A.223

 



E capisci che è amara
La vita del tuo cuore,
Abbracciato
da un cappotto di tanti
piccoli taglierini affilati
e tanto più forte quello batte,
tanto più dolorosamente
viene da loro reciso.



Seduto sul cielo

penso e guardo giù

mi lascio cadere

scivolare

accarezzare l’aria con dita stanche

chiudere le palpebre

e respirare forte

mandar giu tutto il buio

e la paura
e le notti infrante

dal mio cielo che cade

e non ritorna piu.



Perchè non mi è concesso piangermi

ogni tanto?

Svuotarmi, come un secchio, a comando,

e riempirmi di nuovo?

Perchè debbo bruciare sul rogo

dell’incomprensione, a fuoco lento,

teneramente morendo e salutando me,

che da dietro lo specchio, ridendo mi osservo?



E l’amore è ció che serve

Che piombi tempestoso, travolgente

Senza la fretta d’andar via

Che si abbia la sensazione

che giunga quasi per caso,

Che si soffermi, rumoroso,

tra i solchi scavati sul cuore

E Non si dica mai quante notti e quante lacrime

stanche

passate a sognarlo.



Vorrei rimanere qui
Tutta la vita
A gustarmi questo angolo di cielo
E le luci del porto
Che si piegano sul mare
Come innamorati ubriachi
Mossi, un pó felici,
Ma sfuocati



Buonanotte all’uomo stanco,
che rammenta i profumi
dei caffè spensierati.
Buonanotte ai battiti veloci
dei cuori innamorati
di desideri non raggiunti.
Buonanotte alla sera d’autunno,
ai suoi colori
che scivolano per terra,
ai suoi sogni,
che fanno rumore
come ossa di corpi attorcigliati.
Buonanotte ai sorrisi nascosti,
quelli timidi
sinceri,
quelli senza paura di farsi del male. Buonanotte, dico, buonanotte
al vento e ai pensieri di una mamma
lontana
dal suo gambo, dal suo stelo,
alle speranze
cucite in uno sguardo,
ai baci teneri della nostalgia,
che lasciano il segno,
un ricordo,
sotto pelle, sotto il cuore.



Qui
Nel silenzio
Mi sciolgo.
Come alito
contro il vento
Come freddo in un abbraccio
Spero, fortemente
E intanto sogno.



Carezzano i tetti
I fil di ferro e la nebbia
S’intrappola
Stanca
Tra gli sguardi di chi sogna
Un po’ perso
Dietro ai vetri delle case
Dimenticato.



Una moltitudine siamo
A scontrarci fra noi
Per le strade, di fretta, distratti
Ad andare chissà dove,
Quando invece
In quel rincorrerci
Cerchiamo solo l’amore
Negli occhi degli altri



Questo corpo, questo corpo
che io ora tocco
E la pelle le labbra gli occhi
Tutti vorrei portare
via con me
E richiamarli al tatto quando la mancanza
Diverrá vuoto pesante
E la tua voce sentirla vicina

A sussurrare il mio nome
A carezzarmi il cuore



Quando si rimane soli
coi propri pensieri
si diventa soldati,
Immersi
in una solitaria tempesta di proiettili assordanti.
E ci si ritrova a combattere con un’armatura di carta:
nudi, impietriti, infermi,
brutalmente percossi.

E non si hanno ali per scappare lontano,
speranze per carezzare le ferite del tempo,
sogni per avere la forza di addormentarsi di nuovo.

A te che di me non sai



Com’è bello immaginarsi

innamorati, in quiete

nel frastuono del mondo.

Ma nel perenne desiderarci
sento di stare e di non stare,
Con questo stesso scrivermi addosso, che mi salva e mi condanna,
Con questo mio concedermi a tratti, senza darmi mai del tutto.

E poi la folle speranza d’abbandonarmi
al vortice della banalità..
Che mi butti dove gli pare,
che mi convinca
che mi ci sia trascinato io,
Che mi prenda e mi risolva
Che viva per me la vita mia.

Eppure da te, che mi scrivi senza pietà,
in fondo vorrei slegarmi e volerti sempre qui.



Dietro
Questo vetro di mancanze
Vedo
Col filtro della tua presenza
Ora che allo specchio
C’è solo il mio riflesso