A.23

 

Caesar Cypher



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B wjpmfodf po Dibpt.



Lei fu un fiore calpestato due volte,
Ebbe paura del terzo colpo, rimase poi sempre a terra.
Si mimetizzò, perse il colore ma non evitò altre ferite.
Solo l’ultimo respiro le insegnò che così accade a tutti:
Nulla in lei respingeva l’aratro,
Nulla in lei lo attirava.

A discrezione del caso il fiore va, così come viene.

Manifesto



Non è poesia
La poesia delicata
Agli occhi di chi ami.

Non è poesia
La poesia soave
Che la Musa canta al tuo orecchio.

E’ poesia il  c  a  z  z  o  nella piaga aperta,
La tensione, non c’è risoluzione,
Ora sì, sperma nel sangue:
La barbarie pensata.

E’ poesia se è poesia violenta
A stento fuori dai denti digrignati.

Fa di me un bravo cittadino
La lama rovente sul mio nervo scoperto.

Ultrapazienza



Mi sussurrano le orecchie
porcodioporcodioporcodioporcodioporcodio

Le parole non hanno alcun valore -
Non temo più la bestemmia.

Adesso mi fremono le mani
E il sangue scorre in me.

Mi sottopongo all’inversa Ludovico
Penso al piacere e poi

porcodioporcodioporcodioporcodioporcodio.

Educato al rigetto,
Non alla scelta,
Imprecando io rinasco

porcodioporcodioporcodioporcodioporcodio.

E’ scegliendo che vivo,
Rigettando non esisto.

“Ha! I was cured, all right!”

Rubedo



Chiusi gli occhi per nascondere
Ciò ch’è brutto e
Otturai le orecchie perché non m’urtasse
Il dissonante.

Bruciai le papille gustative,
Bloccai le vie dell’olfatto,
Infine evitai il contatto
Perchè impuro.

Invece del cristallo trovai l’allucinazione,
Incontrollabile e sfrenata
Sognai giorno e notte
Banchetti, sesso, sudore,
Seconde minori e grida di gioia.

“Non sono altro da tutto questo
Non sono altro che tutto questo”

Aprendo gli occhi forse io gridai.

 

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Je fermai les yeux pour cacher
Ce qui est mauvais et
Je bouchai les oreilles pour que le dissonant
Ne m’heurte pas.

Je brulai les papilles gustatives
Je bloquai les voies de l’odorat
En fin j’évitai le contact
Car impur.

Au lieu du cristal je trouvai l’hallucination
Incontrôlable et débridée
Je rêvai de jour et de nuit
Festins, sexe, sueur
Secondes mineures et cris de joie.

« Je ne suis rien d’autre de cela
Je ne suis rien d’autre que cela »

En ouvrant les yeux, peut- être, je criai.

 

Traduction: E.17



Una più contorta tana

Artigliata nel terreno con furia

Assolverà forse al compito di seppellire

Renderà più semplice sofisticare.

Quaggiù nel bozzolo di seta che immagino bianca
Compio l’inverso processo e perdo le ali.



Fermati
Chiudi gli occhi, respira
Pensa a dove stai andando

- all’universo non frega un cazzo di cosa farai tra cinque minuti -

Lacera questo foglio
Come atto di violenza
E poi continua la tua vita monotona
Sconquassata nell’intimo dalla ferocia
Di aver strappato una poesia.

Omogeneità superficiale,
Isotropia esteriore,
Avendo dentro l’inferno.

Ho scelto questo modo di negarmi all’universo
Omogeneo, isotropo, vuoto
A cui non frega un cazzo di cosa farò tra cinque minuti.



Si costruisce un personaggio
Che mura dall’esterno
Il suo labirinto.
Nessuno può entrare
Ma lei non sa come uscire.
Forse imparerà a convivere con il Minotauro
Forse dimenticherà il tempo in cui lottava.

Il suo viso, la maschera e il
Muso della bestia
Hanno di diverso solo
Il primo soffio che li investì.



Una falena
Nera
Su una bianca betulla

Schiacciata da una mano
Prima di potersi
Riprodurre

Una falena bianca
Su una bianca betulla
Anzi, due, in futuro forse tre
Chiamano “danza” questo eccidio

Vorrei farti quello che la fine dell’inverno fa ai fiori
Renderti schiava dell’arbitrio famelico delle api,
Farti recidere da un romantico,
Esser regalata alla sua bella,
In agonia sul comodino a guardarli chiavare

Non versasti una lacrima
Per me, sulla bianca betulla.



Era bello credere che tu fossi buona
Ed era bello saperti accanto a me -

La morte di tuo Figlio t’ha accecata.

Ti vedevo, Vedova, inginocchiata
Ed ero in ginocchio al tuo dolore.

Ma poi sorse il Sole, scoprii il mio dolore
Mi alzai a gridare e mi bruciaste gli occhi

Ora è mezzogiorno e chino la testa
Al tramonto, stremato, piegherò le ginocchia.

Domani all’alba, Maria, te lo prometto
Avrò dimenticato tutto.

Ricomincerò da capo a sperare fallire
Chinare il capo dimenticare

Che solo la notte, in ginocchio
Possiamo guardare il Sole.

La Torre d’Avorio



Racconto il mio terrore
La sera, fumando
Ad una donna che non è qui.

“Odio Baudelaire e, se fossi un vecchio marinaio,
Mille volte ucciderei quell’albatro

Che così poco mi somiglia.

In forma di brutto anatroccolo, in lui si cela un cigno
Recita, recita… Il mondo è fango, lui sta sopra

E io
scrivo poesie
Per un dio che
Non
Sa
Leggere”

La torre
D’avorio è
Caduta.

Albedo



La mente è faro ed è
Girasole
Ruota su se stessa illuminando
Ruota cercando quella luce

Vaga in una stanza buia
Vede un’altra luce
Impaurita si nasconde
O, con una maschera, pudìca si copre -
“Ciao, come va?”

Ma se dalle maschere trapela dolore
Le maschere cadono senza un rumore

Il girasole ruotava su se stesso
Vedeva il mondo attorno a sé
Ma ora ruota calpestando le maschere
Attorno ad un altro come lui

La mente è faro ed è
Girasole ed è
Specchio velato da porpora consunta

In cui ora il girasole riconosce
D’essere il faro che da sempre cercava

L’Errore di Narciso



Ho visto Dio
Sul fondo di una
pozzanghera

Ho sorriso, ha sorriso
L’ho baciato, m’ha baciato

Ma quando
L’ho raggiunto
M’ha annegato

Bestemmia



In me risuona la voce futura
Dell’ultimo vivente dannato dal cosmo

Al termine dei tempi.

“Cielo e Terra nel caldofreddo amplesso
Interrotti
Da un puntino iridescente

Io

Scinde bianconero vertorizzontale
E si reincarna
All’infinito in sé stesso
Colui che disse no alle porte del Nirvana”