A.98

 



Dove comincia? Dove finisce? Ma soprattutto cos’è? La chiamano in tanti modi, io non la conosco, e non so nemmeno di cosa sto scrivendo. Allora perché continuo? Già perché?



Io non sono un poeta

I miei versi non sanno di poesia

Non c’è sentimento

Non c’è vita

Non c’è tantomeno bellezza

Vago in terre sconosciute

E non so dove cercare

Non so cosa cercare

 

È forse perché ho vissuto troppo poco?

Eppure è abbastanza per cominciare

Ma forse è perché ho vissuto poca poesia

Ho vissuto poca bellezza e poche emozioni

Ecco forse è questo il motivo

Non c’è musica che fuoriesca dai miei versi

Ed è inutile se tanto invece di vivere il resto del mondo e

Il resto delle persone

Io continuo a vivere soltanto me stesso

È naturale che poi non riesca che a parlare di me

Tutto il resto, che immagino fuggire dalle mie mani

Per andare a rifugiarsi su fogli appesi

Come crocifissi allo sguardo molesto di occhi curiosi,

Tutto il resto che non sono,

Ma è lì, è soltanto illusione.

 

Non preoccupatevi è illusione

Solo per me.

 

Non so dove finisca un verso.

Una volta lessi che i versi esistono ancora prima che un autore

Li scopra e li porti su carta dichiarandone la proprietà.

Ma i versi non sono di nessuno è per questo che ci piacciono.

Sono liberi, ed è come quando ho di fronte una bella donna

Non capisco che desiderio nasca in quel momento

Sembra che vorrei possederla e farla mia,

Ma so che se l’avessi, un desiderio ancora sconosciuto rimarrebbe

Inappagato.

Dunque dicevo, non so dove il verso finisca,

Forse perché i miei versi non esistevano prima di adesso

E adesso

E adesso…

Forse perché non sono versi

Ma parole

Messe una dopo l’altra

Come una fila indiana,

Ma troppo lunga e perciò spezzata.

Vado a capo quando…

Quando lo ricordo

Quando ricordo che il verso deve finire

Oppure quando vorrei una pausa,

Ma ho un cuore per nulla musicale

Mi hanno detto i dottori

Avrei dovuto suonare

E forse così avrei imparato a conoscere i tempi

I tempi per le pause

Avrei dovuto correre

Ma corro senza ritmo

E i versi fanno così

Un po’ su e un po’…

giù

Già e adesso sarebbe ora di smetterla dottore

Non è vero?

Chissà se non crocifiggerò anche questo

Non c’è privacy dottore

Né per lei né per me.



Dove sei?

Ti cerco

Perché ti nascondi?

Fatti guardare

Mostrarmi la tua danza

Balla per me

Aspetta

Non fuggire

Dove vai?

Non andare via

Non lasciarmi

Non abbandonarmi qui

Da solo

Solo con me stesso

Come tutti ti allontani

Dimmi, dov’è che vai?

Ho perduto l’amore

Ti sembrerà che io non t’ami più

Ma t’amerò sempre



Vorrei che il tempo scorresse più lentamente.

Vorrei muovermi a rallentatore,

Prolungare gli attimi.

 

Se poi ti avessi realmente accanto,

vorrei potessimo diventare marmo

Rimanere inseparabili per l’eternità.

 

Vorrei essere una rondine e migrare verso te.

 

Vorrei che il vento ci sollevasse

Incontrarci poi su un letto di nubi

Poter riposare con te

Mentre l’aria calda ci coccola.

 

Vorrei che il sacro silenzio,

Come un morbido manto ci avvolgesse

E tra noi regnassero gli sguardi

Nudi e timidi,

Puri e sinceri…

Come le nostre mani che si incrociano

E lambiscono al desiderio l’una dell’altra.

 

Suona come una poesia,

Ma è la dedica dei miei desideri.

Tu sei la poesia



Dove sei?

Ti cerco.

Se chiudo gli occhi vedo il tuo volto.

Cosa aspetti?

Sono impaziente.

Sei qui? Ti sento, sei qui…

Sono sicuro che se tendo la mano…

Ecco, posso sentirti.

 

Guardami. Sono qui.

 

Aspetta non andare. È presto.

Resta.

Amo guardarti mentre volteggi.

Sei armonia con tutti gli elementi.

 

Il sole ti sfiora

Io mai riuscirei, senza indugiare

 

Sussurri il tuo canto

È musica che fa chiudere gli occhi

Lo sento attraversare il petto

Il tuo sorriso è luce pura

 

Dimmi,

Cos’è un ricordo?

Non un attimo vissuto.

Vivrò mai un altro ricordo?

Non mi contraddico



Ho pensato di odiarti

E forse ti odio.

Ma ti amo,

Non ti odio.

Se non fossi così

Non ti amerei.

Perciò non ti cambio

E mi tengo il tuo odio.

 

Ti penso, ho solo

Il tuo pensiero

Lo cancellerei

Se solo fosse mio.

L’hai strappato,

O te lo regalai?

Non l’ho mai

Posseduto.

Scrivo pensando, e

Stringerti non posso.

Stringo una penna

La mano m’illudo

 

Temo aspettarti,

Non arriveresti.

Ti vedo passare,

Nascosto ti cerco.

Quando mi trovi,

Torno bambino.

Sarebbe felice,

Se fossi bambino.

Felice non sono,

Io credo odiarti.

 

Amo chi coglie, e

Dispiace pestare.

Le cadute foglie,

Sentir scricchiolar

Orecchio non vuole.

Allora non so

Che odio vien fuori.

Al suolo rimane

La foglia caduta.

 

 

Non mi comprendo,

Sembro confuso.

Mi metti in disordine,

Come un intruso.

 

 

Tu mi contrai.

Non mi contraddico.

L’Orologio



Un orologio in una

Stanza vuota deve girare

Gira tutto il giorno

Gira tutto il tempo

 

Gira la giostra per

Gioia di bambini

Gira,

anche la notte gira.

 

Stanco l’orologio le sue

Lance spezza.

Gira tutta la notte

L’orologio stanco.

 

Ora il duro cuore

Rallenta straziato

Ore più non batte

Grida disperato

 

Gira nel silenzio

Gira per dovere

Grida in una stanza per

Gioia di bambini

 

Anche se l’ora per Nessuno

Deve segnare

L’orologio stanco

Deve continuare



Parole che non posso trovare

Parole che non oso pronunciare

Parole che non riesco a ordinare

Parole che non mi lasciano più andare

 

Queste parole vorrei possedere

L’Albero



La sua nascita è potente

Musica

Lascia alla bocca appena il

Tempo

 

L’albero cresce e

Leviga la terra

Verso l’alto

Le radici getta

 

Nutrito dal cielo

Colora e scolora

Questa nuda Terra

Di vita si impregna

L’acqua cade dal cielo



L’acqua cade dal cielo!

L’acqua cade dal cielo!

 

Non ti sorprende che

L’acqua cade dal cielo?

 

Mi aspetteri più che altro

Venisse su dal mare

 

E invece, ella cade

Ella cade dal cielo!

 

Forse il dio

mi porge la sua mano?

 

 

Ella cade e si posa

Si posa sulle mie carni

 

S’adagia sul mio palmo

S’offre in dono aspettando

 

Come tenera fanciulla

Nel riposo la carezzo

 

Si avvicina alle mie labbra…

E presto l’assaporo

 

Un brivido mi assale:

Dolce, è questo mare!

 

 

Nasce dal profondo

Lago del mio spirito

 

Affiora sulla pelle…

Solo come acqua

 

Questa poesia,

Solo un ricordo

 

Consola quel bambino

Che una notte passeggiando

 

Mi incontrò. Sul suo… volto

Piansi



Il cielo è ormai un immensa

Nuvola

Grigia dipinta da spaventate

Mani che

Adesso posano su delicate

Chiome

Verdi che più non trattengono di

Vita ricolme

Lasciano sul volto segni di un

Amaro sorriso e

Lento uno sguardo di

Eccitato dolore

Fiorisce come bambino che

Nasce

Occhi che mirano a un cielo

Scuro e

Pesante di lacrime

Gonfio

 

Strilla, grida e lamenti accompagnano

Lacrime ancora non piante



Ho posato gli occhi sul tuo viso

Che è come dire che ho il naso

Tra le tue labbra

La bocca sul tuo mento

 

Mi colori di panda?

E se ti piacesse …

Coccole sarebbero le tue bizzarre ossessioni.

Mi riempi di carezze?

Stupiscimi di rare emozioni

 

Ho posato gli occhi sul tuo viso

Che è come dire che ho il naso

Tra le tue labbra

La bocca sul tuo mento

Il fiato sul tuo collo

Le lacrime già in gola

 

Uno spazio tra i tuoi capelli

Un po’ di buio in cui guardarti

Una piuma sull’ombelico

Petali sulle gambe

E spine sulla schiena

 

Mi colori di panda?

E se ti piacesse …

Coccole sarebbero le tue bizzarre ossessioni.

Mi riempi di carezze?

Stupiscimi di rare emozioni

Piuma



Lasciami

Anche

Solo

Una

Volta

Il

Dono

Di

Gridare

Contro

Una

Sola

Piuma

Che

Lieve

Mi

Soffoca



Oh lacrime cosa aspettate a uscire

I miei occhi lo desiderano

Il mio cuore lo augura

La mia mente supplica.

Lacrime il cui ricordo si annebbia nella memoria.

Lacrime come gocce di

Molle pioggia che sui

Campi fecondi si abbatte.

Lacrime la cui assenza ha portato a empi pensieri.

Lacrime che suscitano nuove sensazioni,

Sensazioni di forte dolore,

Ma sensazioni nuove.

Oh Lacrime colmate quel vuoto che

Tutto risucchia, quel buco che

Tutto attrae e nulla più rimane.

Mentre il mondo



E mentre il mondo si fa la guerra

Fiumi di lava ci scorrono accanto

Polveri e ceneri coprono il cielo

Tuoni e lampi cavalcano il terreno

Grida e urla navigano tra i venti

Io e te avvolti da un manto stellare

Ci baciamo ci guardiamo negli occhi

Ci stringiamo forte e facciamo l’amore



Come spugna imbevuta del

Sangue

Di un orrido pavimento

Sporco

Assorbe dall’anima il

Dolore

La mia poesia intrisa di

Morte



Oh mia dea odi per te

Il mio canto sublime

Quando ocenano ti partorí

Si accese in me amore

Amore mi portò alle tue braccia

Dagli abissi arrivasti

E io piansi nel vederti morta

Sulla spiaggia ove ti posasti

Il tuo respiro ultimo esalare

E io osare le tue labbra toccare

Con le mie e respirare

Quell’oceano

Tu sola una perla che vidi crescere

E volteggiare nelle profonde acque

Ti diede la vita e la morte

Mi chiesi più volte

Il tuo freddo cuore

Come potè scaldare il mio.

Il mio cuore ardeva al tuo sospirar

Alimentasti la fiamma solo con un tocco

E al primo incontro in quelle gelide

Acque rubasti il mio corpo

Mi sottraesti al mio possesso.

Su quella spiaggia poi mi restituisti

Ciò che con un bacio mi rubasti

Mirabili occhi profodi come gli abissi

Dove sorgesti.

Lungo la tua dorsale vidi il fiore

Che ti partorì senza dolore.

Sulle nere rocce avrò il tuo ricordo

E mi rinchiuderò in un sogno

Immortale ove tu mi cullerai

Per stare sempre sul tuo cuore



È dolore il nascimento

E lunga è la sofferenza

Lunga è la giovane età

Ma breve il sogno appare

Finchè morte non attendi.

E trepidando ti disperi

Stralci scalci strilli al cielo

Invano ti dimeni

E soffri e ti consoli.

Ansimando

  Sopravvivi e reprimi e affoghi

Nel piacere dei piaceri anneghi.

Un singolo istante sopra

Fa il tempo, morde e stricia

Come viscida serpe.

Brucia il veleno

Di dolore ti uccide

Con letzia dicono ti amano

Lentamente ti rapisce.

Vuoto



Senza meta scorre il tempo

Tra i soli e le lune si perde

Il desiderio di riempire questo

Immenso vuoto che tutto risucchia.

Quanto è ampio il mio petto?

Il cuore si stringe e pavido si cela

Un dolore mi assale e divora le mie

Carni, di tremori mi sento morire.

Lento respiro questo fuoco nell’aria

Che brucia e che sento

Nelle vene che scorre

Tutto consuma e presto divaga

Sfocia in un vuoto che non ha fine

Ma solo un inizio

Qui dove nasce



Amare riflessioni
Io mi fermo ad amare



Ho rubato l’arte a un bambino che passava.



Come calda resina che

Sgorga da un ramo

Ingiustamente

Ferito

Lenta sul viso una lacrima

Scivola fino a cadere nelle

Morbide

Labbra

 

Inghiottita come goccia di

Rugiada primaverile

Nasce allo stomaco un forte dolore

 

Dolore forse o rimpianto

Di lacrime mai piante



Oh Dea degli infiniti amori

Oh Dea delle serene acque

Oh Dea dei siderei celi

In silenzio viver tu fai

 

Le umili piante l’animal fiero.

Porgi a noi i sacri fiori

Spira a noi i lievi venti

Spargi in noi infiniti lumi

 

Lava dai corpi nella quiete

Del sacro fiume la torba vita.

Perché solo infin col tuo

Sacro vel stendi la pace?



Il mio mare è un cielo senza inizio

Ne fine lo guardo e

Lo sguardo si perde

Nel vuoto cercando

La fine

 

Che mare dolce

Limpido di rosa sfocato

Caldo cotone, mi avvolge

Un abbraccio paterno caro e delicato

Antico ricordo di un grembo materno

 

Nasce un cuore sepolto

Risale dagli abissi

Solo è il mio mare

L’Orlo



Che emozione

Che splendore

Che piacere

Sapere l’esistenza di un orlo

Conoscere finalmente la fine



Tu preghi Dio per una vita più leggera

Ma tu della vita senti davvero il peso?

Tu preghi Dio per essere aiutato

Nasce un Dio per venire in tuo soccorso



Il mondo sta male

Non posso guarirlo

 

Dov’è la mia forza?

L’ho persa cadendo?

 

Il mondo sta male

E invano grida aiuto



Povero vitello

Nasci per morire

Prima sgozzato

Dopo macellato

Infine maciullato

 

Povero maiale

Nasci per morire

Le tue carni affettate

Scomposti i tuoi organi

Ai palati le tue membra

 

Poveri uccelli

Liberi volate ma

Breve e casuale

Vi attende la prigione o

Le ali toccan terra

 

Povero toro

Povera pecora

Povera vacca

Povero cervo

Povero cavallo

 

Oh povero Cavallo

La tua schiena porta

Un antico peso

Che fosse il tuo fine?

 

Corri, corri e corri

Fino a stancarti

E quando stanco sarai

Nessun riposo

 

Pronto a ripartire,

Pronto per morire

 

Poveri animali

La vostra fine è certa

La mano del Divino

Incombe su di voi

 

E poveri umani

Che guidate tutto questo

Credendovi Dio

Credendo di vivere

 

Ma non sapete?

La vostra fine è certa

Quale senso



Un vecchio malato cade stanco

Portava con se un vecchio bagaglio

Un bagaglio vecchio e pesante

 

Muore schiacciato sotto il suo peso

Il suo bagaglio era troppo pesante

Tanto pesante da non sentirne il peso

 

Al passo il piede tremava

All’altro il ginocchio strillava

Uno ancora e l’anca implorava

L’ultimo e la schiena crollava

 

Adesso la grossa carcassa

Stirata distrutta stravolta

Scricchiola scivola e stride.

Presto si sgonfia

Il bagaglio pesante

 

Quale senso tanta carne

Rigida dura pesante

Umida maleodorante

Ha portato con se

Un bagaglio tanto pesante?

Un pensiero



Nato fine, presto si gonfia

Nato sotto, sotto la terra

Su carta pregiata si sdraia

Foglio stretto per tanta prole