A.95

 

Luce



Luce, calore
sciogli questo mio torpore
spezza, disfa queste mie catene
Io, uno spirito di vacante sembianza
mi ritrovo a bramare una gabbia
ad ambire l’incolumità tra le gelide sbarre
Tu, immensa
intangibile e densa
Raccoglimi, distoglimi da questa finta sicurezza
da questa futile concretezza
Ascolta questo mio flusso di coscienza
che si insinua in me con prepotenza
imminente, come il vento che soffia su questa lugubre cella
Ma tu, luce, non ti spegnere
aiutami ad ascendere

Malbenon



Come un fulmine tu ti scagli sul mio esile corpo
infrangendolo e infiammandolo
Come in infimi tentacoli tu mi tieni in ostaggio
fino a farmi mancare il respiro
Hai colto l’occasione per scrutarmi in silenzio
Oramai sei un portento
Sai benissimo come cuocermi a fuoco lento
Ma è sempre lo stesso gioco
Tu mi comandi a tuo piacimento

Sei tu la fiamma che scalderà anche anche questa notte insonne
Divampando nel mio io più interiore
Avviliscimi, gettami in miseria e poi disarmami
Per donarmi nuovamente quella forza che pochi conoscono
ma che tutti temono
Grazie a te io mi sentirò invincibile

Tu, che annebbi la mia mente
I miei pensieri, i miei voleri
Quando le forze mi vorranno abbandonare
Quando il mio corpo non vorrà più collaborare
Io non saprò più come lottare
Quando tu sei in comando
mi mandi allo sbando
Dalla vetta mi trascini al fondo in meno di un secondo
È questa la tua maledizione

Non mi avrete mai



Io sento chi mi lambisce, chi guaisce
chi alla mia carne ambisce
chi nel profondo marcisce
Viscidi,
voi non mi avrete mai

Io non ho bisogno di vestirmi delle mie azioni
di glorificare finte nozioni
Io non sono come voi aquiloni,
io non necessito di una lenza
so volare anche senza

Io non cerco insistentemente il consenso degli altri
io punto ad obbiettivi ben più alti
Bassi,
la vostra viltà non è una virtù
vi ancora quaggiù
assieme alla vostra presupponenza

Oh vostra eminenza, smaniosa eccellenza
c’è forse qualche altra eroica impresa di cui si vuole vantare?
Qualche valore vuoto per cui vuole ancora lottare?
Mi rivolgo a lei e a lei solo
perché voi siete uno solo

La maschera che indossate è sempre la stessa
Ira funesta
di chi per voi prova disprezzo, ribrezzo
questo è il nostro unico mezzo:
arrabbiamoci

Lasciami andare



Dalla mia carne hai strappato via ciò che più ti piaceva
e te lo sei tenuto,
avidamente
Io simile ad una carcassa da cui potevi attingere ciò che era a te più gradito
Tu uno sporco avvoltoio, una iena,
un bandito

Compiaciuta
mi hai lasciato marcire
sotto al sole cocente,
sotto alle risate delle gente
La mia rabbia era tale da impedirmi di fiorire,
tu mi hai lasciata morire

Ma io lo so che al buio
tu sbatti i denti, tu te ne penti
e inutilmente tenti
di ingannare gli altri
di mostrare quanto la tua pelle sia diventata più spessa,
rimanendo però sempre la stessa

Ed ora spero non ti dispiaccia
restare a guardare
mentre io prendo il volo
e tu rimani ancorata al suolo

 

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Tu non sei niente



Io ti conosco
Io lo so chi sei
Tu che sorridi con gli occhi grandi
Tu che non hai paura di fare passi avanti
Tu che hai sempre le mani sudate
Tu dalle parole ben calibrate
Tu che mi fai respirare

Ma ora

Io non ti conosco
Io non lo so più chi sei
Tu che barcolli con gli occhi stanchi
Tu che hai paura degli altri
Tu che mi sputi in faccia
Tu che mi uccidi a mani nude
Tu che mi calpesti, tu che mi detesti

E tu ora non sei niente
Se non quello che ti dice la gente

Ansia



Come in una morsa
lei mi stringe
Il mio dolore non fa alcun rumore
perché nelle sue fauci
il mondo appare a me sfalsato,
tutto è sfocato
Ed io non ragiono
io non so più chi sono

Nel turbine dei miei pensieri
io non so dove poggiare i piedi
Io non sono più chi ero ieri
E quando lei arriva
tutto crolla rovinosamente
Senza più un punto fisso lei mi prende
e mi trascina verso
il vortice delle mie paure
nel luogo in cui si celano
le mie parti più oscure

Lei è l’insolente e pretenziosa regina
del mio mondo putrido e scabroso
dove tutto è spigoloso
Ed io inerme
davanti alle mie paranoie
sono il verme
dei miei ricordi

 

Abissi



Come quando ti guardi dentro
e ti perdi negli abissi
tu tieni gli occhi fissi

Quel dolore che ti trascini
ti attanaglia
nei tuoi occhi non vi è più alcuna luce che li abbaglia

Mani fredde ed occhi stanchi
tu non lo sai
quanto mi manchi

Prometto



Prometto
che a scrivere mi ci rimetto,
che riprendo a disegnare, che comincio a suonare
senza oziare né rimandare

Prometto
che nelle cose mi ci butto a capofitto, di testa
non mi importa se mi faccio male
la notte non voglio più stare sveglia a pensare

Prometto
tutto questo a me stessa, alla mia inerzia
nella speranza che non sia l’ennesimo, futile tentativo
di tornare a respirare