A.94

 

Taci



Mai fu amore
Mai unione
Mai corpi
Mai lingue.
Mai un attimo
A proferire o tacere,
Il fiato è corto
E va sul conto.

E ora getta gli abiti
Che le nostre anime
Voglion conversare.

Fa Ber



“Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita

Debba in qualche modo incominciare una” … Matita.



Cambiamenti
Cambia mente
Cambierò anche nei ricordi
Cambierò continuamente
Anche quando il tempo muore
Basterà cambiare lente
Per vedere le mie membra
Logorate dal presente.

La savina



Dolce scivola il vascello del tempo

Sulla lastra d’acqua salata

Piatta e umida

Come i nostri occhi

Che impotenti si guardano

Salutarsi tra le nubi.

 

Un sole abbattuto, una luna falsa,

Un cielo macchiato di raggi colati

Prigionieri

Che impotenti si guardano

Salutarsi tra le rocce.

 

Scivola dolce il vascello del tempo

Sulla lastra d’acqua salata

Schiumosa e crespa

Come i nostri pensieri

Che impotenti si spezzano

Sotto un’onda assassina.

A.94



Le tenebre spietate

Calano silenti,

Inondano il mio mare

Dai movimenti lenti:

Dormon ormai i sensi,

Tacciono sul mondo,

Tutti tranne uno

Tra tutti il più profondo;

E lì sento le onde,

La sabbia è il mio io:

Torturata e poi lasciata

Nell’oblio di Dio.

Guardare tale scena

Distanti sulla riva

Ci rende fortunati

E grati per la vita,

Ma vivere le onde

Nel petto e in ogni dove

Mi fece perder tutto

A partire dall’ardore.

Questa marcia zattera,

Molle di segreti,

Ha in grembo troppe anime,

Troppi sogni, troppi feti;

E intorno a me c’è il nulla

C’è l’infinito mare

Che affamato e ingordo

Mi vuole divorare.

Alla disperazione

Si sa, non c’è mai fine:

Abbandonai la terra

Perché smossa dalle mine,

Ma le onde, maledette,

Esplodon come le altre:

Ora so che non si può

Sfuggire mai alla morte.

Allora io l’accolgo,

La cerco io per primo

È ora di finirla

Anche se sono un bambino.

Solo un ultimo sguardo:

Vedo terra e chiedo scusa

Perché non ce l’ho fatta

Ad arrivare a Lampedusa.

E mentre mi getto

Nelle fauci del mare

Dalla costa sento un urlo

Che mi intende lacerare;

Un uomo, lì c’è un uomo,

Da qui solo un puntino

Ma la voce sua è squillante

Nel gridarmi “clandestino”.

E mentre l’acqua penetra

La mia pelle color ebano

In cuor mio so di morire

Da perla nera dell’oceano.

A.94

 



Mai nessuno capirà

Cosa vuol dire nascere

Ed essere al cospetto

Della morte.

Mai nessuno toccherà

Gli spigoli taglienti

Dei tuoi sogni

Infranti.

E mai nessuno si tufferà

Ad occhi chiusi nel futuro

Cancellando la partenza,

Cancellando l’arrivo.

Nessuno dico, penserà

In polverosi angoli tetri

Alle aspettative gonfie

D’un tratto

Scoppiate.

 

Forse riposto il tuo sangue sa

Pesante come le speranze

Di un giovane suicida

Gettatosi da nubi sicure

Per inalare le ultime molecole

Di aria libera.

Eccome se lo sa,

Perché cosciente del valore

Di chi concima un fiore

In un campo minato.

A.94

 



Luci di fari si riflettono

Su specchi d’acqua salata,

Il sole è ormai deceduto

E lo supplisce una dolce serata.

In un attimo cala il silenzio

Sorde si fanno le orecchie;

Sui granelli si accomodano

Giovani in piccole cerchie.

Il cielo imita l’animo

Nostro in subbuglio:

In noi emozioni,

In esso un abbaglio

Scoppia di colori

Esplosi con il fuoco.

Ragazzi si amano

Così, per gioco.

Baci rubati, baci proibiti,

Baci consumati in riva al mare;

La saliva non cura le ferite,

La saliva le fa bruciare.

A.94

 



Stramaledetti occhi,

Specchi molli di verità

Trasparenti di emozioni.

Toccali, entraci senza bussare

Allunga un dito

Amplifica i sensi;

Umida brezza mi accoglie

Dolci onde mi coccolano

E trascinano quel corpo

Piacevolmente morto.

Mi areno sulle tue labbra

Dopo la tempesta,

Respiro a pieni polmoni

Quell’aria fresca

Di azzurro.

A.94



Agrodolce

Come guardarti e vedere

Lo sforzo nel rievocare

Riflessi affondati.

Come sfiorarti e sentire

Irrigidirsi la pelle

Alla ricerca di un fremito.

Come assaggiarti e avere

Sapore di meccanismo

Mortale.

Come ascoltarti e distrarsi

In vividi ricordi attenti,

Captanti illusioni e sogni.

Come annusarti e percepire

Odori di pelli non mie,

Né tue.

 

Come esser sul ciglio

Fuggirne follemente

E trovarsi sempre più

All’orlo del vuoto.

 

Mi manchi solo

Quando sei con me.

A.94



Giorni divisi da vizi

E vecchie reti groviglie

“Goditi gli anni che hai”

Riecheggiano voci saccenti.

Scorrono strati d’asfalto

Sbrano metri di tempo.

SCAPPA.

Vietato prendere fiato

Occorre tagliare il traguardo

“La vita la morte la casa

Lo studio il lavoro

Il tempo

La vita”

FERMA.

“No che non puoi”

Aumenta

Sangue bollente si fredda

Strade sterrate di incanto

Voglion sentirsi cantare

E allora…

FUORI!

“All’erta fa attenzione

Dacci retta mai distratta”

Chi sei? Fa nulla va via

La via corre

Io seggo

A mirare il fiore che sorge

A nuotar nella luna che spunta.

A.94