A.73

 

Millennium Mambo



Malgrado le risa di Taipei,
le innocenti distrazioni
e le
evasioni festive
io ancora cerco pause assenti
che
malgrado tutto troverò
nel tuo indulgente coma rosa

Non c’era alcun suono a Cairn Woods



Finché indistinto un suono
frantumò le mura in crema
del nostro rifugio antico:
attico d’amore in Cairn Woods.

Alle luci della luna sorda
un latrato torrido nel ventre freddo
seguito da un bercio rapito di un bambino
bloccatosi nel mentre di un urlo curioso.

Tu ti aggrappasti al tuo me incerto
mentre con gli occhi in festa, fantasticavi tragedia
e mi stringevi più che mai, accogliendo la vita inquieta
che tornava danzando, fatua ma ardente a Cairn Woods.

Impulsivo poi riprese
il latrato della bestia con un onda passionale
impetuosa sulle mura, di questa crema colante
sul grigiore della notte di quel docile quartiere;

Grigiore non gradito dalla nostra pelle giovane,
che fuggiva agitandosi sui poli veementi del nostro essere noi.
che fummo bianchi o neri e mai e poi mai ci rifugiammo nel grigiore della vita
in questa casa affievolita,  di un inverno divenuto caldo a Cairn Woods.

Mai più tornammo lì, sotto il cielo finto di Cairn Woods
dove alla luna qualcuno rapì il volto
e lo nascose sul dorso tuo, colmo dei più indagati misteri astrali
o per lo più cicli di ammirazione per il tuo volto fermo
più dei cani, dei cancelli e dei pascoli del cielo
fotografato e reso morto a Cairn Woods;

Noi pensavamo che la fotografia rendesse vivi
eppure tu lo eri, nelle foto sovraesposte del tuo ventre bianco e tenero,
il cancello in crema chiara, porta d’ingresso per Cairn Woods
dove noi giacevamo stanchi, sotto coperta
al riparo dal tuo noi.
E con te era sempre notte. Nella calma soffocante

eri Bellissima

 



Rompi il muro che ti parla
E disperdi nelle notti
Sale caldo sul tuo amato
Specchio di ghiaccio

Lamento di un fotografo di strada



Alle mie spalle si lega la tracolla
della mia lugubre arma astuta,
portatrice di dolori, tempeste di sabbia comoda
che non graffia né ferisce
la mia pelle fluorescente
portatrice nelle notti
del mio miglior pensiero:
“Anche io sono un uomo”

 

E per fortuna c’è la notte,
a colmare questi vuoti
con il fango rinsecchito
della terra che
durante il giorno ho calpestato.

 

E nelle strade
In questo giorno ho camminato,
a caccia di bellezza
ho indagato nei sorrisi
e nei contatti tra gli umani
rubando l’emozione:
linfa vitale di queste lunghe notti,
motore di tutto,
a cui darei la mia vita
se solo fosse mia.

 

E ho fatto uno scambio con la strada,
lei mi dona la sua gente
i suoi binari rinsecchiti
neri di emozioni
rapide, a senso unico
mentre io,
col volto anonimo
vago

 

Il mio tatto è quello di un bambino,
che a Dicembre tocca il freddo
e lo scambia per un brivido.
“Se c’è pelle d’oca c’è emozione”
pensa,
e la vita gli gela il volto
mentre io scatto
e sono la gente.

 

 

 

Trani



Da qui
Le nostre sigarette
Se le accendeva il sole se le fumava il vento

Del vento:
Sirena per le nostre anime in fuga, suonasti taciturna
E ci lasciasti scampo

Di questa strada, sole rosso:
Risvegliasti i nostri occhi futili
Gracili spettatori di un giorno nudo,
E foglie morte

Bruciate dal tramonto
Di un amore forestiero

Torre a Est



Animo a strati confinati
Guarda il lago di Monet
E dimmi se sei vero.
Il lago fermo perforato
Da spari inquieti
Di vento caldo

Proveniente dalla torre a est
Che stende l’ombra su di te,
Mattino morto e rianimato
Tu ci sguazzi in questa ombra
Sentendoti al sicuro
Mantieni intatto questo scudo:
Custode di vita, morte e fortuna

Scudo secco che è già morto,
Ferito alla schiena
Dal dolore di un amore
Mai compreso, mai chiarito;
Fuggito a sud per inerzia
E mai tornato

In questo pomeriggio spento
Che l’autunno brucia e uccide,
I colori di un passato
Destinato a restar fermo
Fermo
Fermo
Ad aspettare