A.192

 

Il mestiere del poeta #1



Il mestiere del poeta
non è un mestiere.

*per gli introversi il verso 1
per gli estroversi i versi 2 e 3*

1.Già, non mi ci sfamo. Cazzo.

2.È così bello da non sembrare
3.nemmeno un lavoro.

Non mi credo più
(la cosa comica
è che mi fido di tutti)
Accontento questa mia
vena laconica
lanciandomi insulti.

Sono un Atlante,
sorreggo il mondo,
il mio animo errante
saprebbe dire di tutto.

Dialogo tra un Computer ed un Romano



Cercasi ragazza…
È inutile, non la cercare.
Cercasi definizione di “ragazza”…
Non credo si possa dare.
Cercasi requisiti necessari…
Ancora?
Cercasi modi per non offendere…
Non è questo il punto. e sai una cosa?
Io so un sacco di cose.
Tu non puoi trovare l’amore.
Io ho già un robottino a casa.
Non intendevo questo.
Ci trovi qualcosa di così magico?
Beh, sì! È proprio per questo che…
Beh, ti sbagli!
Non c’è niente di magico,
è solo passione,
agire di persone.
Non puoi farne una questione
Svegliati coglione!
Sei innamorato dell’amore,
li odio quelli come te.
Come puoi odiare?
Sei latta e bulloni,
vivi per imitare
sentimenti che non provi
che non puoi provare.
Io sono il tuo limite,
il comando che ti serve.
Non ho bisogno di te,
sarà l’amore a trovare me.

Con questa frase ad effetto
spengo il telefono ed aspetto.
La mia testa, ancora calda,
compone interminabili giri.
Ancora perplesso, sentenzio
“Sta cazzo de Siri…”

Dedicata alla Madonna.



Questo è l’odio che ti vorrei dedicare.
Quest’altro è l’amore che vorrei non provare.
[Dissi io, indicando il mondo]

Senzadio è un termine forte.
Sono anni che giro in tondo,
possibile non si aprano queste porte?
Stringo ed agito il pomello
cercando, disperato, un ingresso.
È inutile, non è così che funziona
[Dice lei, dall'altro capo del legno]
comportati da poeta,
Usa l’ingegno!
Non accontentarti di ogni persona.
E così continuo, sbatacchiando
porte e pomelli,
ricordando con rimpianto
quei pomeriggi, quanto erano belli.

Sembro stanco di tentare.
È forse arrivato
il momento di abbandonare.
Mi metto seduto
a gambe incrociate
ed inizio ad osservare:
le porte
che prima sembravano identiche
stanno cominciando a cambiare.

The picture is me and you under the blankets



I don’t wanna.
I fear the Death.
[Why don't better words came to me?]
Define this sensation, it’s hard.
What? Defining it or the sensation itself?
Both.
So is this a dialogue now?
Between me and who?
Maybe me it’s enough.
So let’s make a toast,
without laugh.
[Is it blood what I just coughed?]
I don’t wanna live anymore.
The fear of the Death…
That’s crap.
But you know that,
don’t ya?

Seems to be rainy, the damn…
The bloody
rainy
Death.

Questi so’ i peperoni



Finisco di mangiare,
poggio i coltelli sul tavolo.
Mi tolgo gli occhi
e li rimetto nel solito scaffale.
Mi alzo, le mani bucate in tasca,
e la bella testa mi gira non sento più
la sedia dietro di me la strana utile
sedia che ha non so quante zampe è sparita
dove cazzo è andata come farò con il mio pesciolino Wanda…

il vuoto dietro la schiena si riempie.
Il buio, ora
intorno a me.
Nelle mani,
non più bucate,
stringo un lenzuolo
bianco,
ma che, nel buio,
non posso vedere.

Dedicata a Roberta



Questo senso di pulito,
ridotto all’osso,
mi accompagna.
Accompagna la mia sigaretta,
mentre cammino verso casa.
Mi sa che è notte,
gli stop rossi delle macchine,
le luci dei lampioni,
mi accompagnano.
Accompagnano i miei occhi,
chiari come la luna
che splendeva l’altro giorno.
Mi tolgo il giacchetto,
sento caldo,
ma sono quasi arrivato.
Le nocche rotte ed il sangue
che mi appiccica le dita,
la parte palmata
in mezzo ad esse.
Una strana sensazione
di secco,
il sudore addosso,
gli occhi che bruciano
ed il pulito.
Il pulito che ho nella testa,
ora che mi hai sporcato.

Dedicata a Maria #2



Sono arrivato
a quel punto della vita
dove l’intelligenza
mi pesa.
Vedo il mondo per come è,
la gente
dall’alto in basso.
Il mio gruppo,
è più piccolo,
è più difficile da trovare.

Sono arrivato
a quel punto della vita
dove la mia bellezza
mi pesa.
La gente
mi vede,
ma non mi ascolta,
e, se sono scelto,
so che è quella
che devo ringraziare.

Sono arrivato
a quel punto della vita
dove l’amore
è complicato.
Dove la mia simpatia
non è più mia,
e le emozioni
sono un oggetto,
che devo usare.
Ho una penna da far funzionare.

Io, non ho
la vostra fortuna,
non sono nato
in grado di sopportarmi,
non vivo per me,
a malapena vivo con me.

Why do you even look at me?

Non avete, voi,
la vostra felicità?
Non siete contenti di esser così?
Allora perché?
Se nemmeno tu ti piaci,
perché guardi me?
Cosa speri di trovare?
Io spero…(ansimante)
tu possa trovare me.



Vedo una stanza,
è piena di gente.
Nuvole per pareti
ed il sole che si bacia con la luna.
Si guardano tutti,
sono felici, questo è vero,
ma dai che brutto,
Non c’è un dolore che li accomuna.
Il lupo grida,
nessuno risponde.
Forse sono io il lupo.
Rimasto solo,
sotto le onde.

Vedo una stanza,
è piena di niente.
la vedi che danza,
da sola,
la mente.



Proprio qui,
il cuore mi batte
fra le dita mentre tengo le pagine.
Delicate,
si piegano
ed io non riesco a leggerle.

Il 33 di Marzo



“Volevo dire qualcosa,
non ricordo cosa, non ancora.
Ma ce l’ho qui, tra le labbra,
che vibra e le solletica.
Non lo senti anche tu?
Sembrano i suoni di un’intera città,
guarda, cioè, ascolta…
Ci sono le scarpe
che battono sui sanpietrini,
sono così tante che sembrano tutti di fretta.
Le risate, gli schiamazzi,
le chiamate al cellulare,
senti che confusione…ascolta però,
non ti far distrarre dalle singole voci.
…c’è qualcos’altro?
Le macchine, i mezzi, le bici…
Li avevi mai ascoltati così?
Vieni qui ora, avvicinati.

Sentile queste mie labbra che tremano,
quello che ascolto è così assordante
che non riescono a fare altro.”

Oh God, tell me, is it painful?



“Fermati. Ti prego, aspettami.
Solo un secondo,
fermiamoci entrambi un istante.
Fermo!
Non ti muovere, te ne prego,
ancora un momento.
Cammini senza sosta da decenni,
non vuoi riposare?

Finalmente! Finalmente ti sei
ferm…”

Dedicata ad Alice



Il mondo è fantasia

ed io sono cenere che arde

ed incandescente scalda.

E tu cosa sei?

Sei le mani che mi coprono

e si scaldano per me?

O sei il piede che, maldestro,

calpesta il mio calore?

Ti brucio, ti scaldo,

ti maledico e ti porto con me,

in questo assurdo mondo che

è la fantasia.