A.65

 

Sliding doors



siamo viaggiatori

col bivio stretto all’indice

con la sola certezza dell’errore

 

 

 

Mi hanno incollata e stesa



M’han presa

fra tante qui

m’han incollata e stesa.

 

Ho tremato:

son forse il necrologio

appeso al muro

di Me Poesia

dimenticata e offesa.

 

Son forse morta

senza essermene accorta.

 

L’aria scolora

inchiostro e lacrime piovane

disfano la carta che s’arriccia

mentre dal foglio nel bordo superiore

nasconde futili parole

scritte a mio disprezzo

da uno sconosciuto pensatore.

 

Poi t’ho visto

col sopracciglio alzato e con l’occhiale in mano

farti sorpreso di questo caso strano

- Ma via… Poesia appesa al muro lungo la strada sotto casa mia -

 

e di nuovo ho tremato/temuto

un altro affronto:

uno strappo

e così sia.

 

Invece

(incrocio le dita e caccio la sfiga)

sono ancora

VIVA

se  sei arrivato

a questa ultima mia riga.

 

E’ il tempo che sottomette al tempo la ragione



Sotto le mie carezze

il tuo mondo è un ballo

malinconica vertigine danzante

Tip tip tap

battuto con le dita

come quando ascoltavamo

Vinicio cantare

 

È il fumo d’una sigaretta mentolata

che appesta l’aria

mentre scuoti la testa e mi dici

che è il tempo

che sottomette al tempo

la ragione

 

silenzio



Ho coperto a grandi passi

(pervicace astinenza)

ogni pietruzza

riga

lastrone

che separava la mia casa

dalla inettitudine umana

 

Ho avvolto le sue mura di aria nebbiosa

di nuvole a caso

del mio claudicare da profeta

 

Di me

che nell’ora malvagia

ho stravolto il volto al volo

dei mie due giorni mai uguali

ho scelto il silenzio

 

Quel silenzio dove

- ora -

aleggiano gli spiriti