A.42

 

nuovaneve



Troppi treni che si rincorrono

e io, forse, rimango a terra.

Ma tu sei sopra, ormai da tempo,

e allora torno sugli scalini grigi

della stazione.

Fa freddo, nella mia nuova città,

e il gelo mi mangia gli occhi tiepidi.

Veglia



ho sceso le tue scale troppe volte

ma vidi ieri l’insetto lucente,

combatteva trepido e fremente

la sera.

Il bagliore suo vorrei, solo un attimo,

per poter dirti me.



Finestre come in carcere

e le palpebre sono appoggiate,

semichiuse, un velo.

ma oggi solo sole



E a voce posso dire che non mi importa di voi,

o delle coppie anziane che, nascoste,

si baaciano nelle poltrone.

A voce posso dire che non ho paura del mondo,

l’evoluzione o la distruzione.

A voce posso dire che le opinioni scivolano,

e le parole sfumano

ma continuo ad attaccare fogli pregni di vite

sul muro.



fluttuo perpetua

in un naufragio consapevole



rilente le fronde d’autunno

si piegano alle carezze del vento,

così si acquieta docile

la belva di me.



dove va la vita?

che scopo?

non voglio smettere di cantare De Gregori.



Con il muso schiacciato al finestrino

per provare a prendere coscienza di ciò che stavo facendo.



Forse era solo un rimpianto.

Forse no.



Lo stesso respiro nel letto

troppo stretto.

i volti addolciti dal sonno e dal mattino

troppo presto.

l’ultimo.

E senza panico addormentarsi per venti minuti



la pelle è una corazza troppo

forte.

le mani sono il principio, scure e tiepide.

un gesto semplice sulle scale.

Forse una storia banale,

anche incompleta ma essenziale.

Forse ho sbagliato.

qualcosa ci rende sempre vulnerabili

confusione e lucciole nello stomaco.

charleville



Camminare a lungo

stanca e sorda al suono

lentamente, tra gli anfratti del piccolo borgo.

La contemplazione di un mondo a parte.

Ricordo una cagna, accanto alle sedie mangiate dal tempo.



Non ricordo niente

l’ultima volta che ho amato, l’ultima volta che ho odiato.

Non ricordo la rabbia ne la futile contentezza

non la paura ne la più sfrenata allegria.

Il tempo mescola la vita.



Se mi allontano da loro ho paura di perdermi,

ma se mi perdo in loro mi annullo.

 

L’uomo ha bisogno del confronto, forse anche della sfida.

è necessario alleviare il morso della costrizione.

Ritornare alla libertà delle scelte e alla vita dell’individuo.

 

Ci vuole coraggio ma anche la paura di lanciarsi,

tutto ciò che viene dopo terrorrizza,

la tempesta.