A.50

 

Un piccolo segreto



Adesso ti vedo.
Adesso ti conosco.
Nascondi la tua fragilità, non vuoi mostrarla al mondo.

Elegante donna agli occhi degli altri.
Insicura creatura ai miei.

Forse hai ragione, chi è troppo sensibile rischia di farsi male.
Meglio proteggersi.

Con quali occhi guardi ciò che ti circonda?
Incantata da quelle visioni, sospiri.
Ne sei affascinata, quasi stregata.
Solitaria spettatrice di quel candido silenzio che si nasconde al di là della caotica realtà,
come ci riesci?

Afferra la mia fredda mano,
ha bisogno del tuo calore.

Il sole tramonta tra le tue labbra,
colora il tuo volto ad ogni battito accelerato.

Sapore di un caldo sangue mediterraneo.

Nessuno dovrebbe mai saperlo.
Ti ho spogliata e ti ho rivelata.
Forse non avrei dovuto.
Se scopri il mio segreto forse ti avrò ferita.

Wayne



L’incoscienza delle nostre azioni si ripercuote sul giorno che segue,
l’esperienza delle nostre conseguenze vernicia le pareti del nostro passato.

Gli occhi si schiudono,
rompono il piccolo nido materno,
dove tutto nasce,
dove tutto può accadere.
Spazio di creazione,
spazio di libertà.

Malinconia per le parole ormai passate,
il loro scorrere ci ha condotti qui.
Solitario appare il mio gesto nella giovinezza del nuovo giorno.
Lentamente prendo le redini della coscienza,
troppo a lungo ha corso libera.

Il mio passo lascerà una traccia,
il mio passo lascerà una traccia.

Fame



Massificazione,
Omologazione,
la diversità piange morendo.
Libertà, un lontano bagliore.
Mangiamo,
Ruminiamo,
Distruggiamo,
Vomitiamo,
mangiando moriamo di fame.
Trucido,
Veloce,
Veloce,
voglio ancora.
Ventre putrido,
non mi nutro.
Voglio.

Ricordi



Ricordo il sapore della pace,
la malinconia della mia coscienza,
la crudeltà del mio dormiveglia,
il respiro sulle labbra di una sconosciuta,
ardere il mio ventre per l’amore più fugace.
Il rimuginare lento scandisce la mia inquietudine.
Solo,
sull’ombra del mattino ripercorro gli errori.
Il desiderio di libertà mi spinge verso la disciplina del mio corpo.
Ordinato scorre il sangue nelle vene,
l’ossigeno fugge dai miei polmoni,
ricompare,
per poi riandarsene.
Una successione di battiti pettina la mia anima.
Il mio impetuoso tentennare è la vita del tuo ventre.

Rifiuto



Salta,
il vuoto eterno ti accoglie nel suo grembo materno.



Soffia l’illusione della mia speranza,
accogli le mie ultime volontà.
Naufrago porgo le mie scuse alla tua maternità.
Chi ha chiesto il perdono?
A chi lo hanno concesso?
Respiravamo tutti gli stessi sogni.

La verità?



“Scrivo poesie solo per portarmi a letto le ragazze.”
Voglio essere sincero con te, amico.
La verità cercala da qualche altra parte.
Vuoi una risposta?
Non è posto per te questo.
Qui è dove nascono le illusioni;
niente realtà,
al poeta non piace.
Ti voglio solo confondere,
distrarre per qualche istante.
Non voglio lasciarti niente.
Inganno te e chi mi legge.
La poesia non serve più,
gettiamola a terra,
calpestiamola,
a noi basta la ragione
e a te?

I Fiori



Lo sterco sotto le unghie,
il cranio lacerato.
Ma quale dolore?
Nella melma luminosa nuota il rigoroso cigno.

La trappola



La civiltà ti travolge nella sua morsa,

ti spegne.

Ascoltami



Silenzio,
candido silenzio,
artefatta sensazione,
sublime libertà.
Lenta sinfonia da nessuno suonata,
da nessuno fu mai udita.
Un dolce cadere seziona l’orizzonte.
L’uomo in contemplazione.
Un rammarico precoce ferma l’istante.
Neve.

Creep



L’animo è calpestato,
grida il mio esofago,
ogni vitalità è costretta dai nostri costumi.
Liberati della tua veste,
assapora l’armonia che ordina la mia mente.
Non è contemplato il perdono,
strappa il respiro,
tranquilla non ti resisterò.
Dimentica l’eresia,
oggi a noi è permesso il passaggio del ritorno.
La mia bile sarà raccolta nel prato dei destini.
Oh madre,
prigioniera delle tue insicurezze,
leva un grido di gioia
tuo figlio è risorto.

Poeta



Poeta fradicio d’amore,
confondi l’orgasmo con il tuo egoismo.
Figlio di chissà quale madre.
Non c’è più spazio per la curiosità.

Meschino è il tuo sapere.
Fredda è la notte,
un tempo culla della nostra intimità.
Componi versi folli, niente potrà spiegarli,
rimarranno cure fallibili alla nostra schizofrenia.