B.21

 

***



Che sono più i fiori che porto addosso di quelli nell’Orto.
La colpa è solo di questo freddo Aprile: non si trattiene dal fiorire sul tardi.
Ci frughiamo con gli occhi i sentimenti e i tuoi silenzi
eloquenti mi adagiano sulle panchine.
Tu parli di tenerezze e cartoni animati: pezzi di un passato che ho dimenticato.
La vita si scioglie nel profumo dei gelsi.
E subito torna a farmi male lo stomaco
esattamente
nel punto in cui manchi.
Affogo sbronza la malinconia e mi scivola addosso il colore del cielo;
eppure, mi sembrava si fosse fermato sulla pelle
il calore delle tue ginocchia.

Primavera



Mezzelune nerissime
emergono fra la neve sciolta:
i miei occhi di terra
sui sanpietrini.
Ascolta
il pianto dell’inverno.

Maria Formosa



Santa Maria
formosa bambina
per nulla santa
per poco bambina.
Persa
nei tuoi rami cristologici
pensa, prega, guarda:
gli unici martiri
in questo campo
siamo noi.

Ragazza dai piedi zappati



Ragazza dai piedi zappati, usciamo
e attacchiamo pezzi di noi sui muri.
Quadri senza firma
che sperano di esser letti di fretta,
anelano uno che salvi rapidi
i frammenti di noi.
Horcrux di carta
cui affidiamo caparbie la voce.
Ragazza dai dolci piedi zappati,
non preoccuparti
se certe sere tramonta la vita
se il silenzio si fa insostenibile
se il tempo è perso.
Ragazza dai lenti piedi zappati,
scaraventiamoci contro edifici
di altre vie vuote.
Il mio sangue gettato sui muri
a creare meravigliosi affreschi.
Facciamoci male
facciamoci dare baci coperti.
Ragazza dai cari piedi zappati,
che sta sera la tua paura sia
solo la polizia.

Calle S. Lio



Ti senti in un film di Sorrentino
piena di silenzi carichi.
Laguna
Venezia
la luna
sono io.

Bologna



Dolci dita
intrecciano i miei capelli
bianchi di neve.
Umidi
i ricordi di te.

Elefanti



Quando sarà posto troppo mare
fra occhi e labbra,
ci congiungerà la terra.
Comunicheremo come fanno gli elefanti
sentirò i leggeri passi tuoi in cucina
le impacciate mani tue sulla tastiera
a tempo i nostri cuori palpitanti.
Come animali grandi e gentili
vivremo di pulsazioni,
conoscerò le vibrazioni
che sul terreno riversa
ogni tuo più sordo sospiro.
Le parole saranno superate dagli istinti
e noi due elefanti
vivremo a piedi scalzi
senza sentirci bassi.

Martedì



Stacco lacrime dalle mie guance
sul corpo esausto lievi si posano
le gocce.
Un’altra umida nebbia per chi resta.

Al padre



Ti ricordo in sala mentre bevi assenzio.
Braccia di bambina non sanno tenere
il tuo bisogno di sparire sempre.
E il bicchiere sente d’essenze
anche mentre tu sei assente,
che ormai tutto ti presente
passato e futuro: eco d’abbandono.

Altre minuscole dita
lì ti stringeranno.
Loro
forse sapranno
non farti scivolare.

Ανδρομάχη



Tu eroe epico
Io elegiaca relicta.
Ti saluto alle mura
baciandoti l’anima.
Preferisti l’errare all’amore
così, non più tua,
attendo svanire nel tempo
altri affetti.
Prendiamoci un ultimo sorso
di cielo.
I miei occhi di donna
soli combatteranno altri uomini.
Il mio destino lo porto impresso
nel nome e sotto le palpebre;
tu lo baciavi
addolcivi ogni sera.
Invece ora resto uccisa
dal senso del dovere di qualcun’ altro;
misuro la vita
in tutti i suoi aspetti più tragici.
Perdesti il pathos
che ti sorreggeva
nella fretta di andare.
Mio eroe epico,
di te resta soltanto
il lato patetico.

Isotta la bionda



Isotta
distrutta
fissa un mare piatto,
il cielo
non può pulire
il nero dolore.
Le bianche vele
le violano
lo spazio per respirare.

Amore
cortese
a lei concesse di espirare.

Ιφιγένεια



Tragica indagine retrospettiva
mi rende atroce il sopportare
l’ingiusta condanna. Dicesti un giorno
mi avresti vista fiorire di soavi
tenerezze. Così, supplice egoista,
resto insensatamente attaccata
al mio sì forte sentire. Cieca,
faticosamente e colpevolmente
ad eterno pianto me stessa condanno.
Inerme giaccio sporco il mero volto,
forse non è poi tanto triste
guardare il mondo da sottoterra.
Mamma, sai? Ho deciso di morire.
Sii felice, a te sola consacro
l’amore per la vita che leggera
saluto. O cara luce, addio.

S.O.S



E ora che non ci sei tu
non so più a chi rubare le coperte
che ci erano state offerte,
dopo ore di vino e vite
a colmare e riaprire ferite;
Ci basta un letto, una tisana al finocchio,
anche oggi facciamo le quattro.
Al mattino
il volto disfatto,
ma siamo
irrimediabilmente felici.



I miei sorrisi rosoni
posticci
su facciata romanica,
mani gotiche
le sue.



siamo stati il più dolce malinteso
mai inteso

Sedici righe



Il nero della notte
franto
da mozziconi di emozioni
gettati al vento.
Rincorriamo disperati
vaghe luci lusinghe
di nuovi amori.
Siamo
farfalle suicide.
Sedici righe
per noi
destinati a morire
che riesumiamo
in flebili abbracci
la forza di librarci
in un altro sconsolato volo.

Je m’en vole



Je m’en vole
entre les gents à la gare
où je ne vous ai pas dit
Je t’aime
pour ne pas rater
le train.

Entre la hâte et le tapage
des passants
pas conscients,
Je te vole tes yeux.