A.136

 

scaleno



Mi trovavo sul grattacielo più alto del mondo
per vedere come si sta in alto
e per esorcizzare quella paura tipo vertiggini
comunque ero su sto grattacielo altissimo
da qualche parte, sperduto
e stavo bevendo un Vodka Martini
e c’era una ragazza bellissima che mi guardava
e io la guardavo
e la bastarda faceva finta di niente
come se non sapesse che era la cosa più bella
di questo sistema solare, almeno credo

Ad un certo punto della vita capisci che non
ha più senso forzare le carte,
o sono quelle dello spettatore oppure ciccia
conveniva laurearsi come voleva il papà
Per intenderci dovevo andarmene con la ragazza
insomma è quello che ero venuto a fare
altrimenti non sarei qui al computer nel cuore della notte a scrivere cazzate
e cazzate le dissi, che ero un poeta
che scrivevo versi
Ma lei di ghiaccio voleva che la stupissi
si vedeva
e nel mentre pensavo che o l’avrei conquistata
o mi sarei lanciato dall’altissimo grattacielo
aussi le prologue La Haine (non so che cazzo ho scritto).

E giocammo una partita a scacchi di sguardi
ma sono una frana
e ricordavo solo che il cavallo muove a L
e capii di essere spacciato
tipo il finale di Pusher
tipo quella volta che mi rubarono la Lamborghini
(ma questa è un’altra poesia)

e siccome non avevo più niente da perdere
cominciai a vincere
no scherzo, purtroppo il destino è cinico e baro e l’unica vera vittoria
non sta nell’insultare chi ti citofona
ma non rispondere direttamente
questo lo diceva Schopenhauer
più o meno insomma.

Vabbé cazzate a parte ero su sto grattacielo
e cominciava a mancarmi l’aria
e già la ragazza si guardava attorno sperando che diventassi invisibile o almeno lei miope
e quindi decisi di buttarmi
come Indiana Jones quando lo inseguivano i nazisti

E fu lì amici cari
che imparai a volare

musica buffa



una volta ero in un bar
con gli amici stronzi
ma badate bene
io ero il capo degli stronzi

e ordiniamo alla cameriera
e nell’ilarità generale
“un negroni e il tuo numero”

e poi siamo stati sposati venticinque anni
e nostro figlio aveva un hoverboard tipo ritorno al futuro
e ad una certa s’è fatto investire
glielo dicevo sempre
“coglione stai attento con l’hoverboard”
ma d’altronde tale padre
no?

Ed eravamo così poveri
io e la cameriera
che una volta dovetti vendere due dita
per comprarmi* una mensola
dove mettere tutti i fallimenti a fare polvere
insieme all’urna del figlio
[comprarci]

però facevamo così schifo
ed eravamo così poveri
e brutti
che ci amavamo alla follia

allora ho accartocciato il numero e non ho manco lasciato la mancia
e sono andato con gli stronzi in uno strip
club
a vedere i culi