A.135

 



La mia bici si muove veloce giù per la discesa,
svelta, spezzo i ramoscelli e muovo le foglie secche,
quasi cado in un fosso,
ma me ne fotto e
vado avanti.
Non sento gli uccelli,
non noto la volpe,
non mi interessa del contadino.
La musica corre più veloce di me
E mentre io faccio una curva
Lei è già in fondo alla strettoia
E allora pedalo più veloce
e cerco di raggiungere quelle parole che
ormai
Rotolano giù dalla collina
E allora mollo la bici,
mollo le persone a cui tengo,
mollo ogni cosa, tranne
lo zaino e le scarpe.
Corro giù e scivolo e cado e comincio a sanguinare e bestemmio forte tra i denti.
La musica è caduta nell’acqua
e si è sciolta
Si è persa a valle
e si è mischiata con il mare
Mi giro
E vedo tutto in bianco e nero
La bici rotta,
i miei amici che non mi guardano più negli occhi,
mia madre con lo sguardo duro che ha solo quando la deludo,
mia nonna
ha il cancro.
Il mio egoismo ancora una volta mi ha coperto gli occhi e riempito le orecchie
Di cose vane
Cose che durano massimo
sette
minuti
E poi,
in quei secondi di silenzio mentre aspetto l’altra canzone,
che cosa mi rimane?
Il sangue fino ai calzini,
un quaderno di poesie,
una gomma bucata,
la salita
da fare
a piedi.

Spotify



E sto ascoltando Zack Villere,
che non so chi sia,
ma non lo sai nemmeno tu,
così sembro più acculturata,
più interessata.
Ma interessata a cosa? Interessata a chi?
Sono interessata a te o alla tua musica vecchio stampo?
A te o al fatto che suoni il basso 
e che nel tuo gruppo a nessuno frega davvero un cazzo di come stai?
Sono interessata a te o al “Discover Weekly” che ti propone spotify? 
Sono interessata a te
o ai complimenti
che non ti freni mai dal trattenere
sui miei vestiti, i miei sorrisi,
le mie venti sfumature di rosa,
le mie prime Vans,
il mio ukulele,
la mia imbarazzante
musica di nicchia?



Un crocifisso al neon
Dove sono morta
Più di dieci volte.
Tu che mi guardi dal basso
Illuminata di una luce
Rosata
Che ti rende strana
Come se fossi in quei pub
A ridere e bere birre
Che probabilmente costano troppo
E non ti fanno ubriacare.
Voglio la pioggia
Un cortocircuito
Il buio nella periferia
Mi impiccherò con un nastro rosa
E tutti diranno
“Ma che bella stoffa,
che bel colore,
le risalta gli occhi!”
E io starò ferma,
appesa a un crocifisso,
con i tuoi passi
ormai
al fondo
della via.

lacci.



la tua scarpa slacciata
suonare la batteria per aria
le strade sempre uguali e sempre grigie
ma che sanno di casa.
la puzza di piscio alle scalette,
le altre scalette con i mozziconi di canna,
le altre scalette ancora, con le birre rotte e vuote.
I tuoi capelli sempre liscissimi,
i miei sempre sporchi, ma troppo corti per capirlo.
Ti conosco appena ma so che sei buona,
che il tuo cuore conosce il dolore
e tutte le nostre schifosissime scalette.
Non ti dirò
Curami,
ma almeno guardami negli occhi,
come io
cerco
di fare con te.