A.155

 



E così – tra un tiro e l’altro -
di una corda fatta di spine,
hai ricordato il tuo egregio nome:
portalo sulla testa come una corona -
sei ancora debole per metterlo via.



Trovami un fiore in questo putiferio

Addio



Graffiato come onde marine
questo gennaio caldo -
madre e figlio.
Sono passati due malocchi -
ho guardato altrove, cercando ancora del buono.
Tu, vestita di nero,
con il rosso sulle labbra,
dimmi se ci rivedremo ancora
o se eri soltanto un’apparizione d’addio.



Mi sono fatta un bagno nei vetri rotti delle tue scuse.



I mostri cantano vittoria, ma sono stonati.



A gridare le ingiurie
ed essere amici;
Il mondo crolla:
restate in pace.

Identità di un viaggio



Siamo tutti identici:
gli stessi mostri,
gli stessi errori,
le stesse risate e le storie;
diverso pensiero,
diversa vita,
diversa conoscenza,
diversi punti di vista.
Siamo tutti là:
a dar voce ai nostri demoni,
a farli uscire fuori
perché è l’unico modo di sopravvivenza.
L’unico modo che ci fa tenere per mano nonostante tutto.

Ancora insieme.

Valeo



La vedo arrivare -
piano, piano per non svegliarmi:
crede che sia ancora da Morfeo
a farmi raccontare storie.
Poggia la tazza blu sul tavolo – sorride.
Guarda una fotografia:
ha scoperto che l’ho conservata.
Ignora il messaggio scritto sul retro:
una promessa di ritorno
e una speranza di trovarla ancora viva.

La speranza non c’è più,
ma, la promessa, l’ho mantenuta.
Ti portai dei fiori sulla tomba,
ma non eri più sola in quel luogo:
ho la tua paranoia;
ho il tuo malessere;
ho la tua voglia di salvare il mio mondo;
e come te,

ho amato un solo uomo.

 



Che qui,
a contare le vittime,
siamo in 5:
Io,
tu,
lui,
lei,
esso.

Agonia del rinascere.



Hai preso la mia mano,
e hai sceso le scale con me
dentro un burrone.
Mi hai bruciato la carne,
mi hai bruciato la mente,
e mi hai spinta.
Sono precipitata dentro l’imbuto
e ho incontrato il Diavolo:
aveva i tuoi occhi.
Mi ha sorriso,
mi ha preso per mano
e mi ha accompagnata nel Limbo.
Lì sono rimasta sola,
genuflessa,
ad aspettare Dio che mi perdoni
l’essermi abbandonata tra le tue braccia,
e non aver chiesto aiuto quando
mi hai soffocata.



L’hai sentito -
quel verso
delle 7?
Era il mio silenzio spezzato,
ha fatto rumore:
nessuno l’ha accettato…
e tu non eri qui.
Parlare più non posso.
Ho la bocca cucita,
l’ho fatto io:
non volevo più soffrire.

Le macerie.



Quando sei con me
vago tra i tuoi respiri
fino al punto di dimenticarmi chi sono
cosa ho fatto,
cosa ho lasciato alle spalle,
cosa ho patito;
chi ho scelto di lasciar andar via,
chi ho scelto di lasciare al mio fianco,
chi ho amato
e chi ho seppellito
tra le macerie della mia memoria:
e lì restare dovranno.



La speranza è come il gatto di Schrödinger.

Succo di mele.



19 dicembre,
San Nicola.
Io e te
alle prese con le decorazioni.
Rosso, blu e giallo.
Salire in alto
con una sedia sotto i piedi.
Ora che non ci sei,
non ho nessuno che
mi assicuri la presa -
dopo la caduta.
Ora che non ci sei,
odio il Natale.
Ora che non ci sei,
non vedo più l’arcobaleno.
Ora che non ci sei,
odio la neve -
mi porta alle porte della Nostalgia.
Ora che non ci sei,
il gelato non ha lo stesso sapore.
Ora che non ci sei,
non sono più una bambina.
Ora che non ci sei,
ho tradito la Patria.
L’inverno era la nostra stagione delle conserve.
Ora che non ci sei,
odio il sapore delle mele.
E’ scoppiato tutto,
lì sotto,
perché il Natale
non lo amo più.
Semmai dovessi tornare,
portami i ricordi
e un po’ del succo
di mele.



La mia indefinizione mi definisce.

31/08



Muro

Mani

I miei pensieri

dentro i tuoi

Abbiamo bevuto

Torniamo a casa:

ti spoglio io.

Batti la testa,

sarò eternamente tua.

Carcassa del mio ego.

Lenzuola

Sesso.



Il silenzio assordante.

Puttana



Insonnia,
puttana.
Quei giorni
passati da sola
nel letto
a confondermi
con le lenzuola
quando il sole,
di mezzanotte,
mi spaccava
le ossa.
Piangevo.
Piangevo e
gridavo il tuo
nome.
Il respiro -
non esiste.
Soffocavo.
Soffocavo
e ridevo.
Mi buttai per terra:
polvere.
Asfissiante
questo dolore.
Io volevo vivere
e morivo.
Morivo ogni volta:
i tuoi capelli
tra le mie dita.
Lasciammo un fiore
nel treno.



Il buio è ciò che ho richiesto.

Sta a te liberarmi dalla luce che ancora c’è.



Ho riscoperto il mio problema nel caos del mondo.

Bugia incantevole



Sei una bugiarda.

Ho così tanta paura di te,

di quello che mi fai,

di cosa posso fare

e chi posso uccidere per sentirmi meglio.

E se vuoi saperlo,

ho compiuto un omicidio:

ho ucciso le emozioni

e sto pregando per empatia.

Gli scorci.



Staremo ancora in piedi

Tra gli scorci della salvezza

Caduta nell’oblio

Perché non siamo riusciti

a respirare la polvere

da sparo

dei nostri

addii.

Leonìd



Hai masticato la fiducia a te data;

hai sputato sale sulle mie ferite.

Stai comodo sulle mie spalle?

Se li muovessi, cadresti:

ti guarderei sorridendo.

Ma tu chi sei

se non il mio assassino?

O forse, anche il suo.

Ci hai avuto entrambe -

ma siamo ancora vive,

anche se respiriamo

affannate.