A.155

 

Chimera



Tu – uomo illuso,
Tu – traditore,
Tu – feccia,
Tu che non sei altro che un mare di menzogne,
Tu che altro non hai se non la tua lingua sporca -
in ginocchio.
Possano le mie mani accompagnare il tuo viso al muro.



E se tu fossi l’unica cosa insuperabile tra le mie paure?
E se io potessi amarti più di così?
E se fosse ancora tutto così chiaro in questo mondo di lenzuola
azzurre?
Se potessi ancora averti tra le mie gambe, sfiderei la morte senza
scudo delle mie bugie

Precaria è la mia realtà.



Mi sono incatenata con le paure e le voglie di morire e lasciare te,
da sola, a vivere questo mondo:
piangendo -
magari -
e tenendo tra le mani quella fotografia mai incorniciata.
Quelle parole perse tra i singhiozzi e il dolore lombare.
Soffocavo tra le mie lacrime e le tue preghiere.
Perdonami di essere così lui,
perdonami quel lasciarti tutto il peso sulle spalle;
quel mio fuggire lontano da te per migliorare ciò che sono
e che tu non conoscerai mai.
Quel mio essere qualcuno che neanche io conosco.
Hai sempre voluto conoscermi e io non posso esaudire il tuo desiderio -
perché neanche esiste una Me.
Precaria è la mia realtà.

Gigantesco amore non mio.



Prenderai il tuo flusso, io il mio
Ma saremo sempre nello stesso grande acquario dell’Amore
Ma tu amerai un altro,
io sempre te
Saranno solo giochi gli amori dopo -
l’unico e per sempre mio tu.
Sai, quella sera sul Ponte penso di averti amato più di me stessa -
io che ho imparato ad amarmi dopo anni -
tremavo:
mi hai reso insicura.
Le lacrime che ho trattenuto perché non sono tua.
Non sono tua.
Non lo sarò mai.
Il tuo abbraccio non sarà mai mio.
Eternamente devota.



Sai, durante questa luna -
in cui mi ritrovo -
mi chiedo se ci sarà mai un tuo sorriso per amore.



Vorrei bruciarmi completamente tra le tue braccia



Godard è il regista della mia consuetudine.



Ci sono notti in cui mi chiedo come stia il tuo malessere e se hai freddo di me



Immagina una stanza con i suoni che si intersecano,
immagina che io sia un’ombra – quella cara al tuo essere,
immagina di possedere una chiave,
immagina che io non abbia il coraggio di alzarmi e la calma,
immagina che io non abbia scritto nulla sui muri per te.



Saranno le parole il mio più grande rifugio,
saranno le mie bevute le verità sacrosante,
saranno i miei amici.

Vai, vai e non tornare mai



Un giorno uscirai dalla mia testa,
un giorno sarò finalmente sola.
Il mio Χάος è la parte più bella di me
e tu non te lo conquisterai mai:
è mio, solamente mio.

Saranno le pionie a fiorire nel nostro giardino,
saranno le mie sventure a farmi rinascere,
saranno le ginocchia sbucciate a procurarmi dei sorrisi: sarò ancora viva.

Sarà ciò che sono sempre stata a farmi desiderare di cambiare,
saranno le mie insicurezze a farmi cedere,
sarai tu a prendermi.



Io sono la mia prigione e la mia salvezza.

V per vaffanculo.



Mi chiedo come speri di mantenere il mio amore,
o il rispetto altrui se sei una consumatrice senza fine;
ciò che prima disprezzavi – perché di mia proprietà -
ora lo ami.

Piacerai alle tue nuove prede che incatenerai tra le tue ragnatele amichevoli.

Tu e il tuo sorriso diavolesco,
la tua perfetta messa in scena del dolore,
la tua meschinità:
tutto ciò che ho cercato di ignorare
ora, spero, faccia male -
anche se ci vorrà del tempo -
a chi stringi tra le tue braccia
chiamandolo: ‘il mio cuore’.

Pregherò perché tu possa gioire una felicità falsa il più tempo possibile,
dopo, però,
sarai disintegrata dal ‘non abbastanza’.

Bevi pure il sangue.

Care ombre



Questi specchi che non mi conoscono e non mi conosceranno mai:
mi rifletto nel viso sbagliato;
sono anche ciò che trema tra i cespugli di un selvatico animo.

Spogliati di me e delle tue care ombre,
spogliati delle sicurezze invane che inventi nella tua mente,
spogliati del tempo che ostini perdere sperando di non essere il Coniglio.

Spogliati di quegli stupidi pregiudizi,
spogliati del testo di quella canzone.

Care ombre, care compagne d’avventura, lei mi disse che ancora nulla è perfetto: sono avanti, ma retrocedo facilmente.

Care ombre, la colpa è solo vostra.
Ma io perdervi non voglio: le ho mentito, e tanto.



La vita mi ha voluta Frida

Spingere oltre e non stringere.



A leggere il pianto dei tuoi occhi
ed andarsene altrove
nell’oscurità dei ricordi attaccati alla fune
di un povero bastardo.

Il caffè



Riesco a respirarti,
riesco a vedere come fumi,
riesco a sentire il ruggito trattenuto in gola,
vedo le chiazze del caffè sulle piastrelle della cucina.

Ma non posso toccarti, sei un’ustione.



Ti voglio morto, seppellito tra le mie braccia

Sacco emozionale



Sono scappata così lontano
per non farmi prendere da te,
per non ricordare ciò che eravamo;
di quanto tu mi facevi star bene.
Ma io, se parlar devo chiaro, non t’amavo.
Amavo quella beatitudine, quel sorriso ad ogni parola che avevo.

Non te.

Non amavo te, amavo quello che sentivo.
E mi sentivo bene; eri il mio sacco emozionale.
Eri lo schiaffo, eri il dolore che non provavo più.

E tu, tu…
Tu mi volevi accanto a te,
mi volevi possedere
ed io..non mi sono data alle tue grinfie
e alle tue più onorevoli bugie io sono fuggita.

A mia madre II



Resta con me,
ancora un po’, ti supplico.
Tu sei la mia sorgente e da te bevo il sangue.
Tu sei la mia unica sopravvivenza, l’unica che mi rimette in piedi.
E piange l’anima mia quando rimembra che non siamo eterni.
E che arriverà l’ora in cui mi abbandonerai.
E allora i pioppi si abbasseranno verso il terreno,
e le mie radici si seccheranno,
e la mia anima supplicherà la morte.

A mia madre.



Будь зі мною,
ще трішки, благаю.
Ти моє джерело з якого я п’ю кров.
Ти моє єдине виживання, єдина яка мене підніме.
І плаче моя душа коли згадує про те що ми не вічні.
І що настане той час коли ти мене покинеш.
І будуть тополi гнутись до землі,
і моє коріння гнити,
і моя душа благати смерті.



Ho la vita sulle labbra ora che m’amo.



Ho visto brillare i tuoi occhi -
quando il freddo scaldava l’amore -
e prenderti cura di un povero amico.
Mi chiedo semmai avrai pace

Ricercatore.



Cammino sul ciglio della strada di un mondo
tra le fiamme della conoscenza di un ricercatore di parole.
Quando mi ha visto -
un sorriso sulle sue labbra -
ero l’ultimo pezzo mancante di un puzzle.
Concludevo la malinconia.



E saliremo sulla nuvola dell’eterno inferno:
Tu sei la mia musa ed io il tuo eroe dal cuore infranto.
Non chiedermi se mi capita, a volte, di piangere sotto la pioggia autunnale;
Essere non è divisibile, è eterno come le tue menzogne e la tua voce incomprensibile
quando parli del vento e del cuore infranto.
Sei una bugiarda ed io il tuo eterno servitore.

Fortezza



E chiamalo così – che non c’è niente di più
E un mondo che crolla è la mia fortezza
andata in frantumi per un sorriso disperso di un bambino infelice in riva al fiume



Bruceranno su di noi le nostre malinconie

Lividi di paura



Presagio di una morte infelice
su una pedana in rovina
dai mille assalti di un cavaliere senza scudo
Una rosa celeste in mano
Una spada insanguata di paure
Alza il pugno!
Vieni avanti e poi indietro
Salta e dimenticati di aver paura
sei ancora in tempo di vincere
Fino a cinque e poi si perde

2:35

Ho ancora tempo, ma non le forze
Alza il pugno e usa la testa!
Dimentica il ‘sempre’ per uccidere
Alza il pugno!



Ma cosa faranno i miei demoni
una volta eliminato il mio passato
e le mie paure?



E così – tra un tiro e l’altro -
di una corda fatta di spine,
hai ricordato il tuo egregio nome:
portalo sulla testa come una corona -
sei ancora debole per metterlo via.