A.27

 

Vitelli



 

Sempre il cielo rimane attonito

tra le tue labbra arse.

 

Ed io colgo la tua morte

china e ferma

tra dita di sabbia

 

Non vorrei ridere

 

Non vorrei gemere

 

Ma ora siamo vitelli

chiusi in gabbie di sangue.

 

 

A.27

Lorna



Patriarchi muti
sovrastano le origini dei paesi
e tu rimani stanca
tra le ciglia bianche.

Siamo orchidee senza voce
sparse assieme ad i semi di sesamo
in quella catacomba
d’avorio perlato.

A.27

 

squali



Quali squallidi squali

erano reticenti

nel suono biunivoco dell’estasi universale?

Squalo divoratore

di tombini rovesciati dalla grandine.

 

Qual è il tuo nome?

Qual è la tua regolar tenzone?

 

A.27



Le parole sono stanche

di essere lasciate sull’asfalto

di quel tuo mondo concreto

lasciato incollato al desiderio.

 

Ora Marsala sorride

ai tuoi ricci neri

come l’erosione del mare

sulla lava.

 

Sospira il tuo seno

con la roccia dura

dello scoglio.

 

Io patavino,

pagano di un dio dimenticato.

 

Io qui,

con le tue labbra incise.

 

 

A.27



Ed è nella pioggia che mi perdo,
una volta ancora,
dentro e fuori,
quella goccia.

Il suo suono vibra
sulla mia pelle bianca,
l’iride si specchia
in quella faccia sull’asfalto.

Ridi mia dolce siciliana
tra le tue onde del mar di Marsala,
mentre io ancora curo
quelle ferite da te lasciate.

Ridi tra le tue labbra all’insù
nei tuoi occhi d’ebano incastonato,
tra le tue lauree della nebbia.

Ridi con ancora in mano
quella bottiglia rotta
grondante sangue padano.

 

A.27



Capii di essere io
quando con il sorriso sulle labbra
morsi la tua anima.

Capii che non eri tu
quando con il coraggio di una donna
prendesti le tue scarpe sulle spalle.

Ed ora che sono qui
ti lascio una frase
arancio e miele,
ti lascio un ricordo
per il tuo ritorno.

A.27



Vile tormento del mi piace

lasciato appeso come puttana

in quel mentore blu di prussia.

 

Potrei mai lasciarti?

 

Potrei mai Amare, a Mare, are?

Rubicondo il tuo cammino

tra le selci spuntate

di quel mattino ormai lontano.

Ti ho amata, ti ho odiata, Ti ho con l’acca.

 

A.27