A.28

 

Intimità



Vorresti andare in Paradiso?

Confusi dal vino, assonnati dal sole,

l’esistenzialismo prima di pranzo;

non vorrei stare all’Inferno:

non che ci sia molta privacy.

Soprattutto in questa stagione:

i ristoranti hanno tutti i vetri appannati,

che alle due già è tutto chiuso.

E una primavera magari

passa che così non ci capiamo.



[...] che dondolava,

in un mare dolciastro,

gongolando

la mia infanzia.

/È/



È il /tin//tin/nare plastico dei bicchierini al Sister,

è la serratura che t/rr/ema i 30€ d’alcol e di mercoledì sera…

è lo scarpone che /fr/astaglia sulla ghiaia, verso Via della Ginnastica,

è lo zucchero naufragato senza palettina, il sale spiattellato sull’acciaio, è la spinacina che vi/bb/ra,

è il bru/si/o dell’amplificatore senza wi-fi, del trilocale universitario…

è il fru/sc/iare della pelliccia sui capelli col fresco nelle arterie,

che a volte è soltanto il sordido suono del sentirsi pieno,

ma di sentirsi sempre più,

che più e più di quanto si legga,

più di quanto si possa -

ma per fortuna c’è un punto-di-fuga /./

Scorrere



La fine dei boschi sulle piste ciclabili,

i tic tic della dilatazione termica,

le candele accese in fondo al porto – di brume,

lo scheletro che leggeva nelle scale sull’acqua,

la cera versata sul legno del tavolino della camera di Ines -

e spasmi di angoscia – e arrossamenti sul mento, adolescenziale.

Ero animato dalle novelle di Paasilinna – col vino ancora in circolo.

Ero colpito dalle macchine del Tempo – e dall’euforia – dall’amore?

Cadendo dai gradini dalla festa del formicaio – sotto alla prig-io-ne, sotto.

Già pensando a come mi farò male fra una settimana -

e tra sei mesi, un anno -

cosa ne sarà – di tutto questo? Sarà uno scorrere, fremere?

Andando al piano di sotto mi berrò la luna

e piantando il culo sullo sportello di una macchina

mi fumerò una paglia, gaiamente – col polso su cui sgocciolata l’una di notte.



(1) via di cavana puzza di birra versata e sguardi assonnati

TS



Cap-elli di cappelli persi,

nei c-essi dell’università di pisc-io;

il petto sfrigola di biglietti di alcool,

della fotografa mi innamoro, di getto, dei suoi capelli marroni,

e come i motorini, butto giù bicchieri – colmi;

mi sarei perso nella strada di asfalto

e mi perdo nella mia confusione;

la capitale degli alcolizzati

ma cerco il club dello spirito, distratto

per le vie di Trieste verso casa.

ars, -is



(1) e gli arti tremano tra i tram-tram e il tramonto

I compagni delle cose dello spirito



E i compagni delle co-se dello spirito capiranno,

ascoltando-passivo la radio france cultur-àl

i pomeriggi di caldo d’Ottobre fre-ddo

e Sandburg, e Fr-ost -

che è, tutto vero! Più o meno,

come gli a-mori di Gianmaria e io

attac-

cato al tettuccio della macchina, coi libri in prestito,

ri-stacco ai cap-elli, ai colori,

e odori, seni, nasi, gomiti, sguardi -

che se non sono tu-tto di-qua o di-là

i compagni dello spirto capiranno

se spaccavo le lezioni d’infe-liceo nelle biblioteche pubbliche, nelle sale di biliardo, nei boschi verdi.



Borsa Van Gogh -

marcia di libri allah,

l’inferno è di là,

il paradiso per di qua;

mostra qua-

dri negativo, pas-sera:

firma Arturo Bandini.

Beatniks,

barbe long – macchine,

cagnon

e arance aspre (da)

i cinesi.

Triste Trieste



Polline-ferro

viario tric trac

mozzicone s-pen-to

luce

sedili ru-vidi

e, giroto-ndi at-torno

al mare;

ritorno a Cagliari,

già ve-do

l’hall stra-piena;

truc, troc…

preveggenza



(3) prima rivivere l’emozione sciamana jet lag (2) – punta dei piedi alla cima della testa, (1) senz’acqua cascata

ubriaco di/vino



L’ubriaco di vino sente Dio.

(1) come l’incontro (2) brivido folle, di/vino in bocca, (3) con te & i tuoi sensi d’un mai-sera

couronne de fleurs



(1) sospirante evitante sguardi corale sul balcone calore umano, un lillà nascosto tumido

manifesto d’un verso, ovvero d’un respiro



(1) distruggendo il respiro con la repentinità big bang di un verso vago e bastante kairos d’uno shot d’accettazione dell’esistenza, cazzo – ce la fai o troppo poco poetico?

poeta cane



(1) e meditando negli oscuri sabati con me stesso (2) mi mordo la coda (3) ululando poesie da cane

Dialogo inaspettato con un ubriaco



Aspetta un attimo che

devo andare a pisciare

dietro questa poesia.

Sui muri



1

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10

11

12

13

14 versi

15 per non essere solo numeri

16 per viversi

17 perché sui muri

la colla

s’attacca

più all’inchiostro

che alla carta! – 21

 

Divenire, noi e ancora il divenire



Non siamo più

solo corpi,

oggetti nello spazio,

abbandonati nel tempo

eterno,

abbandonati, abbandonati;

esiste un posto,

ci sono stato,

dove la bellezza

la bellezza,

l’unica che importi -

è nelle labbra,

è nella lingua,

sul palato.

E sulla bocca

esiste un posto

migliore della propria casa.

Critica a R. Carver



Parla un vecchio re    

I

Dormirò

dentro scatole di cartone

- l’odore d’asfalto

su per le mani -

le notti

saranno africane

e i miei sogni

la mia educazione,

chiederò elemosina

per queste poesie,

queste parole

buttate al vento,

senza punteggiatura,

senza accènti,

senza ritmo.

 

Morirò di fame.

Non sopravvivrò a lungo

alla vita;

vagando, vagando,

dormirò alfine.

 

II

Non cercate

i miei resti

per strada

o in un cimitero,

non cercate

nel mare

e neppure

nelle vostre parole,

anzi

non cercatemi affatto,

piuttosto invece

amatevi

e sognate

d’avermi incontrato

in una sera

di bruma:

senza stelle.