso come il più terribile degli incendi

e ci ho fatto le sfumature di verde come l’erba fresca.

Mi perdevo nei tuoi dettagli e guardarti era il mio sollievo.

Una mattina mi svegliai ed eri scomparsa.

Me la sono presa con il sole che pensavo ti avesse fatto sbiadire

e poi ho dato la colpa alla pioggia che pensavo ti avesse lavata via.

Quell’immagine di te è rimasta sempre qui con me

e anni dopo penso ancora a quel tuo ritratto

ma capisco che non c’è mai stato se non nella mia testa,

comprendo che era frutto della mia immaginazione

e che tu eri in realtà la mia cornice.

So bene che senza quella cornice non ci sarebbe stato nessun dipinto,

come non ci sarebbero parole senza questo foglio

e proprio per questo rimarrai per sempre la mia cornice preferita,

la mia unica grande musa ispiratrice,

fonte dei sogni più dolci e delle illusioni più amare,

foglio bianco per queste parole  che scrivo per te.

Poesia contro di te



Un vecchio venuto dalle montagne mi disse di superare un ponte

e come quel cane mandato in orbita nello spazio ignoto,

così io scrivo questi versi per te.

Pronto a incidere queste parole sulla carta,

voglio dimenticarti e strappare questo foglio,

come quel cantante che bruciò in fretta rompeva la chitarra.

Come parole al vento, la morte di quel cane

fu l’inizio della più grande conquista dell’uomo

e così voglio che queste parole, strappate al mio cuore, siano per te

come nuova vita strappata al grembo materno.

Sarei come quel bambino mai nato se non mi fossi lanciato contro di te

e come un’onda che s’infrange contro uno scoglio

questa notte vorrei sbatterti contro un muro

perché so che senza di te non ci sarebbe stata nessuna fine.

Senza una fine non c’è un inizio

e senza un inizio non posso scrivere niente

e se non scrivo niente non sarai mai eterna.

Un Muretto



Oltre la finestra, oltre il balcone un muretto.

 Oltre il muretto, l’infinito.

Qui, la terra, invisibile, lascia spazio al cielo blu

e nel centro un grande albero segna il passare del tempo

e il cambiare delle stagioni.

Rifugio sicuro, fa da sfondo al gran concerto che va

dal nascere al morire del sole.

Leggere le nuvole cambiano forma

e io sembro cambiare forma con loro.

Sprezzanti si rincorrono l’un l’altra

e io con loro corro lungo la linea del mio orizzonte

dove  una cupola di mattoni rossi con un piccolo campanile

fa di questa vista la migliore delle cartoline.

Cade il sipario rosso e a lui seguono le prime stelle.

La più vicina è la luce della finestra di una casa di fronte,

sempre accesa, tutta la notte, ogni giorno.

La guardo ogni notte e penso che in  quella casa ci sei tu,

penso che non ti spegnerai mai e che ci sarai per sempre.

Per sempre davanti i miei occhi, ma oltre il muretto.

Sono felice ormai il blu diventa azzurro.

Il Segno



La mia vita andava come doveva, ero felice e solo.

Stavo bene ma avevo paura.

Ero libero, ma nello stesso tempo rinchiuso in quattro mura,

e certe sere blu spesso la mia stessa vita mi traeva in inganno.

Mi faceva segno come per dire:

tutto va come deve, pensaci è proprio questa la tua occasione;

fai ora questo salto, ora che sei felice.

Una Fermata Prima



Di ritorno verso casa sono sceso una fermata prima e ho incontrato te.

Avevi bisogno di aiuto ma forse ero io ad aver bisogno di te.

Hai detto sto sbandando ma ero io lo sbandato.

Ti ho presa mano e tu conoscevi già la  strada.

Una fermata prima c’è la musica.

Subito dopo la felicità.

Una Caduta



Spericolato,

Ingannavo il tempo

Fingendo una caduta.

.

Cadevo sempre nei tuoi tranelli,

Viscida e dolce ti sei impossessata di me,

mi scorri dentro ormai,

ho bisogno di te, ho voglia solo di te.

Del tuo profumo e dei tuoi colori.

Voglio toccarti,

voglio possederti,

voglio bruciarti.

Ho paura.

Solitario

in queste acque profonde non ci so più stare.

Incompleto

per le tue cicatrici sulla mie pelle mi sento vuoto.

Vivo di illusioni,

la viva illusione

che non marciremo mai

non mi basta più.

Abbandonato

conosco la mia strada ma forse non esiste altra via.

Sul punto di non ritorno, una grande risata.

.

Spericolato,

Ingannavo il tempo

Ridendo dopo una caduta.



Spericolato,

ingannavo il tempo

fingendo una caduta.

Leggera



Lieve essenza,

che sfiori la mia pelle

sussurrami

con le tue soffici labbra

la tua dolce poesia.

Raccontami:

da dove vieni?

Dimmi:

dove andrai?

 

Lascia

che il profumo della tua pelle

inebri la mia mente

e mi faccia sognare

portandomi altrove,

là, dove tutto è bianco,

caldo, 

vero.

Lasciati trasportare dal vento,

leggera, come l’aria in primavera,

implacabile, come le fiamme che ti divorano dentro,

selvaggia, come un cerbiatto nella foresta.

 

Eternamente vivi nel flusso,

facciamo sesso, facciamolo lo stesso,

e persi nella grandezza di un attimo

sprofondiamo indefiniti in un punto.

 

Mordimi e accarezzami,

saremo il tutto e il nulla,

la vita e la morte,

la perfezione,

la bellezza,

il ritorno.

Radici



Invisibile agli occhi,

scorre in questi rami,

la nostra essenza.

 

Sotto di noi,

profonde radici

ci ricordano da dove veniamo.

Nell’aria circolano mille voci:

quante primavere e quanti inverni

hanno segnato questa corteccia,

quanti amori e quante fiamme

hanno intrecciato questo tronco,

quanto sudore e quanta passione

hanno nutrito queste foglie argentate.

Per generazioni,

generoso,

hai dato sapore alle nostre vite

e sotto i tuoi rami ombrosi

hai dato sollievo alle nostre anime.

Il tuo legno duro

è per noi

fuoco e bastone.

Dentro di te il segreto di una forza infinita,

una vita eterna.

Muto ai sordi

noi ti ascoltiamo,

non ci siamo dimenticati di te.

 

Contro i potenti

che vogliono strapparci

dalla nostra amata terra

saremo come te,

fieri e maestosi.

Semplice



Provo a dormire.

Semplice.

Lo è sempre stato.

Oggi no, però.

Chiudo gli occhi,

lo sento,

sei qui,

riesco a percepirti,

mi scorri dentro

e mi danzi attorno,

e io mi lascio andare.

Proprio quando penso sia il mio momento

mi baci

e tiri la corda attorno al mio collo.

Dalle acque profonde riemergono antichi relitti.

Dove sto andando?

Ho forse perso la mia rotta?

Sono condannato,

avanzo sulla gogna.

Attorno a me,

la bianca nebbia mi opprime.

Le lancette corrono

ma io sono fermo.

Inutile pentirsi.

Volevo fare un giro

ma mi sono perso.

Avanzo comunque

pensando che un salto possa salvarmi.

Mi getto

e l’acqua fredda mi avvolge.

Gli occhi sono serrati ma non basta.

Il nodo stretto alla gola mi stritola.

Non respiro.

Qualcuno direbbe che è quasi finita

ma non è così.

Vorrei perdere le forze

ma mai come prima d’ora

mi sento vivo e consapevole.

Apro gli occhi…

Un’isola



Sulle radici di un fiore,

fermo,

osservo il flusso scorrere

dentro e fuori me,

e nel mezzo

comprendo di essere nulla.

Tutto,

attorno a me,

scorre senza fermarsi mai,

e mi logora

attimo per attimo.

Comprendo che nonostante tutto

io non posso farci niente

e che per quanto  possa stringere qualcosa,

tutto passa e non ritorna più.

Navigare su acque profonde

lasciandosi trasportare dalla corrente

e pensare che  tutto scorre

e io sono fermo,

immobile.

Un’isola nell’oceano,

l’isola su cui sono esiliato.

 



Il vento danzava intorno alle nostre parole.

Chiudo gli occhi e vedo.

Percepisco lo spirito di questo posto.

Soffusi fasci di luce si muovono tra gli alberi.

Danza il mio spirito trasportato dal vento.

Tutto oscuro attorno a me scorre

e non si ferma mai.

Primavera. Un anno dopo.



Vivevo.

Mi piaceva ricordarla…

E stavo bene!

Non mi abbandonò mai.

Sembrava quasi che le sue mani bianche,

smalto rosso,

stringessero le mie.

Stringevano forte

come la prima volta

e sentivo nel mio corpo

nuove emozioni,

un calore intenso,

un amore insano, durato una stagione.

Primavera.

Cambiavo.

Ero uomo.

Innocente,

sul seno di una donna.

Le sentivo il cuore,

lì vivo,

vivissimo.

Impressioni A Ovest



Sono solo.

Corro.

Cavalco il serpente.

Un sentiero che va a ovest.

Non vedo la fine.

Che sarò?

Dove sarò?

…Usato?

Ho vissuto!

Entra, non avere paura.

È una spirale.

Sono nel cerchio.

Un giorno perfetto.

Osservo i vivi schierati,

accompagnati dai morti sparsi.

Infinito oltre il  verde pino,

il rosso,

muore anche lui.

Mi lascio andare

nell’azzurro indefinito.

Nulla sotto di me.

Non ho paura,

con le mani sento lei.

È il mio momento.

Nell’eterno flusso,

la fine.

 

Nell’eterno ritorno,

la porta è ancora aperta.

I fiori mi aspettano.

Un Papavero



Nella strada del ritorno,

con lo zaino carico,

io e te.

Attorno a noi,

rosso,

un mare di papaveri ci circonda,

nell’aria un profumo di pioggia.

Scende lieve la pioggia

e le nostre mani scivolano leggere

legandosi strette.

Attimi di sincronia che racchiudono l’eterno.

Infiniti nel flusso della vita.

Raccolgo un papavero sul ciglio

e lo dono a lei.

Appassirà a breve

ma dentro me

rimarrà eternamente vivo.

 

L’attesa



Mi piace attendere.

Mi piace,

prima di raggiungere la meta,

fare un giro

e perdermi.

Mi piace guardare il mare,

e al di là di esso,

immaginare una nave nelle onde,

in mezzo alla tempesta,

spinta dal vento forte,

in bilico

tra gli abissi e il cielo.

È la speranza che ci tiene in vita.

Mi piace guardare le nuvole in cielo

come dadi di un tavolo divino.

Mi piace aspettare l’alba,

e nella notte buia e profonda

vorrei rincorrerti senza prenderti mai,

vorrei averti sotto tiro

e vederti libera e incosciente.

Mi piace interrogarmi

e rimanere con il dubbio di una nuova domanda.

Mi piace quell’attimo prima,

ridere

e prendermi gioco della fine.

Mi piace attenderti

sperando che tu non arrivi mai.

Aspetto il tuo ritorno,

tu che bussi a quella porta per darmi un bacio.

Possederti,

 sarebbe rompere l’eterno.

Una Foglia



Una foglia,

esile,

si lascia trasportare dal vento

sognando di diventare una stella,

immutabile e impassibile,

al soffio del vento

e al cambio delle stagioni,

eternamente bella e splendente,

cardine nel cielo

e riferimento per i viaggiatori.

In cerca della stabilità, ormai persa,

ritrovata poi nel terreno umido e freddo,

non riesce a non guardare il ramo alto da cui proviene.

Lotta con tutta se stessa per rimanere ancora integra.

 

Non sa che riconciliandosi con il terreno,

un giorno ritornerà sul nobile albero da cui è nata.

 

E così io continuo a seminare

con la speranza che,

il raccolto,

un giorno sarà abbondante.

E continuo a entrare a pieno nelle cose

con la speranza che esse mi portino altrove.

Cerco la stabilità in queste acque mosse,

e nostalgico delle spiagge sicure da cui sono partito,

ho paura di dimenticare le mie radici.

 

Raggiungere il fondo per andare oltre.