C.53

 



E giá tutto
Ci siamo
Scomposti
Fra gli
Inserti
Del cuore
Quando
Sgorga
avida
Lava.

 



E’ in fondo il tuo ultimo
Respiro
Sentimento placebo
Con la notte
Che ti avvolge nelle vesti.
Chissà il tuo ultimo
Pensiero,
Il tuo prossimo ansimare
Leggero
Fra le corolle stanche
Di sottili febbrili
Ricordi.
Chissà il tuo stupirti
Al principio
Qual era
Il tuo battito di ciglia
Rimosse
Nel pianto
Dell’arida carcassa
Perchè sei tornato terra,
Abbandonando
La leggiadra carne
Su un altare di umida erba,
I gesti trascorsi
Le corse più andate
I giochi sospesi
Nell’horror vacui
Di giornate come ieri
Il ricordo
Si fa tenera nebbia
E nel sole di maggio
Com’eri
Per me sempre
Rimani.



Graminacea

è il ricordo

che disperso

tra noi

è sottovuoto

di inganni.

Latrato

di sporche

menzogne

tradisci

oramai

le più sottili

illusioni.

E di schiuma

è la stima

che dalle polveri

è sorta

e sotto un

tappeto

è finita.