A.63

 

(In)Contenuta contentezza



 

Fronte a fronte affronto le frotte
della tua accaldata fonte
affondando in fronde
di facili biondi e magri ideali
mi affido a
presagi afflosciati
a derubati altari
confido nel grido
mi fido
insipido
rido di rade vendette
rude biechezza
mollezza virile
le vette le vidi già dal cortile
verdeggia la spiaggia
di liquido marcio
biancheggia tra cosce
sviscerate e mosce
lo spirto soave
che si sottrasse
alle mie palle
già stanche
già
non più
capaci.

 

Guy Debord [fuori bordo]



Immaginai
società senza immagini
specchiarsi
in pozze cupe di scuri anfratti
cani
sdentati al portone del macello.
Uccello                   [oooh, yes]
chi arretra senza scudo
chi lo scudo schizza
di violenza o di mostarda.
Io,
le corde tese del mio limbo
muto, sordo, bimbo                      [fui quel che sono]
solo sviscerai un piacere senza guscio.
Soli
sorsero qualora
l’ultimo sorso
mi gettò
in cupa disperazione

Stereotipo



Bevi tutto quel che puoi
odia tutto quel che non puoi
bere                                                                                     [t'ho vista ridere in un bar]
è il più bel giorno della mia vita
la mia compagna                                                              [di stanza]
non tornerà
Languisco imbarazzo sospensione e lutto.
Piango in direzione
di una immaterialità
che non mi vede versar lacrime                                     [piango in dimensioni parallele]
Misuro fiacco la volontà
di quel che non voglio fare.
Esprimo insipidi stati d’animo
contro la totalizzante luce
del tuo sorriso                                                                 [t'ho vista ridere in un bar]
Vodka.
Il buio ti azzannò la gola
saltando fuori dal tuo cuore
i tuoi occhi ammaliziati
dalla dispersione di vita
che i tuoi anni videro.
Sola, piccola,
abbondante di abbandono.
Ti abbandono.

Secondo Tempo



Potendo
il potente Tempo
masticare
come cicuta
potata
all’altare dei templi                                                 (non dedicati a Chronos),
lo faccio.
Il Tempo, nella longevità
abbuffato
di calma,
pienezza,
completa con cera celle già colme,
il tempo,
nella povera e polverosa
attesa
del presuntuosetto
vacuo momento
di non eterno tempo,
mi vide crescere
nel desiderio d’essere altro
da quanto, senza tempo,
non ebbi tempo d’essere.

(Ri)versi



Siamo venerande passioni spente
da giovani prose.
Splendiamo nel (ri)verso
disteso e lasso,
pacato desiderio di respiro.

ah, momento votato alla bellezza
calma.

Rivendico il diritto
al pensiero puntale e freddo
l’aritmia constante
d’un cuore glaciale, pago.

Vivo di velleità
velleimente misurate
nascondendo il lustro dello spirito
in versioni dispotiche
di carne vorace e pessima.
Mi spengo
accendendo il buio sul fuoco morto
di quanto mai arriverò
a essere.

Partendo



Fredda casa
Da freddi tempi
rinfrancata.
Avvinghio al calore
Che non dai
la pace ricercata e
stinta
Stantia,
avveduta dal mostrarsi
piena e piana.
Accompagno il passo
all’uscio
muto e perso
parsimonioso d’addii
Ricordi
Ricaricato all’otre
di felici tempi
ritmati da infelici istanti.
Amplessi infiacchiti
dall’ultimo istante
d’abbandono

(Refr)atti



Scintilla,
immemore,
la maschera d’un sentimento
sparuto.
Stanco, il riflesso ansioso
di libertà taciuta.

Taccio

Nel riverbero inconsulto di
versi
trovo
stinto
un sorriso negato,
Splendido
Rifratto
il pensiero che
non venne a me,
da te.
Qualcosa di non reso vivo