A.54

 



 

Un catalogo in mano,
a caso sfogli le stagioni,
il vento dolce, le pagine
accarezzate dai polpastrelli.

Non sai da dove iniziare.



Le poesie gettate ai lati delle strade,
i passanti calpestano l’alba sotto le suole,
nel buio dei colori nessuno grida.

Ed è già silenzio.



È notte,

la finestra spezzata

grugnisce lamenti

sul materasso sbiadito.

Senza niente



Mi accorgo che il tempo,

in questo momento, si è fermato.

 

Mentre nei campi

sfilano le gobbe dei braccianti,

io seduto col culo sulla sedia

resto trafitto dalla noia.

Mastico chewing gum,

aspetto la rivoluzione.

 

Resto senza niente,

il mondo mi sfila addosso,

osservo le stelle

così inutili perché lontane.

Rewind



Prestami i tuoi occhi!

Non fuggire!

 

L’autobus rallenta,

i passanti son scalzi.

Scendi alla fermata,

timbri il biglietto,

torni indietro.

 

Premo il tasto rewind,

fisso il suo saluto al rallentatore,

mentre corri lontana verso l’ombra delle cicale.

Esser umani



Ci dimentichiamo di esser umani,
nascosti dietro il vetro dello schermo.

Contro di voi puntiamo il dito,
sputiamo sul mondo,
neghiamo perfino la vostra esistenza!

Ci trastulliamo di niente,
spettatori invisibili,
violentiamo la storia noi,
inutili belve senza occhi.

Cosa siamo diventati?



Io di parole
ti ubriacavo,
ma soltanto
per approdare ai tuoi baci.

La bellezza delle parole



 

Poi all’improvviso lei,
la notte era incerta,
il vino nei bicchieri di plastica,
il buio mi accecava gli occhi,
un incendio il canto di cicale.

Mi accorsi in pochi minuti
della bellezza delle parole.

 

A Stefano Cucchi



Bugiardo, hai la mia parola!

Ho dormito e poi dimenticato,

finché uomini senza volto

mi han cercato l’anima

a suon di botte.

Liberazione



A Te,
che tanto t’ho detto
e amore donato
svelo segreti nascosti del mio cuore rinato,
hai divelto il velo
dell’amara incomprensione
frantumasti nel profondo il gelo
dandomi dai neri incubi
la liberazione.

Valeria



So che non leggerai!
Ma un giorno forse
capirò come fare
per inghiottire i tuoi sguardi

Vorrei



Vorrei
ma le strade scivolano veloci
e resto accecato dai bagliori dei fari.

Vorrei
ma sono troppo lento
resto inghiottito dal concerto di clacson

Così non resta che baciarti
tra gli insulti degli automobilisti



Le tue mani sono armi

e io mi difendo inutilmente.

Sotto strati di nebbia

ascolto il profumo del vento.

La bussola impazzisce,

nella polvere accarezzo il tramonto

Airbag



Le lacrime esplodono come airbag
all’improvviso nudo,
un boato scuote l’asfalto.

Non hai parole
ed è per questo che menti
quando sputi sentenze sul prato grigio.

Devo scappare?
Nessun segno di frenata,
le valigie ammaccate
perdono indumenti.

Fluido Rosa



Ti ascolto mentre piangi davanti alle casse.

Il tuo corpo vibra di piacere

Sotto il cielo il battito diventa Luce.

Il fluido rosa prende vita.

Lo smog muore: è primavera!

Ci vedremo sul lato oscuro della Luna?



Discesa

a passi spenti:

non ascolto più il tuo odore.
Raffiche di vento

mi sbranano le ossa.

Alla rinfusa cerco un riparo

sotto i cornicioni di smog.



Ti stringo

abbracciato sul cuscino del mondo.

Tra le tue corde

vibro di piacere.



Ti sbrano i vestiti

non opponi resistenza.

Ti chiedo scusa

ma non serve.

I corpi si aggrovigliano

non riesco più a snodarmi.

L’attesa si colora di specchi



Dubbi chilometrici

mi avvicinano a te.

Nell’attesa delle tue labbra

passeggio sul tramonto ombrato.



Sono il tuo boia,

ma ti accarezzo

Sono l’overdose,

sfumo dietro  al tramonto.



Ascoltami!
Sotto il tuono del silenzio
piccole onde si spengono.
Nella schiuma insabbiata
sotto le urla dei gabbiani.
Ti bacio 



Mi inceppo nel grigio,

sfioro le tue dita.

 

Treni e altoparlanti

lamenti di scarpe

maratone di valigie

 

Nella folla divento un film,

una pellicola impolverata.

 

So già il finale,

premo il tasto pausa,

mi bendo gli occhi.



Come posso vivere

se resto sepolto

sotto i tuoi macigni?

 

Ti ascolto ma..

la polvere mi strozza.

Il tuo segreto mi uccide



Respiro,

lo smog mi pugnala.

Nella nebbia ti fiuto:

i polmoni inutili

posaceneri d’ossigeno.