A.92

 



Io sono gli odori

appiglio le mie dita

pregne

di quei sapori tutti miei.

La pelle mia vorrei ricoperta

della straniera tua pelle

e le mie dita allora

congiungerebbero

i miei ai tuoi odori

- implodendo -

non sentiremmo piĆ¹ il bisogno

di sforzarci di

denominare esplicitare descrivere

di snaturare l’aria.

 

 



Sarei dovuta salire

o meglio

lasciarti solo a lenire

le tue ferite

fresche.

ghiacciate mani

restano vuote

 

stanotte

mi percuote

l’odore delle tue guance

nell’incavo del mio polso

abbandonato,

eppur fremente.

Halep



Le mie vene

e le mie arterie

desolate propaggini

di un cuore bruciato

Visione



Granelli di ruggine sul vetro

sono nuovo filtro sulla cornea

- Bosforo cinematografico -

avanza la barca

ma non il mio tempo

 

Le mura umide e i palazzi densi

pregni implodono

in blu petrolio

che ribolle e ribolle e ribolle

 

e si insinua dentro le viscere di Istanbul

accogliente le sue barche

attente a non calpestar la schiuma

 

Qui, ora, io sono l’abisso