A.191

 

Bologna



Bologna è una batteria: i piatti
le catene delle biciclette e i
bicchieri in osteria;
la grancassa ai motori scandisce
scordati rullanti di motociclette.
Stipati sui tavoli
saltellano ubriachi
rototóm di discorsi e poesia
nell’assolo della notte

-allegro ma non troppo-

Ruote di valigie in partenza:
melanconico applauso finale
scrosciante sui sampietrini.

Silenzio.

 

Via Galliera 34



C’è da sbattere i portoni
dagli androni impolverati
per squassare del silenzio
un vetusto imputridire:
«Non c’è tempo! Non c’è tempo»
voglio urlare per coprire il
crepitìo di passi svelti
fermi e stanchi dei passanti.
C’è da buttarsi nei vichi
per toccare i sanpietrini
come tasti al pianoforte,
suonar coi diti le corde
delle grate, dei tombini,
come bambini curiosi:
inconsapevoli e vivi.

Calliope



Nel cuore della notte:
calice ricolmo di
speranze e muti canti
soffocati da passanti
che vaneggian d’amore,
m’apparve della veste
tua michelangiolesca
un lembo di sfuggita,
del resto niente più:
non volgesti lo sguardo
opalino nell’ombra
cerchiata dal candore
dell’iride lunare.
Non fosti delle mani
che protesi anelanti
carezze voluttuose
culla della stanchezza
ma fugace certezza,
pallida rimembranza:
del resto niente più.
Ma nei rivi piangenti
e nei campi irrorati
e al tramonto languente
e nel bimbo che piange
un dolore ancestrale,
io ti chiamo: sicché
arde eterna nel petto
la fiamma alimentata.