A.79

 

Una guerra fredda



Sapessi cosa c’è che non va in me
Te lo direi
Sapessi cosa significa questo rumore
Di onde infrante sulle scogliere
Come le speranza
I sogni
Le ambizioni
Te lo scriverei
Decodificherei anche i silenzi
I quattro secondi di intervallo
Tra un battito e l’altro
Come se stessi morendo



Addobberò con delle luci natalizie tutte le strade che ti portano a me, anche in piena estate. E resisteranno alle catastrofi naturali, ai cambiamenti climatici, ai presidenti di destra, alle democrazie cristiane e agli anni di piombo. Disegnerò con delle lucciole una pista di atterraggio sul mio petto, e alla fine atterrerai in piedi sul mio letto di margherite, che poi era solo il mio cuore.

Fuochi artificiali



Capisco cosa provi
Solo da come mi guardi
Capisco quanto ti deluda
Solo da come mi guardi

Capisco che non è come sognavi da ragazza al liceo
Che non sono quel figo che guardavi
Dalla tua sedia del bar
Tre anni fa

Ma ho qualcosa da darti io
Guardami
Mi sbraccio ma non mi vedi
Lancio razzi di segnalazioni
Fuochi artificiali
Grida
E segnali di fumo

Ma sono troppo piccolo
E la mia carnagione non ti aiuta
Scompaio
Tra le rocce di questa scogliera
Affacciata sulla Manica



Mi guardi e mi dici che sei diventata di ferro
che se piangi ti si arrugginiscono le guance
come quella canzone che amo
come quella canzone che non conosci

ti dico che sei diventata una donna bionica
che quando sei salpata da Genova con la tua barca a vela
ho pensato che saresti diventata invincibile
una fortezza inespugnabile lunga tre chilometri

ti ripeto che sei diventata una donna bionica
cantami o diva di tutte le tue morti e delle ferite
su cui ci getti alcol
su cui ci ricami i tuoi encomi

 

 



siamo finestre in frantumi
estintori e disordini
contro i nuovi magazzini
contro le nuove generazioni

L’umidità



Sì, certo, l’umidità
ci ha eroso la gabbia toracica
le farfalle sono volate via
uscite dal retro
non le abbiamo viste

nello specchio c’è solo un foro
la galleria fredda che m’attraversa
i tuoi sentimenti che mi attraversano
ma bendato, li investo
e continuo a correre

le piogge e le omissioni di soccorso

Slavina



I brividi che ti scalavano le vertebre
come un alpinista francese

ti tiravano con violenza alla vita

qualcun altro come te si era perso
su una pista nera o in autostrada

qualcun altro è stato sepolto vivo
in un bellissimo hotel

in Abruzzo

ed ora che la memoria è ancora fresca
come la neve
qualcuno si lamenta
qualcun altro si lamenterà

benedetta



Inizia a suonare Natalios
e una sconosciuta mi concede una costosissima marlboro light
incombe sulle nostre teste il mostro degli addii
penso che questi volti non si vedranno mai più
che fuori da questa sala si gela
che le grida, le note e i pianti di tutti fonderanno in una spada
che scomparirai anche tu dal mio campo visivo
come sono scomparsi tutti
ma capisco che questa volta mi dispiace un po’ di più

capisco che non posso farci niente
lui inizia a cantare e io lo imito
completamente inarcato oltre la transenna
la mia voce è stonata
la sua è perfetta
mi giro ancora una volta
la gola mi brucia
la voce scappa via
come i miei occhi ai tuoi

mi sottraggo sempre io per primo al martirio del tuo sguardo
alla tortura del guardarti
senza riuscire a toccarti
e vorrei essere bello come mi vedi
vorrei essere forte come mi vedi
vorrei essere quella felpa che indossi
che come un muro di Berlino mi separa da te

quando sono tornato dal viaggio intergalattico
mi sono trovato nei tuoi occhi autunnali
avevo lasciato tutte le carte geografiche a casa
mi sorprendi mentre ti guardo aggiustare i capelli
mi sorprendi mentre ti guardo spogliarti per metà
mi hai sorpreso perché mi hai fregato



Disegni delle mappe geografiche
con le tue unghie
lungo il mio collo
delle colonne d’Ercole
lungo le spalle
mi dici
che
oltre
ci sarà un’iperbole
che le petroliere scompaiono
mangiate dalla nebbia
e dai pirati

e nessuno di noi può farci niente

le rotte delle nostre navi
ci dispiace
ma non si incrociano mai

e nessuno di noi può farci niente

 

Cattedrale di Santa Maria del Fiore



Ti sei seduta stanca in piazza a Firenze
Avevi fame ma avevamo finito i soldi
E la mia bocca sapeva di fumo e Vin Santo
E nello stomaco il tuo pugno chiuso

 

Hai telefonato tuo padre
Per rassicurarlo
Stavi bene dicevi sorridendo
Ed io in ginocchio
A quattro metri da te
Per fermarti in una fotografia

 

Per ricordarti felice anche quando sei andata via

Gli scontri



E siamo scappati via
morti tra le braccia
di questa città eterna

 

tra la ferrovia e la campagna
tra i sogni e gli scontri
tra i tuoi occhi e i miei lacrimogeni