A.49

 



Vivo nell’idealizzazione di te,

più soddisfacente di ogni realtà.

Crollo



Non una lama, ma un ago

Non un dolore insopportabile e

destinato a finire,

ma un fragile estenuante supplizio

che silenziosamente divora.

Illusioni che crollano,

debolezze che riemergono in superficie,

non ero per te desiderio immortale,

vano ma irrazionale protendersi,

non eravamo amore maledetto,

quello destinato ai grandi

che uccide ma non si consuma.

Niente di speciale o memorabile,

solo sbiadite figure che nell’ombra

lentamente si allontanano.

Immensi istanti



Guardare un ciliegio fiorire, rinascere,

sfiorare la caducità del tempo

in un petalo caduto,

ammirare tramonti sempre più stanchi,

cercare nell’immensità del mare

una risposta a tutte le nostre paure.

Ritagliare frasi, parole

da rileggersi mille volte e mille ancora,

imparare a recitarsi sempre le stesse promesse d’amore

ormai da troppo tempo scontate,

cogliere fiori di una primavera ormai appassita,

strappare foglie rosse già destinate a morire,

ascoltare ancora le stesse canzoni

veicolo di tutte le parole che avremmo voluto saper dire

e cercare giorno dopo giorno salde dimostrazioni

di tanto fragili sentimenti,

tentare di catturare fuggevoli stralci di felicità pura

in un mondo di falsi sorrisi rubati,

poi continuare a rincorrersi, inseguirsi con passi

ogni volta più incerti, più distanti,

ma credere sempre in un finale migliore.

Estasi fatua, fragile,

bagliore di pura completezza,

immensi istanti difficili da toccare:

una vita di vana speranza,

l’infinito protendersi,

cercando di catturare di nuovo

quei piccoli eterei frammenti.