A.178

 

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Siamo solo

Io, te, e i raggi lunari

filtrati dalle persiane

Una città all’orizzonte che si colora

Gradualmente

Di rosso, di arancio, di rosa.

Una stanza, un respiro

Che tra le carezze, i morsi,

Le parole fatte di sguardi e gli sguardi fatti di parole,

Si tinge gradualmente,

Di pari passo con l’evoluzione dell’alba,

Di noi.

A



Questo raggio di luce

Che ti accarezza la pelle

Sembra fatto apposta

Per abbracciare i tuoi sogni afoni

Contesto ineluttabile

dei tuoi silenzi

Ad M. ed i suoi colori iridescenti



Mi sono persa

Tra i timidi sguardi

E le parole mai dette

In momenti di incredibile leggerezza.

Il verde intenso

mischiato al tabacco e le cartine,

è verde anche dei tuoi occhi,

che da bianchi guardavo diventare rossi insieme ai miei.

I tuoi capelli, non te l’ho mai detto,

il sole li fa vibrare del colore delle albicocche,

e la luna li tinge di rosso veneziano.

 

Era già Aprile

quando guardandoti da lontano ho pensato,

per un attimo,

che quei tuoi capelli,

uniti alla morbida linea che accarezza il tuo profilo

dal naso alle labbra,

avrebbero fatto invidia a qualsiasi panorama

di lineamenti e di colline,

che avrebbe mai avuto il coraggio

di porvisi in confronto.

Vorrei



A volte vorrei

Un gesto eclatante.

Tu che arrivi sotto la mia finestra

Così lontana dalla tua

Solo per dirmi che non riesci a smettere di pensarmi,

A volte vorrei

Una di quelle imbarazzanti dediche

Di canzoni, di musica e di parole

In mezzo ad una piazza, o nel cortile di scuola

Che poi è quello l’imbarazzo più bello che ci sia.

Vorrei che arrivassi con la tua auto vecchia

E due biglietti per un concerto

Di quel gruppo che non conosce nessuno

Ma che, lo sai, è il mio preferito.

A volte vorrei una poesia, una lettera, un romanzo

Che scrivi pensando

All’odore dei miei capelli.

Che poi vorrei tutte queste cose,

Ma mi basterebbero solo due parole

Per cadere nuovamente,

Da masochista quale sono,

Fra le tue braccia.

Rosso sangria



Lunghe chiacchierate

sotto le stelle

sugli astri e l’universo

e sulla scontatezza del parlare del cielo

Svaniscono nel silenzio stupito

della nuova luce

rosso sangria

 

Un amico, le camel blue

un giardino ancora bagnato dalla pioggia

mi hanno fatto ricordare

dopo un po’ di tempo

cosa significa vivere, ridere, davvero.

 

Il cielo stasera è lo stesso

ma i miei occhi

sono sommersi da una luce nuova.

Neve



Mentre guardavi,

come un bambino,

lo spettacolo alla finestra,

tutte le parole che volevo,

non volevo

dirti,

mi si sono gelate in bocca.

 



E mentre tu,

leggera,

erri fra le labbra di un altro,

io piango ciò che per te è stato

che per me,

sarebbe potuto essere.

 

 

È impossibile



La forza

che mi è stata richiesta

per dirti di andare,

La forza,

gli occhi pieni di lacrime,

di guardarti

impassibile.

Impossibile.