A.112

 



Cerco i versi,
sol quando la tristezza ribussa alla mia porta
e sull’eco dei suoi prepotenti pugni,
ripongo i miei pensieri
l’infinito timore
e le urlanti istanze
prive di orecchie ascoltatrici.
Spiegatemi almeno voi,
mia unica compagnia,
come due anime,
nella lotta infinita di sbagli e di incontri,
di strade in salita,
di vicoli ciechi
e passi pesanti,
si congiungano infine
per poi darsi un addio,
per dirsi ti amo,
un’ultima volta.
Qual è
dell’amore il senso
se la felicità dura
un battito di cuore
e poi
si arresta per sempre?



Nella speranza vana
portino con sé
frammenti di dolore
lacrime scendono,
senza alcuna fine,
creando fiumi che
sfociano
nell’immenso mare
che ero io
e in cui
tu
temerario
ti gettavi.



Ed io
dell’esistenza
adoro il ridere
ma sol quando
tu sei
a solleticarmi
il riso
e la vita.

Anche i muri sanno di te.



Ti guardo sorridere
accanto a me
in un istante eterno
a rimembrare il desiderio.
Resti solo
una fotografia sgualcita
su una parete spoglia
che rendi
intrinsa di storia
e stracolma di te.



Turbe di pensieri aggrovigliati
desiderosi di risposte
scandiscono i secondi,
che giungono all’aurora.
Un corpo solo,
costretto
a flagellarsi e contorcersi
senza trovar riposo.
Dicono che la notte
porti consiglio,
ma a me
riporta solamente
da te.



A spiegarlo a versi
nessuno capirebbe
la difficoltà emotiva del nostro amore
l’incapacità di definire
la nostra condanna incondizionabile
ad un rapporto
che mai è e mai sarà
sospiro di essenza
gelosia altrui
e sorriso nostro.