C.49

 



Abbocchiamo tutti

a quell’amo

dopo il ti.

Voli pindarici



Ti domandasti se avresti potuto dire addio prima di cadere. Certo, ma io non scriverò il tuo epitaffio.                               Lo commissionerò ad un giornalista morto che dirà cose come “pace alla pace” “in un posto migliore” “ha combattuto finchè ha potuto”.

Non scriverò il tuo epitaffio. Ma se mi chiamassi, scriverò per te un cielo nuovo, uno da assaporare. Scriverò per te un manuale per fare origami, così un giorno quando non ci saranno nuvole potrai crearle tu di qualsiasi forma desideri. Scriverò per te lettere, messaggi in bottiglia, sulle bucce di arancia, parlando di distanze da qui alla luna. Scriverò per te musica, non so farlo però se questo potesse convincerti a danzare ancora un po’ imparerei a farlo.  Scriverò per te un corpo pieno di vene elettriche.

Si potrai chiamarmi, ma non ti dirò che ti perdono. Non ti dirò addio o ti voglio bene, per l’ultima volta. Non guarderò il cielo immaginando una nave che ti porta via. Non chiuderò a chiave la porta, per voltare le spalle al tuo gesto.

Non voglio i tuoi oggetti come memento, non voglio entrare in quella che era casa tua, non voglio ricordarti in quel modo ma come la splendida donna che eri, e soprattutto non voglio la tua pelle da usare come una coperta fingendo di abbracciarla pensando che tu sia ancora qui. Non c’è cuore, non c’è vita, non ci sei più. Non ci sarai più.

Scriverò così tanti poemi morti che la gente confonderà il mio foglio per una tomba e pianterà fiori su di esso prima che io scriva il tuo epitaffio.

 

Spero che il tuo paradiso sia una spiaggia                                                                                                                                            e che sia privo di qualsiasi nuvola grigia davanti al sole.

Grazie di tutto. Dormi bene.

A te, sempre a te



Dio mio quando è triste ricordare.
Non ho pensato ad altro da quando sono qui.
Ma io, sono così,
un po’ leopardiana
che dolcemente naufrago
nel mare del mio dolore.

Quanto è triste passeggiare
tra le nostre vie da sola
tra i nostri ricordi
da sola.
Tu, maledetto
sei ovunque.
Non mi lasci in pace
ed io, anima in pena,
continuo spasmodicamente a cercarti
mio dolcissimo ricordo
mio infinito amore
mia gioia perduta.

Con te, e solo con te,
io ero Io.
Adesso
sono solo una poetessa maledetta
che errando
continuo a cercarti
nelle mie parole scritte
e tra le mie urla silenziose di dolore.

Tu, ingenuo



Mi hai detto

che ho smesso di amarti troppo presto.

La verità è che io ti amo

come si amano le opere d’arte

da lontano

ed in silenzio.



Nonostante tu sia andato via da tempo

amore

io preparo sempre un po’ di the in più.

Memorie di M.



Mi ricordo

che una volta mi dicesti

che la vita non era stata favorevole a noi.

Io penso invece

che la vita faccia il tifo per noi

e che sia il destino a dilaniarci

con quel suo maledetto filo rosso.

Memorie di M.



Lungamente ti ho tenuto

nascosto

nella stanza delle cose dimenticate.

Ho scritto per te

le mie parole migliori

ho dedicato a te

i miei momenti migliori.

 

Ogni pensiero che volava verso di te

era un proiettile al cuore

sparato da te, inconsapevolmente,

ogni qualvolta il tuo, di pensiero,

si infrangeva contro di me.

E per salvarmi,

ho dovuto rinchiuderti

nell’angolo più angusto

della mia povera anima affranta.

 

Lungamente ti ho tenuto

nascosto

nella stanza delle cose dimenticate,

ma tu

con rabbia furiosa sei riuscito ad uscire

e da quella impenetrabile stanza,

silenziosa di ricordi malati,

inizia a cadere tutto:

foto mensole libri lettere muri

porta.

E insieme a loro

anche io

che di nuovo,

davanti a te,

cado

come una lettera d’amore

cade

ai piedi dell’amante.

 



Sulla sponda del fiume

mi sono seduta ad aspettare

di vedere trascinato dall’inarrestabile corrente del divenire

il cadavere di quello che doveva essere il mio nemico,

pensavo:

 

per troppo tempo ho cercato

di combattere gli eventi

facendomi del male.

ho sanguinato

pianto

mi sono dilaniata l’anima

cercando di trascinare verso di me

tutto quello che non sarebbe mai potuto tornare.

 

E mentre non riuscivo a capire il perché

le cose scivolassero tra le mie dita,

come sabbia,

non volto più il capo verso maledetti orizzonti.

 

Ho abbandonato la guerra

ho buttato giù elmo e spada.

Seduta sulla sponda del fiume

ho aspettato di veder passare i cadaveri

non dei miei nemici,

ma delle guerre perse che,

aleggiano su di me

vegliano su di me

non mi lasciano mai

non mi lasceranno mai più.

 

Ora, seduta sulla sponda del fiume,

entro nell’acqua

e mi sdraio sul fondo

facendo scivolare tutti i resti

senza farmi sfiorare

 

e non sento più nulla.

Estrema unzione



Ricordo che

il mio angolo di eden l’ho avuto

quando il mio amore mi diceva vieni

e io impetuosamente correvo verso di lui.

 

Ora,

il mio eden non c’è più

è bruciato tutto

e insieme a lui

frammenti di ricordi e parole mai dette

che trasformano le ceneri di un rapporto mai nato

in un aborto di rimpianti sconclusionati.

 

Però poi mi calmo

mi volto

e alle mie spalle non c’è più niente

di quel catastrofico incendio

e ricomincio a camminare

da sola

con un odore di fumo

che a volte cerca di riportarmi indietro

a bruciare insieme al mio amore

che mi grida di salvarlo

 

Urla, amore

implorami di tornare

Tieni la mano tesa, amore

Brucia… amore

 

adesso mi rendo conto

di aver perso un po’ di me,

tuttavia,

continuo a camminare in bilico

con il palmo della mano che sanguina.

 

Rido,

non posso salvarmi dai miei ricordi

e guardandomi la ferita

vado via

finchè le tue urla

diventano silenziose e leggere

come cenere

che, leggiadra,

accompagna la mia fuga

lontana da quella vita

scarna di te

vuota di noi.

Proiezioni



Come al cinema

ero seduta sempre lontana

lontana dallo schermo

lontana da te.

Dietro, il proiettore

mandava immagini di vita

non mia,

tua:

e tu, proprio come me,

eri in piedi, sul palco, davanti allo schermo.

 

Come al cinema

quando credi di parlare con i protagonisti

dalle ultime file urlavo “non andare”.

 

E tu, lentamente ti voltasti

ma non mi sentisti.

 

Con un passo rientri dentro lo schermo

ritornando a far parte di un mondo

che io guardo solo dall’altro lato

come al cinema.

Dubbi



Scivolo

su quelle che erano

certezze.

Ora mi volto

e si dissolvono.

Come prime luci

entrano dalla mia finestra

schiantandosi al suolo

nuovi dubbi;

per quanto io indietreggi verso il muro

come un sole nascente

piano piano

avanzando

mi investono.

Non esistono poesie felici



Non esistono poesie felici

sono lo sfogo stanco

di chi ha troppo poco da dire.

Non voglio scrivere poesie felici

illusorie di un bene

inevitabilmente temporaneo;

ma una poesia felice

la scriverei per te, mio fiore.

 

Meravigliosa perla del vasetto sulla mia finestra

come illumini la mia giornata

volto sempre verso il sole.

Quanto ti ho curato

quanto ti ho ammirato.

Ma poi, mio fiore

lentamente ti piegavi

come me, giorno dopo giorno,

e diventavi più grigio

spento

stanco.

Finchè non sei morto

mia meravigliosa temporanea felicità.

Esistono poesie felici, quindi?

Solo temporanee.

 

Meravigliose

menti dei poeti

fedeli

alla nostra compagna

malinconia.

Contraddirsi



Non ti penso

non scrivo di te

non ti guardo quando passi

non immagino più il futuro

non conto più i rimpianti

e le occasioni sprecate.

Non immagino voli

non distanze colmate.

Non ricordo la tua risata

non che soffri il solletico

non che fumi prima del caffè.

Non ricordo niente.

Primo incontro, prima promessa

niente.

Anzi, adesso smetto

e buonanotte.

Di nuovo

a un lontano,

domani.

E’ un eterno appuntamento in stazione



Un eterno appuntamento in stazione

sento di avere con te.

Sfrecciano le occasioni davanti ai miei occhi

e io,

seppur correndo,

le perdo sempre

ma di pochi minuti

e poi penso, dovevo correre più forte.

E’ un eterno appuntamento in stazione

perchè da ore sono seduta su una panchina

e tra i mille volti che scendono

forse cerco il tuo

ma, in cuor mio,

non lo voglio davvero.

O forse perchè

anche tu,

tra queste mille anime e più,

cerchi un volto

che non è il mio.

E’ un eterno appuntamento in stazione

perchè per quanto io mi sforzi di capire

le dinamiche

di questo continuo scappare

ad un certo punto ci sediamo,

e ci lasciamo trasportare

da questo infinito vagone di speranze.

E’ un eterno appuntamento in stazione

perchè quando arriverà il momento

dell’ultima corsa

diremo sempre di aver corso troppo piano.

 

E ricominciamo.

Immagini



Sono vissuta

di immagini

ora

mi pare morirne

Ultima? ad M.



Se mai dovessi sentir parlare di me

nell’ipotesi remota che tu l’abbia chiesto

si, mi sono persa tra i boschi un paio di volte

ma ho ritrovato la strada.

Ho perso la speranza,

anzi le speranze,

ho ritrovato anche loro,

anche se un po’ ammaccate.

Ti ho cercato

lo ammetto

negli angoli della nostra città

tra le vie che solevamo percorrere

e tu, con la tua mano esperta,

dipingevi la realtà davanti i miei occhi.

Ti ho cercato

e c’eri

ma non ti vedevo.

Come un fantasma,

mi passavi attraverso

e i miei capelli venivano verso te.

Adesso credo nell’amore

come credevo ai fantasmi, amore mio.

Con la stessa

ironia.