A.220

 

Perle



Neppure un’orma resta dei nostri passi,
delle nostre voci non risuona la valle,
eppure son sicuro che le onde ricordano
così come il bosco ricco di odori
e le vette scalfite da quel vento infinito.
Quel vento freddo che ci fece tremare
per farci abbracciare.
Ed è stato come baciare dio.
Ed è stato come un non arrendersi
ad un eterno perdersi.

Ogni volta che il mondo odora di mare
rimando ciò che devo fare
per perdermi nel dolce ricordare
quel cielo di stelle,
quel cielo di perle
che ti adornarono il viso
in quelle notti
ormai perse.

Riflesso



Guardo il riflesso del tuo viso
sul finestrino, che si confonde
con l’orizzonte e con la pioggia.
Guardo di nascosto e leggo
quei lineamenti che sanno
di colli al tramonto,
di libri proibiti.

Guardo di nascosto e mi sento
come un ladro
che cerca di rubare
il tuo tesoro
più prezioso,
il tuo sapere
più privato.

Ma cosa succede realmente
dentro di te?

Non lo voglio sapere.

Voglio solo che tu rimanga
un quadro perfetto
riflesso in un vetro,
un dipinto appeso in un museo
fatto solo di ricodi.

Rimorsi



Riposi fra i papaveri rossi
come ciò che indossi
rossi
come i tramonti
che ormai

mi ricordi.

Bramosia



Ricordi che pensavo sommersi
li ritrovo adesso dispersi
nel vento di un treno che passa
portando con sé un’altra stagione.
Osservo i freddi binari, bagnati
dal desiderio di fuggire oltre
le orme di questa vita, oltre
le indicazioni che la mascherano.

Bramo un sentiero ardito,
smarrito in un bosco arcano.

Dietro ogni albero l’infinito,
davanti l’orizzonte che muore
vestito di un rosa assopito.
Nel cuore solo tu: il miraggio
che muove di vita ogni mio passo.
L’intera esistenza non mi importa
se sarai la quiete
dopo il mio lungo pellegrinaggio.