A.229

 

31 agosto



Odore di lucciole spente
Poi niente

Odore di favole spente
Poi il vento

Rumore di cicale lontane
Silenzio di musiche al termine
Serate finite



Anima d’artista
Inquieta in questo tempo che non ha
Che non basta.
Giornate piene e vuote scorrono
Inafferrabili
Accumula memorie ed esperienze vane
Perché serve far spazio nei cassetti
E tanto niente rimane.
Ti lascia un certo amaro in bocca
L’idea che la vacanza più bella in un attimo è finita, l’estate pure, l’adolescenza.
Torna a lavorare e aspetta la prossima fuga
E riempiti
E resta vuota.



Il ruscello gracida, gravido di rane
Le cicale sono ancora lontane
Ma l’aria è già fervida
dell’odore denso dei tigli in fiore
e delle lucciole il bagliore.
Io nuda, accaldata. Gettata da una mano stanca su questo letto
Da simil mano trascurata
A pezzi, perché intatta da troppo tempo.
Tu nudo, accaldato. Ti imploro ma resti muto e stanco, muto e stanco.
Se non le mie richieste, almeno ascoltaMi.

E tu che te ne vai e poi te ne ritorni
E piano avvolgi con cura noncurante le corde del mi, poi del si, poi del sol intorno alle mie gambe
Tu che suoni così bene la carne del mio seno
E m’intrecci i pensieri ed i capelli
Lo sappiamo da anni.
Vorrei ancora un po’ di tè, se posso.

Squilla un altro telefono. Arrivo.
Rispondo, ma non posso darti ciò che chiedi.
“Mai fidarsi degli animali selvatici”, dici.
Fai bene.