A.125

 

di te per me



Dammi

l’espressione di te

che oggi

per l’ultima volta

sarà linfa per me

.,



sei un punto

perchè

chiudi.

E una virgola

perchè

continui,



le nostre vite

Patologie curabili

ma non guaribili

KANT



C’hai dentro lo spazio

ed il tempo

Smettila

di non sentirti

SH



Ascolta come mi batte forte il tuo cuore

La società dell’automa



La società dell’automa

non funziona ad energia

apparenza di uomo

in marcia su un’unica via

non ha possibilità

di riscatto morale

è un circuito chiuso

questa macchina infernale

Notturno in fabbrica



Notturno in fabbrica

il padre si strascica

al ritmo artificiale

della necessità.

Catene di montaggio

alle caviglie:

quando tornerete

dalle vostre famiglie?

Rinunciare al respiro

per comporre un presente.

Realtà celata

Verità assente.

Uomini schiavi

uomini della notte.

è questa vita

oppure morte?

temete il domani

consapevoli di ciò

che più non stringono

le vostre mani.

è l’orologio che vi paga

e al polso controlla

i battiti rimasti,

ancora pochi istanti.

notturno in fabbrica

è un incidente

e questa musica

continuerà

indifferente.

giallo meccanico



In uno stato senza fiato

che prima di lasciarci

essere vittime

ci vuole carnefici

Non esiste sottomissione

è nostra la decisione

di un bene programmato

o un male ragionato

-1



se da sette miliari di persone

ne togli una

non cambia niente.

in matematica

si chiama approssimazione

per difetto.

c’era qualcosa in più.



Resterò invisibile

ed impotente

ai vostri occhi

che non sono più

i miei.



la

bellezza

delle

cose

lasciate

(in sospeso)



l’infelicità

della necessaria

dipendenza

01



Brindiamo

alla voglia di vivere

che muore in noi.

Al volere senza potere,

Alle poesie recitate senza passione.

 

Brindiamo

ai giochi di parole,

alla prole

come unico possesso,

al sesso

e alle omissioni.

Alle processioni,

alle perdite

di memoria,

alle notizie filtrate,

alle lacrime

del vino,

ai volti dei santi,

ai mazzi di fiori

non venduti

strappati dai prati,

ai piedi scalzi

e alle rivoluzioni.

Ai pensieri indecenti

e a noi

che ci fingiamo

prima uomini

e poi innocenti.

Ai libri senza un finale,

alle chiacchiere,

alla gente,

a chi non vede niente.

Alla pioggia che lava,

a chi pregando

peccava.

Alla falsità,

il morso dei serpenti.

Alle ferie,

l’inquinamento

e le macerie.

All’apocalisse,

alle lame,

alla tua fame.

Agli uccelli senza ali,

ai cani, ai maiali

che trovi per strada.

A chi vaga.

 

Alla spersonalizzazione,

alla sottrazione

e ad ogni altra limitazione.

Finendo brindiamo alla morte

che vive

di noi.