A.128

 



Frantumano le urla

questa coltre di dolore.



La mia pelle è la tua tela. 

Violata



All’inizio soltanto frastuono.

Chiudo gli occhi,

lentamente mi abbandono.

Poi un respiro affannato,

giochi di sguardi,

il corpo sudato.

Quindi il timore diviene concreto:

dimentico il resto,

il volto inquieto.

Prima un tocco incerto.

Vien meno la vista,

attorno il deserto.

Presto si fa pesante,

annulla lo spazio

nel suo imporsi incessante.

Oppressa da un corpo rapace,

mi si spezza la gola

in due occhi di brace.

Privata della parola

-la paura cade dagli occhi-

sono rimasta sola.

Infine il silenzio.



In fondo cosa siamo,

se non eterea essenza

inchiodata alle ossa,

prigioniera della carne?



Se io poggiassi

la mia testa

sulla tua spalla

inebriandomi

dell’odore che

ha il tuo collo

e se tu incastrassi

le tue forti dita

tra i miei capelli

accarezzandomi

la nuca

allora si sfiorerebbero

le nostre labbra

e in quell’attimo

il tempo

non avrebbe più

un senso.

Scenario



Si consuma tra le dita

l’ultima nostra poesia:

le labbra sfumano,

nuvole di pioggia.

All’orizzonte accolgo

quegli ultimi baci

come a volerne gelosamente

trattenere il sapore.

Con quel tuo sguardo

simile alla luna,

misterioso e mai stanco,

a incorniciare la sera;

persi in qualche chiacchiera

e troppi bicchieri di vino,

ballavamo svestiti

rincorrendo albe

non ancora nate.

Sul muretto di casa tua

si spegne anche

l’ultimo tizzone

che ardente

non lo è più.

11|09|01



Stringimi

la mano

precipito.

Specchio



Sei davanti a me,

non puoi sentirmi.

Nascosta dietro i tuoi gesti

mi sento prigioniera

della tua figura.

Sorridi, le mie labbra si inarcano

Piangi, le mie guance si bagnano.

Mi insulti, odi il mio volto

trovi poi il coraggio di guardarmi negli occhi:

mi accarezzi lo sguardo col rimmel,

mi sfiori le labbra tingendole di rosso.

Restiamo in silenzio.

Forse mi hai resa migliore.

Fai come per avvicinarti,

forse vuoi chiedere scusa

Alzi la mano, ed io con te.

Ti volti, allontanandoti

mostri le spalle

alla mia schiena.

Resto sola

ancora una volta

dietro un vetro opaco

fingo d’esser te.

Un’altra notte



Anche questa notte ho avuto l’illusione che tu fossi con me

Anche questa notte mi son persa davanti a te

Anche questa notte ho pensato fosse diverso

Anche questa notte ho creduto tu fossi lo stesso

Anche questa notte ho seguito una bugia

e la mattina mi son vestita di malinconia.



Cerchi ancora frammenti d’altri tempi?

Inventerai ancora illusori contrattempi?

Soltanto sorrisi e baci rubati,

soltanto sogni impolverati.



Imperfetta linea bianca

ciò che mi allontana:

osservo sfinita e stanca

l’irraggiungibile isola toscana.

Ad accarezzarti il viso

carbone spento,

mai sulle labbra il nascer di un sorriso,

mai sulle labbra sbocciò parola

-e me ne pento.

Perso lo sguardo tuo,

son rimasta sola.

Più non potrò sfiorare

la dolce illusione

di uno sconosciuto volto

smarrito sul morir di un’occasione.

Perduto l’amore mai colto,

gli occhi miei accolsero

nel disincanto

il sale del mare

e del rimpianto.