A.149

 



OSA RITROVARTI IN MEZZO A STO MARASMA

Immune



Brindo alla sensibilità
 
di chi non si lascia
 
deturpare dal suo tempo.



Spero che s’evinca dal mio scrivere malato,
l’amore che t’avrei dato.

Tenera insonnia



È questo vento d’inverno
che amo:
la forza con cui si presenta
con cui, audace, accarezza.
Smussa angoli scomodi
e al liscio movimento che ispira
 
lieto non fa dormire.

Lipidi felicemente circolanti



Passerei l’intera vita
a mangiare
pane caldo e cioccolata
dopo cena
con te
che mi dici:
 
‘mi farai venire il diabete’.

Pensieri olandesi



Amsterdam,
in un giorno di luglio
piena e carica
affollata e traboccante
di gremita vita
cosmopolita.
Torno veloce
corro s’un tram
che corre solerte.
Si ferma,
mi fermo,
una fermata,
una panchina,
una ragazza fuori,
uno sguardo condiviso,
uno sbadiglio partito,
uno sbadiglio seguito.
Scoppia forte una risata,
che il vetro e i rumori urbani
non possono frenare.

Alla stazione



Ho visto una stazione
vuota dal dolore
c’ho portato
dirottato
stamattina
dal cuscino
fradicio di lacrime
dell’insopportabile
fallimento
che fa viver
solo a stento.

Sbrattare presunti relitti



Gioco spesso con le rime
troppo penso d’esser incline
scevro soldato soggetto al divenire.
Rivoluzione porto dentro
ma dirottato do il consenso
ad un’etica che dice:
non puoi rinascere come fenice.

Così martoriato e trucidato,
da un presente
senza dubbio dirompente,
fanculo alla morale
chiedo venia all’essenziale
trascurato, tra psicosi e sovraccarico:
mi redimo per ogni peccato

non commesso.

Intatto



Mi gettasti
      come un sasso
           nel fondo dell’oceano.
                   Ora emergo
           mi rapprendo
      torno intatto
controvento.

 

in paranoia



Vuote le meningi
a remare ti costringi
nel calco che ti tingi
addosso: così fingi.
E la gente che respingi
le persone che poi stringi
ti si bloccan la faringi
se restringi, se recingi.
 
D’arte, per difesa, ti dipingi.

Emanuele




E io che m’ero ripromessa
di non pensarti,
proposta omessa
dal mio stesso dedicarti
tempo e puro pensiero,
disarmato mio destriero
che in paranoia mi conduce.
Perchè mi manchi,
mi manca l’idea che riduce
chilometri di affranti
in secondi di pura luce
e mi manca un po’ la me
che spera e crede in te,
che spera e basta senza se.

 

Richiesta comune



Non mi fate
pensare
scazzare
incrociare pensieri
presunti prigionieri
d’una mente
che divora
senza sicura dimora
dove rifugiarsi,
rialzarsi
da sta melma,
ancora.

Così finì agosto



E quella Roma
che lascia scalfiti,
scarniti,
gli scaffali
di una coscienza
a sua volta
varcata dall’assenza
definita esigenza
d’amore
che abbandoni lì
da esperto attore:
fingendo fuori
d’esser leggero
ma con dentro
il peso
d’un vuoto
intero.

Ancora



E rantolo tra trappole insolite,
poi mi spezzo ossa fragili;
 
non penso che son fatto
per tirarmi su
comunque.

Eteroclisia



M’incateno a parole
in un baleno
veleno
per le mie povere stole
che cambio ogni giorno
e senza minimo sforzo
rafforzo
lo scorno.
Mi trafigge una lama:
puoi toccarmi,
trapassa,
puoi imbrattarmi
la carcassa.
Almeno riempila di poesia
arte
ed autentiche eresie.
 
Non mi lascio morire
di patetiche ipocrisie.

Tendrías que decírmerlo



‘Cuéntame

como es

que siempre

logras

despertar

lo indecible

en mi

eterna,

insatisfecha,

búsqueda.’

Forte e Impercettibile



..e potrebbe essere eterno
quel sentimento
che incombente
cresce
e dilaga
senza prospetto di fine
alcuno;
invade poi istanze
tenute segrete:
le scopre,
rimangono nude,
al cospetto di tanta
ineffabilità
che ancora una volta
travolge
e immette di nuovo
in circolo.
 
E seguita ancora:
non ti fermare mai.

Andare



Cammini
 
non ti fermi,
 
continui
 
incontri sguardi:
 
ci cerchi quello
 
che stai cercando
 
da una vita.
 

Solo Insieme



Anime fragili

immerse nel vortice

di continuo disordine,

a inglobare

con corpi sottili

la buia immensità

di un oceano,

da loro,

portato alla luce.