A.228

 

13 OTTOBRE (questa non è per voi)



Ripeto il tuo nome

come un ossessa

solo per estinguerne

il senso

 

Ma non mi accontento di questo

e

spesso il tuo nome violento

dandolo a sconosciuti dell’ultim’ora

a una panchina

perfino a una suora una volta

 

Ti strappo anche l’immagine

ti riduco in brandelli

attaccato come mucillagine

ai miei fardelli

te ne rimani li penzoloni

a sentir le mie psicotiche ripetizioni.

 

Ogni 13 ottobre

io uccido

il tuo nome.

 

il tuo nome

il tuo nome

il tuo nome.

 

 

In mio nome.

 

 

 

Poesia con pause per persone scrause



Ma che ci fai
lontano da me

Io proprio non capisco

Giuro, non ti stordisco

Giuro, ho cambiato disco

Ma vieni qui
No?

Avvicinati un po’

Dai

Scaldami i piedi
Che li ho freddi

Toccami i denti
Con le tue papille
Con le tue pupille

Ti vendo l’anima
Accetto ogni gene
re
di postille

Cerco me
Cerco me
no
te
Sento un fiordo
Sotto al se
no
Credo che
Non ci sia un lordo
Ne
anche
un ne
ro
Non so per
che
ti sento da
vero
solo
come un eretico
che si con
sola
pur essendo ascè
tico.

Origami e fiammiferi



Origami di tempo

poggiati qua e là

sulle ambiguità

di sua maestà

 

Scorre lento, il bastardo

nelle insenature di catrame

della pelle

delle squame

Lo perdo dentro ogni segmento

Il fuggitivo del momento.

 

Sparsa come sale sulle strade

bianche bianche

stanche stanche

La mia voglia di costruire

un castello

una capanna

un ostello

dove poter parcheggiare la noia

del Re e del reame.

 

Mi dica

Si, lei

proprio lei

parlo con lei

che sta leggendo di fretta

questa cosetta

con le mani incrociate

e le sopracciglia aggrottate

mi presterebbe un accendino

se glielo chiedessi?

un fiammifero magari

io li vendo sa,

su queste strade

bianche bianche

stanche stanche

come me

che sono il Re.

 

 

Vi sfratto per un attimo



Lanciatori di coltelli

travestiti da odori

sezionano le amigdale

 

Memorie di colori

lasciano la stanza

in cerca di luce

e un po’ di speranza

 

 

Calpestami di domande

Mistica megera in mutande

vieni pure

fatti sotto

 

 

Che ci fai tu qui

sopra il mio petto

scendi giù maledetto!

 

Fatemi respirare

per l’amor di Dio

Datemi spazio

sono disposta

a pagare un dazio

 

Mostri del buio

che di me ridete

che mi deridete

 

Andatevene

 

O almeno spostatevi un po’.

Ditemi che è uno scherzo



Questa è una congiura

ne sono certa

ne sono sicura

 

Come può essere

che ti sento

per le strade

nelle case

nei minimarket pakistani

 

Spargi il tuo odore

con intenzione

tutto intorno

ed io,

sciocca,

con matematica assuefazione

ti sento

e il naso affondo.

 

 

 

 

 

Giacca



Ci siamo persi

Sai

Ci siamo sparsi

Poi

Come necessità

Nei desideri precoci

Che brucian veloci

 

Ho perso

Non so cosa

Un tutto a forma di niente

Un lutto a forma di dente

 

Ma il tuo ricordo

mi copre

come una giacca di rimorsi

 

Né stretta

Né larga

 

Né fredda

Né calda.

 

Nascondino



Ma tu che ne sai

di come responsabilmente stringe

 l’elastico dei giorni feriali

sul mio tratto gastrointestinale

 

 

Ma tu che vuoi

dalla mia voglia di giocare

con i mostri

a nascondino 

prima di dormire

 

Ma tu chi sei

e come ti permetti

di nasconderti sotto il mio letto

rubando il posto

alle mie paure.

 

Dente



Sei
come un dente da latte
che dondola
e fa male

Ma io ci passo sopra la lingua uguale.

Pollicino



 Dimenticami ad ogni angolo

Ad ogni semaforo

Ad ogni fila

 Dimenticami il martedì

Alle cinque del pomeriggio

O anche prima

 

  Lasciami cadere

Pezzo dopo pezzo

Passo dopo passo

Sull’asfalto

Sulla ghiaia

Sulle strisce pedonali

Sull’erba e sopra i tetti

 

 

Sono solo una mollica di pane

lasciata per ritrovare 

la strada di casa.