A.135

 

ho perso più battiti per te
che treni per Roma,
e mi sono innamorata
di braccia troppo esili per stringermi
e nei che mai potrò unire
con la punta di un dito.
i mignoli si sfiorano
e gli sguardi si evitano
quando le tue lenti mi rimandano indietro
le mie pupille dilatate,
le mie occhiaie,
che stanno meglio a te e
una sfumatura                                                              di verde,                                                                        che in realtà                                                              non mi appartiene.



quel giorno
che ci siamo abbracciati
e tu mi dicevi
“ti suono la schiena come una batteria”
il mio cuore:
la grancassa.

Spotify

E sto ascoltando Zack Villere,
che non so chi sia,
ma non lo sai nemmeno tu,
così sembro più acculturata,
più interessata.
Ma interessata a cosa? Interessata a chi?
Sono interessata a te o alla tua musica vecchio stampo?
A te o al fatto che suoni il basso 
e che nel tuo gruppo a nessuno frega davvero un cazzo di come stai?
Sono interessata a te o al “Discover Weekly” che ti propone spotify? 
Sono interessata a te
o ai complimenti
che non ti freni mai dal trattenere
sui miei vestiti, i miei sorrisi,
le mie venti sfumature di rosa,
le mie prime Vans,
il mio ukulele,
la mia imbarazzante
musica di nicchia?



Un crocifisso al neon
Dove sono morta
Più di dieci volte.
Tu che mi guardi dal basso
Illuminata di una luce
Rosata
Che ti rende strana
Come se fossi in quei pub
A ridere e bere birre
Che probabilmente costano troppo
E non ti fanno ubriacare.
Voglio la pioggia
Un cortocircuito
Il buio nella periferia
Mi impiccherò con un nastro rosa
E tutti diranno
“Ma che bella stoffa,
che bel colore,
le risalta gli occhi!”
E io starò ferma,
appesa a un crocifisso,
con i tuoi passi
ormai
al fondo
della via.

lacci.



la tua scarpa slacciata
suonare la batteria per aria
le strade sempre uguali e sempre grigie
ma che sanno di casa.
la puzza di piscio alle scalette,
le altre scalette con i mozziconi di canna,
le altre scalette ancora, con le birre rotte e vuote.
I tuoi capelli sempre liscissimi,
i miei sempre sporchi, ma troppo corti per capirlo.
Ti conosco appena ma so che sei buona,
che il tuo cuore conosce il dolore
e tutte le nostre schifosissime scalette.
Non ti dirò
Curami,
ma almeno guardami negli occhi,
come io
cerco
di fare con te.