A.159

 

Dio è femmina



Scrivo ciò che sento

Ma cosa sento io?

Sento il bisogno di trovare Dio

Nelle mie idee si nasconde

mentre io lo chiamo a gran voce

ma si diverte e mi confonde

allora gli sussurrò sotto voce:

“perché non vuoi farti trovare?

io ti sento, sono vicina

quassù, oltre la collina

vibra potente il tuo respirare”

Per me dio è non convenzionale,

motore immobile mancato

verità oscura che rivela il male

un tale, fuorilegge ricercato

Il mio dio non è una cosa seria

ha l’umore di un colore, volubile

mutevole, come una forma nubile

promessa sposa della materia

libero, informe nel suo divenire

ripudia la regola e la ragione

è intuizione, destinata a fallire

a iniziative astratte fa adesione

voglio un dio con idee future

che nega sé e la sua forma

dio lo invoco ma mai ritorna

smarrito in luoghi di sfumature

Il mio dio è femmina, una dea

abita i meandri della finzione

Lei si chiama immaginazione

 

Il mio Rosso



Rosso d’imbarazzo

Rosso come un artista pazzo

vino Rosso che libera e macchia

la mia maglia, dell’altra sera

Rosso come chi ha passione

passione per la rivoluzione

Rosso come due amanti, davanti

a un fuoco che fa atmosfera

sollievo Rosso nelle mutande

urlato al cielo stropicciato

Rosso giudizio e giudicato

sole Rosso un po’ ammalato

codice Rosso: il tempo é morto

ed io non trovo via d’uscita

debole, ferita

soffocata dalla vita

 

Vivo per la Condivisione



mentre fuggo dal mio tempo

grigio, con la pioggia trovo sincronia

nel nostro mescolarsi;

lei mi ricorda

che a cadere non sono

sola

e colgo

musicalità nel passo

democrazia nello sguardo

sacralità nel gesto

mentre ti aspetto

nel mio frenetico silenzio, sento

pienezza nell’assenza;

Vivo stanca e sospesa

vinta, mai arresa

per la Condivisione