A.115

 

Liebeslied



Piccoli silenzi
come crepe su un muro
si intersecano
come in una danza.

Non passa la luce tra
quelli spazi angusti
ed eccoli ora
divenire fiumi, mari
oceani di significato,
abissi ermeneutici
in cui l’anima si perde.

Fossero almeno sabbia
le parole
riempirebbero questi sfregi,
ma nemmeno dell’aria
esse hanno lontana sembianza.



Già rinsecchisce
il sangue
sulle mura
delle vostre case

mentre con svelto passo
calcate
l’aride strade
che all’amato Nulla
vi conducono.

Volgete dunque le vostre parole
all’aridità della notte
nell’artificiale buio
che voi avete costruito
vittime ora
del fuoco che avete estinto.

Lo so: squarterete
i miei versi,
o assassini. Ma
mai soffocherete
il mio canto.



Tingimi scarlatto nella penombra
del tuo sorriso,
o Alba ridente!

Eccomi, tuo figlio indegno,
la croce sul petto
come un masso che annienta il respiro.

Mi hai forse dipinto luminoso
nel mezzo del tuo sentiero,
come una candela nella stanza,
ma per quale motivo?
Ora nudo mi mostro nella notte
che un tempo mi ha partorito.

Cosa sono? Niente forse
di quello che la tua mano
ha toccato. Ma io
lo so che devo scontare la mia
eterna condanna.

Affonda tu allora il pugnale
nella carne.
Perché ancora mi risparmi?



Come ristagna
il pensiero
nel fermo sermone
di questa città.

Devi svanire
tra le nubi di nuovi cieli
e udire
incomprensibili parole
scalfire il tuo petto.

Esule poeta
abbandona
questo deserto.

Hai cercato nel Silenzio
e pace hai trovato,
ma nessuna consolazione.

Bozen



Città mia amata
esule sono
tra le tue braccia.
Ti guardo mentre
stringi in pugno
la mano che un tempo
mi accarezzava
e colpisci iraconda,
spaventata.

Basta. Non posso
più guardare il tuo volto.
Orfano d’ogni luogo,
più non ti riconosco.

Musa



Ho saputo che sei tornata
in questa città dannata.
Adesso, cosa ci separa?
una linea d’aria.
Eppure
non sei qui
tra le mie braccia.



Arte mia silente,
mi celi nell’ombra
di questi versi senza
volto.

Non il mondo, non questo,
sentirà il mio canto. Triste
condanna è del poeta;
glorioso il suo Silenzio
nel frastuono vacuo
delle genti.

I.



Fratelli
nel dolore siamo tutti uniti.
Il pianto, il tacito canto
che tutti conosciamo,
guida i nostri passi bendati
su un dolce e tortuoso sentiero.

A T.S.



Sento la tua voce irradiare la stanza
come un raggio di luce che perfora le nubi:
dolce grido che risuona nel petto
e danza col cuore in un tango tra i muri.



Innocenza perduta, ti cerco
nel silenzio delle mie parole,
oggi che gli Uomini ti hanno bandita
bruciando il tuo ricordo
sul rogo della noia.

Ti cerco negli occhi
di una donna, bellissimi
in quell’effimero secondo
di infinita tensione,
prima che nuove catene ci stringano il petto
e la mente volga i nostri sguardi
al mondo che ci insegue.