A.21

 

Cicatrici senza chiusure lampo.



Caddero gli occhi su quelle cicatrici,

cicatrici senza censure,

cicatrici aperte al pubblico,

le mie cicatrici senza pudore.

Caddero gli occhi sugli aloni scuri

che marchiavano la pelle,

sulle scritte incise con i chiodi

macchiati dalla ruggine.

Caddero gli occhi su quello scenario,

un solo istante per riportarmi al passato.

Freddo e un ansia lugubre salirono su per la schiena;

gli occhi come di ghiaccio allargarono l’iride colte dal panico.

Scene, come di un film in bianco e nero,

vecchie e di pessima qualità scorrevano;

un filo sottile nella scatola cranica

tra il cervello e le sue ossa.

Questo erano, i miei ricordi.



Eravamo fatti di cera,
sciolti sotto il fuoco di un cremisi acceso;
Eravamo fatti di vetro,
rotti sotto i nostri passi pesanti;
Eravamo fragili ma anche molto di più.



Tutto qui sembra splendere,
soleggiato il cielo,
caldo il corpo,
e fiori gialli costeggiano il prato
tra le gardenie pestate da qualche pedone.

Tutto troppo limpido,
davvero è un sogno che inizia con i miei occhi dischiusi
e continua tra le tue braccia concrete?
E’ amore tra fiori senza spine il nostro?
o sono le spine strette ai polsi che si diramano
fino al cuore, e poi più sotto dentro l’anima,
quelle che ti costringono a credere d’amarmi e d’essere amato?
Cosa ami tale?
Occhi neri e spauriti,
Chi ami?
Me o il sorridente pensiero di far parte del girone degli innamorati?



Nacque a Dicembre,
occhi neri come il carbone,
paffute guance,
fragili capelli castani.

Nacque a Dicembre,
graffiante sguardo d’osservatrice,
raffinata virtù,
sentiva la morte.

Nacque a Dicembre,
parlava ai diavoli,
giocava con la vita dei buoni,
chiamava al suo cospetto il mietitore.

Nacque a Dicembre,
tagliava anime coi coltelli,
stroncava gli uomini con le parole,
dipingeva incubi.

Nacque a Dicembre,
gridava odio alla famiglia,
maciullava carne di sogni,
regalava sguardi di rabbia.

Nacque a Dicembre,
non morì mai.
Visse tra quelle mura della sua casa, per sempre.