A.149

 



Arde eterna
la fiamma alimentata.



Te l’immagini il flagello
della guerra, delle liti
la mattina
a pelle viva
sulla schiena
già scavata
il sangue cola
e va a macchiare
tutto il suolo
che calpesti.
Il fiotto rosso ch’entra
dritto proprio
-nel cammino-
sullo squarcio
del tuo piede.
 
I fluidi
che si fondono:
il supplizio
ch’accomuna
tutti quanti.



L’ho detto
L’ho detto a me stesso
che il tempo
è un bugiardo
e lo spazio un bastardo
che toglie speranze.
 
L’ho detto
L’ho detto a me stesso
che odio lasciarmi scoprire
che sempre
ho paura
emergano cose:
ché non mi conosco.
 
L’ho detto
L’ho detto al mondo
che io sono io
che non mi possono volere diverso
che non voglio tenere maschere addosso
che vorrei innamorarmi
ma non ci riesco
che vorrei gridarvi
l’orrore che ho dentro.
 
E invece percorro
lo stesso tragitto
ogni perfido giorno.
 
Dall’alba al tramonto
nient’altro che amare
pulsioni
dirette all’ignoto
contorte in se stesse
nude, con niente più a ridosso
che le salvi
da ‘sto mare
tanto amato
ma in tempesta
che riversa
tutto il lercio che ha di sotto
proprio sotto i nostri piedi
freddi e spogli
sulla spiaggia di novembre.



Tu restes quoi qu’il en soit
 
l’histoire la plus belle
 
que je raconte à tous coups.
 
 
traduit avec mon ami F.74