A.149

 

Viandante



Migliaia di passanti
d’ogni età marcati
identità mischiate
nel fabbisogno d’un viandante
ch’osserva senza fine:
 
è l’amore a cui è incline.



Spero che s’evinca dal mio scrivere malato,
l’amore che t’avrei dato.

Sbrattare presunti relitti



Gioco spesso con le rime
troppo penso d’esser incline
scevro soldato soggetto al divenire.
Rivoluzione porto dentro
ma dirottato do il consenso
ad un’etica che dice:
non puoi rinascere come fenice.

Così martoriato e trucidato,
da un presente
senza dubbio dirompente,
fanculo alla morale
chiedo venia all’essenziale
trascurato, tra psicosi e sovraccarico:
mi redimo per ogni peccato

non commesso.

Intatto



Mi gettasti
      come un sasso
           nel fondo dell’oceano.
                   Ora emergo
           mi rapprendo
      torno intatto
controvento.

 

Così finì agosto



E quella Roma
che lascia scalfiti,
scarniti,
gli scaffali
di una coscienza
a sua volta
varcata dall’assenza
definita esigenza
d’amore
che abbandoni lì
da esperto attore:
fingendo fuori
d’esser leggero
ma con dentro
il peso
d’un vuoto
intero.