A.159

 

Sono Povera



Diversa
è la nostra abitudine alla vita
ma della comune Povertà
rifiutiamo il legame

Rivoluzionaria
mi piacerebbe essere chiamata
solo per aver gridato
di essere POVERA

Io credo



Siamo instabili sfumature del possibile:
d’immaginazione si colma la sete,
del divenire si riempie la fame,
ma nostra fede è non credere al cielo.

Astrazione



Con lo sguardo rubato al dio cielo
e l’anima leggiadra, gonfia d’aria
divengo del vento avversaria

Sfido il suo ritmo, cerco il suo tempo:
volubile, veloce, vibrante
ansimante, io lo rincorro

Ma il mio aire non trova forma,
e’l misero ritorno sulla terra profana
mi ricorda la sconfitta d’essere umana

 

Come un violino in una canzone pop



Strumento scordato
risuona sciupato
tra orchestre di muse
che rendono escluse
le sue note pesanti

Sporadica ispirazione
di sordi e disillusi amanti

 

Si nasconde



Misterioso e inadatto,
si fa occulto osservatore
dell’oscuro, ricercatore
vaga pensoso nell’astratto

Avido appare
del suo sguardo profondo
ma cela sullo sfondo
condivisione soffocata

Perso in se stesso fa perdere me

Le regole del gioco



Palloncino in una strada
salta e balla, si diverte, si rincorre
mentre tutto veloce scorre
evade la tassa dell’indifferenza
mentre ride della tacita violenza
che ci rende ciecamente quotidiani

Palloncino in una strada, senza deviazione

 

Il mio Dio è femmina



Scrivo ciò che sento
Ma cosa sento io?
Sento il bisogno di trovare Dio

Nelle mie idee si nasconde
mentre io lo chiamo a gran voce
ma si diverte e mi confonde
allora gli sussurrò sotto voce:
“perché non vuoi farti trovare?
io ti sento, sono vicina
quassù, oltre la collina
vibra potente il tuo respirare”
Per me dio è non convenzionale,
motore immobile mancato
verità oscura che rivela il male
un tale, fuorilegge ricercato

Il mio dio non è una cosa seria
ha l’umore di un colore, volubile
mutevole, come una forma nubile
promessa sposa della materia
Libero, informe nel suo divenire
ripudia la regola e la ragione
è intuizione, destinata a fallire
a iniziative astratte fa adesione
Voglio un dio con idee future
che nega sé e la sua forma
dio lo invoco ma mai ritorna
smarrito in luoghi di sfumature

Il mio dio è femmina, una dea
abita i meandri della finzione
Lei si chiama immaginazione

 

Il mio Rosso



Rosso d’imbarazzo
Rosso come un artista pazzo
vino Rosso che libera e macchia
la mia maglia, dell’altra sera

Rosso come chi ha passione
passione per la rivoluzione
Rosso come due amanti, davanti
a un fuoco che fa atmosfera

Sollievo Rosso nelle mutande
urlato al cielo stropicciato
Rosso giudizio e giudicato
sole Rosso un po’ ammalato

Codice Rosso: il tempo é morto
ed io non trovo via d’uscita
debole, ferita
soffocata dalla vita

 

Vivo per la Condivisione



Mentre fuggo dal mio tempo
grigio, con la pioggia trovo sincronia
nel nostro mescolarsi;
lei mi ricorda
che a cadere non sono
sola

E colgo
musicalità nel passo
democrazia nello sguardo
sacralità nel gesto
mentre ti aspetto
nel mio frenetico silenzio, sento
pienezza nell’assenza;

Vivo stanca e sospesa
vinta, mai arresa
per la Condivisione