A.15

 



Nei seni dedalici di dune squadrate
schiacciate da piogge

di gomma pesanti

Andavo a tratti
d’un tratto più forte

più lento

Siccome da vento
sospinto e respinto



Vedo dei monti di tegole eterne di rosso a corona intorno al mattino bandiere sbiadite di stati invisibili si avvivano a guerra perduta: dai picchi dei monti riflessi di luci dei piccoli mondi attorno all’eterna vedetta del cielo. Orione e sorelle stan fisse e invisibili schiacciate dai forti riflessi dei monti. Non cielo non luna c’è antenna a dirigere il volo dei nani dei piccoli mondi. Dai piccoli mondi di fuori non vede le strade i cunicoli di dentro dei monti. Ma mesta e rimestan l’interno dei monti i nani d’antenne attorte e ritorte spingendo d’affanno l’interno dei monti. Non sanno non vedon da fuori il forato ma guardan da dentro soltanto il mangiato. Non odon in affanno l’affanno dei monti che cricchiano e cracchiano più forte di fuori. Ma mesta e rimesta il bolo si impasta non regge il peso la forza dei nani d’antenne che vivon nei mondi di luce riflessi d’interno dei monti. Il bolo s’arresta, il monte si incricca e i nani d’antenne rimangon bloccati schiacciati da tegole eterne che chiudono i mondi di luce riflessi d’interno dei monti che monti non son più. La luce si spegne il nano s’attorce e poi resta per dare ai monti di nuova fermezza così ricreando dei monti di tegole eterne di rosso a corona attorno al mattino.



S’io potessi

pensare

di saltare dal balcone

e vedere il soffitto

del cielo allontanarsi dalle mie mani

che ne sarebbe di me, mia cara?

Per te

mia cara

rifiuto il balcone

la lama, la corda

il fuoco.

Per te

aggrappo il cielo

trattengo l’azzurro

con unghie e con denti

rimango vicino.

Ti attendo paziente

appeso e pensante

mi volgo ad oriente

tu sorgi

ti guardo.



La mia Musa si è pettinata stanotte.

Si carezzava il polpaccio e respirava

come vento primaverile.

E mi sorrideva beatamente.