A.29

 



I miei atti mancati

sono i sospiri che ritrovo nelle parole

che non so più pronunciare.

Ibridi



La Luna si è impossessata dei tuoi occhi.

Adesso ci guardi

inondandoci di luce candida.

Nel nostro  regno senza Sole

viviamo a un passo dal precipizio

sotto il segno dello Zefiro,

in una tormenta di desideri e preghiere inascolatate

che pesano come macigni sulle nostre spalle stanche.

C’è una fune che ci lega insieme.

Esanimi ci trasciniamo per  i campi romiti dentro di te

ma sei tu a indossare la corona

e a decidere quando è ora di abbassare le palpebre,

ponendo fine al sogno.

All’ombra di noi stessi

ci nascondiamo

e viviamo senza sfiorarci

come si addice a noi,

Ibridi della terra.

 

Miasma



E la Terra girò su se stessa

un’altra aurora

un nuovo crepuscolo

una mannaia

che calò su troppe vite

stroncandole nell’arco di una rotazione.

I loro occhi si chiusero

abbagliati da una luce

che non era mortale,

si spalancarono per anime novizie

porte su altri mondi.

Anche tu cederai al canto di quelle anime girovaghe

in mezzo al desolante strazio dei nostri cuori.

Un mare che ci inghiotte

è questo miasma.



I fari che feriscono i miei occhi

non mi scaldano

Trascorro la mia esistenza

lungo il parallelo del reale

su altre coordinate astrali

tra luce e ombra

sul campo di battaglia di angeli apteri e demoni benedetti.

Finchè l’alba non giungerà

raccogli la malinconia

dal fondo dei miei occhi

in gocce tiepide di pianto,

presto le disperderemo in mare

quando questa tempesta sarà finita

e il vento  domato,

Quando torneremo sotto il giogo dell’esistenza.

 



Alla fine della strada

mi divorarono feroci rimpianti.

Una malattia incurabile, le lacrime.

Le guardo fluire senza pensiero

veloci e infuocate

impregante dell’odore acre della morte

mi segnano il viso

di cicatrici aride.

Alla fine della strada

vidi il tuo volto

e si ruppero le ali

la mia promessa di salvezza volò via

senza di me

portandoti lontano.



Rovine archetipiche del reale

piani ontologici mai conciliati

Siamo l’ascesa e la caduta

bagliore e oscurità infera.



Lettore,

distogli gli occhi dal mio dolore

e interrogati.

Quanto a lungo un cuore può sopportare lo strazio della mancanza prima di deflagrare?

Liberati dalle tue maschere

e mostra il chiarore cristallino dei tuoi occhi

Guardati dentro

fino a strapparti la pelle e lacerarti i muscoli

Osservati col cuore ricolmo di ammirazione

avvolto dalla splendente armatura della gioventù

o beati della saggezza che i tuoi giorni ti hanno conferito

senza mai  guardare indietro al tempo ormai perduto.

Danza

Sorridi

E non perderti nelle folli elucubrazioni di coloro che non hanno forza per sostenere sguardi altrui

Anch’essi danzano le loro ballate infelici

quando il crepuscolo uccide il giorno.

Non si smette mai



E tu lasciami piangere per un po’.

Senza ricordi

senza demoni

senza niente intorno

se non pura aria

che assale i miei polmoni

e si barrica nelle vene.

E non smette mai.

Non si smette mai

di piangere per ricordare.

Guardami!



Guardami

mentre disimparo ad abbracciarti

mentre vedi fluire lontano dal mio cuore

questo assurdo sentimento.

E guarda i miei occhi

che scrutano occhi che non sono tuoi,

che non hanno più lacrime o forza bastanti

per accoglierti.

Mentre mi allontano tacendo

finalmente

guardami.

Addio



Ci perderemo

per poi riscoprirci così supplici d’amore

da non riconoscere i nostri corpi

spogliati dalla vanità

ed i volti

consumati da mille notti insonni,

immaginate a raccontarci favole di mondi mai esistiti.

Vivremo alla luce di stelle diverse

raccogliendo nel cuore frammenti di altri

per completare le nostre maschere d’oro.

Un giorno ci perderemo,

ma di te resterà l’inestimabile ricordo.

Banale umanità



Mi manca la voce

per gridarti il mio nome,

mi mancano braccia

per afferrarti

e labbra

per baciarti.

Perchè sono pura anima

quando ti sto di fronte

e non sento più

il peso del mio corpo mortale.



Chissà se riesci a vedermi piangere

dietro le cortine dei miei sorrisi.

Le lacrime corrono veloci

per non farsi afferrare dal tuo sguardo

o restano immobili nelle trincee delle palpebre,

rifiutandosi di nascere

bloccate in gola

come urla sorde di concubine vilpese.

Accade

che mi dimentichi chi sei

e ti guardi da lontano,

cercando nelle nuvole vacue di parole

un aggettivo, una nota, un’immagine

che possa farti capire quello che sento.

Attendo risposte che otterrò

quando non sarà più tempo,

quando avrò realizzato

che il bagliore in cui ti ho avvolto

era solo la luce riflessa

della mia gabbia d’orata.

Naufragio



Se solo potessi far naufragare questi pensieri ,

lasciarli dissolvere in acque profonde

per non vederli riaffiorare.

Se solo potessi non sentire che annego

negli occhi di perfetti sconosciuti

non mi sentirei naufraga

in questo mare che non mi appartiene.

Assediata da flutti

che non so contrastare.

Ma serrare gli occhi

è vano sperare,

ed ecco di nuovo il mio corpo

che lotta

che avanza controcorrente

verso il richiamo della terra vicina.



Siamo fulmini nel cielo terso di un mattino

ci separano spazi eterni.

Il tempo non scorre nel buio dei tuoi occhi,

nel mondo inverso in cui vivo

ogni volta che ti guardo.



Frammenti di ricordi

si combinano nei sogni.

Rugiada del mattino

e lacrime infelici

Ed ecco l’ambrosia,

lenisce le ferite invisibili del cuore

che batte lento

nello splendore del tuo nome.

Per te che cammini da solo,

avvolto nella luce.

05:05



Alle 05:05 del mattino

tra miracoli di falsi dei

e deliri di fate ignoranti

Chi è il timoniere dei miei occhi?

Un moto spontaneo li spinge a infrangersi

contro una finestra di luce.

Ed è squallore ciò che vedo

una strage di anime malnate

che annegano impotenti

prede del folle volere di divinità vanitose.

Tu sei un dio onirico

che vive solo nei miei sogni

e mi sembra ancora solo un miraggio quando all’improvviso

ti vedo.

Nella mente un concerto di pensieri dedicati a te soltanto,

sotto le coperte mi sgretolo in sorrisi.

Riaffiora alla mente

il dolore che provai

quando si aprì un varco nel mio cuore

e tu entrasti senza far rumore.

Ora siamo

tu e io.

Sonnambuli insonni

in questa valle di lacrime.

Alle 05:05 del mattino.



Ti amo

di un amore

vigliacco e fuggiasco,

che brucia alla luce delle stelle

e si consuma nel fuoco del mattino.



Amami

che le stelle sono troppo veloci a tramontare

e in un semplice sospiro

prima che tu riapra gli occhi,

la notte è già finita

e siamo tornati a vivere lontani.

Amami

che la luce rende troppo chiari agli occhi altrui

i nostri sentimenti incoffessabili.

Affrettiamoci a nascondere i frammenti dei nostri sguardi,

prima che le nostre anime si accorgano

che le nostre mani sono riuscite a sfiorarsi.



Ti cercherò anche oggi

nella luce soffusa del Sole morente.

Seguendo l’ombra dell’orizzonte

trascinerò i miei occhi erranti,

in attesa.

Avvinta in un giogo di pensieri e fantasie,

soppeserò la mia esistenza

e la troverò più pesante

sciolta dalla mole del tuo pensiero.

Inferno



Sono sprofondata negli inferi

così in fondo che non percepisco più neppure il Sole.

Che disgrazia un cuore spezzato quando torna l’estate.

Come vestirsi a lutto il giorno di Carnevale.

E mentre guardo i giorni danzare davanti ai miei occhi,

Io resto impassibile

a grattare via il tuo odore di marcio dalla mia pelle

a sputarre sul tuo ricordo.

Mi prendo tutto il tempo possibile per ucciderti lentamente

e ti immagino agonizzante

a vomitare sangue

mentre purifichi la tua lingua maledetta

leccando le suole delle mie scarpe,

ingoiando le tue stesse inutili lacrime.

Chissà se sei mai stato umano abbastanza da piangere per qualcuno

come io ora piango per te,

alla luce di una luna

che non mi illumina.



Sprazzi di discorsi

che muoino nel freddo di un mattino

che ancora non è estate

e non è più primavera.

Che le ceneri di un amore smettono di ardere

e si assopiscono in attesa del vento liberatore.

Disgregarsi è l’unico modo

per ritrovarsi di nuovo integri.

Con gli occhi chiusi

sotto una cascata di luce,

senti il peso della Terra sulle spalle

E danza tra i flutti del mare

che ti cade sulla testa

goccia dopo goccia.

Gioca con le ciocche dei tuoi capelli ribelli.

Sorridi nel momento in cui il Sole

attraversa il tuo sguardo

Poichè nessuno ci aspetta quando la notte finisce

se non un nuovo giorno.

Bugie



Comincio a credere

che neppure la rugiada

o l’amobrosia leggendaria

possa dissetarmi.

E mi nutro di questo vile sentimento

che loro chiamano amore

ma che mi lascia arida e vuota

tra il sonno e la veglia,

in un desertico silenzio.

Come potrei mai amarti?

Cento volte no direi

se ci fosse qualcosa da chiedere

e nulla chiedo

poichè non c’è nulla che valga la pena sapere.



Anche oggi è arrivata la luce

e sento il mondo svegliarsi

guardando il peccato del Sole.

Ti sento vicino

nella lontananza che perpetuo per noi.

Nella penombra

morirai senza soffrire

E il tuo ricordo si assopirà senza perire.

Ti risparmierà quell’angelo vendicatore che ti perseguita nei miei sogni.

Piangerò del mio abbandonarti,

ma risorgeremo,

saremo fenici immortali

nello strazio dell’addio.



Senza sogni

senza soldi

senza luci da far splendere.

Siamo spenti

e ci lasciamo vivere così,

imprigionati in un negativo antichissimo.

Se guardi il Sole in controluce

vedrai solo un cielo vuoto

e il tuo volto deluso

riflesso su una superficie blu.



Sono impregnata dell’aria funesta di queste quattro mura.

Reperti archeologici,

rovine inestimabili

che forse un giorno saranno testimoni di una felicità trapassata.

Hai ragione tu, dovremmo abbattere tutto.

Abbatterei anche voi,

abbatterei le vostre vite stanche

sacrificandovi all’altare delle vostre esistenze vuote.

Quando vedo la voragine nel tuo sguardo,

vorrei tuffarmici dentro,

per non riemergere

mai più.

 

 

Bulimia



Una bulimia di sentimenti,

un concerto di ossa rotte,

un buco nello stomaco.

E vomito parole

E vomito farfalle

Vomito l’amore

che non ti ho potuto dare

 



Perchè questo male di vivere?

Tutto appare sfumato e indefinito,

il vento porta via con sè i colori del mio mondo.

Sbiadisco.

A quale luogo appartengo?

Sono scissa.

Forse aspetto che quel vento porti via anche me.

Attendo, senza posa.

C’è una parte di me che urla,

è affamata di vita,

una fiera incontrollabile

che con la bocca impastata di sangue e saliva

vomita parole d’odio

ed espelle l’arsenico che corre nelle vene.

E muore l’innocenza,

inviolabile candore.

E muoio,

lentamente.

 

 



Intorno a me sfilano ombre dai mille volti,

maschere rilucenti per i frammenti di soli opachi.

Un’eterna parata di sarcofagi vuoti.

Funziona così questo squallido mondo ctonio,

una ridondante pellicola in bianco e nero.

Alla disperata ricerca di una macchia di colore

attendiamo chi ci strappi da questo infinito deserto di tartari.

 



Ho l’inverno dentro.

Un gelo affamato di vita

che mi corrode le ossa.



Si studiavano barricati nelle rispettive trincee,

non osando prendere le armi

ma sventolando bandiere rosso porpora.

Si amavano a modo loro

comunicando nel loro codice morse,

leggendo le proprie cicatrici

cercavano di tradurre il dolore in parole,

sbagliando.

Si amavano meravigliosamente

combattendo senza esclusione di colpi,

ferendosi

ma senza chiedere perdono.

Erano soli sul loro campo di battaglia,

la faccia sporca della terra bruciata intorno a loro,

panni sudici sulle ferite infette

e in bocca il sapore amaro del sangue.

Lo sapevano che la pace l’avrebbero trovata l’uno nelle braccia dell’altra

ma l’orgoglio li condusse alla morte.