A.80

 



Perdo pezzi, si sgretola,
non riesco ad aggiustarla.
Sono troppi e troppo piccoli.
Corro, non avendo una strada.
Il vento mi taglia la pelle,
mi trovo a volto scoperto
ma solo per un secondo.
Mi copro con ció che rimane.

Cocci di desideri inappagati,
di occhi senza sguardo,
di parole non dette,
di penne senza inchiostro,
di letti non consumati,
di bocche senza voce,
di azioni non fatte,
di uomini senza umanità.
S’infrangono,
schiacciati al suolo da piedi frenetici.

L’inchiostro corre con loro
batte i piedi,
batte i pensieri,
scrivo nero su nero.
Tilt.
Strappo tutto e metto via.
Sospiro.
Un urlo sott’acqua.
Riemergo.
La maschera è di nuovo stabile,
si va in scena.

Postcard from yesterday



Istanti, immobili.

Una mano come soprabito sulla spalla, comoda.

Muscoli tesi in movimenti sospesi a mezz’aria, statici.

Una fossetta accennata all’angolo della bocca, involontaria.

Occhi che scrutano la penombra, ghiotti.

Un’istante prima della caduta, indolore.

Il tempo che non cessa di scorrere e noi che cerchiamo di dominarlo,

fissando il momento,

conservando il ricordo,

bramando il domani.

Ad occhi chiusi gli attimi sono più corti,

corrono sciolti non chiedendosi il perché.

Mi ricordo quella che sono stata,

sto cercando di conoscere ciò che sono ma non servirà;

tra un secondo sarò altro.

Aspetto qualcosa che non conosco e mi piace,

non ci sarebbe gusto ad aspettare senza l’ignoto.

Calpestiamo l’erba incolta per creare un sentiero.

Durante questo temporale sarà solo una la goccia che riuscirà a raggiungere la soddisfazione.

Quella goccia che riuscirà a scavare,

preceduta da milioni di altre gocce testarde e coraggiose,

spero di essere io.

 

Organizzar la rabbia



Ovunque – Scontenti ma presenti.

Continuamente – Indignati ma impeccabili.

Oltremisura – Sconvenienti ma partecipi.

Pericolosamente – Avventati ma equilibrati.

 

 



La mia voce vibra e produce.

Non puoi fermare la mia voce.

Variazione



Ascoltai una musica,

era calda e inusuale, la sentivo battere con me.

Me ne innamorai per curiosità, per sregolatezza.

 

Ho ascoltato la stessa musica,

era spenta e ripetitiva, non la capivo più.

Non riusciva più a darmi il ritmo.

Sogno.



 

Dormo, sogno.

I sogni sono cocci di noi.

Vivi i sogni, loro poi si dissolvono.

Io con i sogni gioco,

Io con i sogni vinco.

Io con i sogni posso,

io con i sogni so.

Mi ritiro in sogni.

Io con i sogni comincio, io inizio.

Io con i sogni volo.

Sotto i nostri sogni ci sono convinzioni.

Io con i sogni fingo,

io con i sogni formo il mondo.

I sogni diffondono.

Io non do il mio sogno,

io voglio i sogni.

Il mio sogno? Il mio limbo.

I libri mi porgono, loro mi offrono sogni.

I sogni sono ricordi, nozioni, fonti, sorti, opinioni, insoliti mondi.

Ogni giorno grido, dico :

“Io, conosco i sogni.”