C.57

 

Prendimi



Le parole affollano,
si calpestano i ti amo
su spazi incolmabili,
vorrei darti baci
senza spiegarteli,
litigare senza paura
intorno a noi
come due torni vicini.
L’attesa disidrata,
ho carezze liofilizzate
per il tuo corpo caldo,
chissà se resisterà,
sono il più scomodo
che tu possa amare,
potrei essere l’unico
se ti potessi spiegare.
La paura combatte,
ho paura di dirti,
ho paura di perderti,
paura di dirti che
ho paura di perderti,
paura della tua paura,
paura della tua natura,
ma la guardo in faccia.
L’amore è fede,
gli amanti Dei e fedeli
accoppiati come elettroni,
a volte vorrei certezze
ma sei troppo sincera,
forse io mi rivelo troppo
come un Dio inesperto
che non sa che purtroppo
è più attraente il mistero
di un uomo puro e sincero.
Prendimi in generale,
prendimi senza scudo,
io non mi fermo mai, come te,
in un mondo parallelo
dove ogni strada che traccio
verso la verità
conduce ad una bugia
dove non trovo conforto
se non nell’amore
dove non vedo amore.
Se non in te.

 

Harakiri/Apoptosi



Sprofondo,
volevo solo qualcuno che mi preferisse al mondo,
pieno di corpi uniti
e anime sole,
pieno di corpi vuoti
e anime storte,
io preferirei qualcuno al mondo,
qualcuno che non esiste,
qualcuno come me.
E Dio si diverte,
ci taglia con l’amore,
ci cura con le droghe,
per il gusto di vederci
comunque morire.
E vorrei essere ricco
solo per drogarmi in pace
ma se la droga mi desse pace
sarei già ricco.
Ci cerchiamo per solitudine
ma alcuni sanno amare,
ci cerchiamo per similitudine
tra infinite combinazioni rare,
ognuno poi scompare,
lassù dio ci vuole violentare,
siamo quelli che scelgono la morte lenta
e i soldati, i volontari, i masochisti,
scappano dalla vera paura:
che neanche il dolore esiste.
E vogliamo essere contenti
ma accontentarsi è la cosa più triste,
vogliamo morire ma con successo,
senza capire cosa ci è successo.
Siamo proteine di un essere complesso
e moriremo senza mai capire l’universo.
Solo enzimi col cervello interconnesso,
marciranno i corpi caldi che ora fanno sesso
come fiori strappati per riempire un cimitero,
inutili sacrifici con un pensiero,
vorrei distruggere il mondo
solo per prendere tutto meno sul serio.
Harakiri, apoptosi,
siamo utili o dannosi?
Siamo sistemi nervosi
in cerca di eterni riposi.

Ogni lurido momento di pausa



Non hai letto il cartello?

Sento lo stato mentale che cambia,
è una candida veste di fumo, mi investe,
sono innocentissimo
e le mie colpe sono di un dio qualunque.
Immagini se una prigione si guardasse in uno specchio gigante?
Con le sue grate
e la puzza dei suoi peccati,
con le fogne piene di merda
e il tetto pieno di foglie,
sicuramente maledirebbe le sue fondamenta.
Si chiederebbe che ci fa lì
farcita dalla feccia della terra.
Può forse tagliarsi i rami una pianta velenosa?

Chi la vede e osa avvicinarsi
muore.
E lei in fondo ama ogni sua spina
ma si fa pena e forza da sola
col suo sole
e la fotosintesi clorofilliana.

Salve siamo i testimoni di Horus, ha un minuto?

No grazie, non mi interessa,
ho altre cose per la testa,
una vita onesta
e un lavoro che mi stressa
e comunque non si preoccupi, vado sempre a messa.

Le droghe sono un illusione momentanea?

Prova a vivere l’ eterno ritorno
l’ infinito dentro la tua epifisi
e poi fingi che sei lo stesso,
trovati un personaggio serio da interpretare
con un dio assortito.
Se finisci i messaggi fammi uno squillo
quando ti esplode il cervello.
Esplorati scemo.

Hai portato la crema solare cinquanta?
Ti senti davvero pronto per togliere le rotelle?
Perché non vai a salutare nonna?

Scusate, questa poesia è troppo scottante,
il tema è troppo imponente,
tratta del timore nel sentirsi impotente.

 

Adattamento



Mi sono perso in un cielo troppo profondo

e ora mi ritrovo spaesato,
il mondo è sporco
eppure mi piace,
godo ma allo stesso tempo
non ho pace,
perché non riesco a comunicare,
un bisogno che qui non esiste
come le stufe su Venere,
e mi chiedo cosa ci si scambi
in questa melma,
pezzi di carne e sperma,
monete di zucchero,
amore purché non si sappia cosa sia,
perché fa troppo male vivere in alto
?
Amo questo posto perché amo e non posso essere altrove
ma lo spazio è infinito e gran parte di me è stufa di questo sasso
dove le bestie sono felici e gli alieni non si sentono a casa,
mi chiedo se non sia in fondo la stessa cosa,
soffrire e dimenticare,
amare e lottare,
solo per poi morire.

Monuments in silence



Lei è
vernice su ogni lacrima scritta,
una vita aperta,
la parte migliore in ogni mia sconfitta,
lei è la notte con la luce accesa,
il giorno mentre dormo sereno se so che mi fissa,
lei è la voglia,
il mondo,
una sveglia che odio ogni santo giorno
e le dolci buonanotti stanche,
lei è anche il suo cuore grande,
le scommesse mai pagate
e il brivido di strapparle le mutande,
sempre nuovo e lo stesso,
sempre più porco e sacro
e più lontano dal chiamarsi sesso,
lei è una piccola bambina,
una vecchia rompipalle
e sempre più di tutto questo,
più di tutto il resto,
più di questo testo,
lei è il mio ricordo, i miei sogni, il mio adesso.

Reception



28 febbraio 2014 alle ore 21.16
Come quando ti rendi conto in un incubo
di essere in un sogno
e potresti sognare quello che vuoi
ma comunque non hai il controllo
e l’idea migliore che ti viene
è di svegliarti.

Ci son persone che sanno fare sognilucidi.
O che sanno dormire da coscienti,
in ogni caso il pensiero comune
,che siamo tutti sullo stesso
segnale,
è un illusione,
siamo in dimensionioniriche
diverse
come fogli che si guardano,
facciata a facciata,
ognuno nella propria bidimensionalità.

Anche se ci infilassimo sotto un libropesantissimo
i nostri disegni non si scambierebbero comunque
e saremmo comunque su piani distinti,
comunque divisibili senza qualcosa che
ci schiacci.

Ma gli spazi dell’onirico non
sononeanche spazi,
sono universi
che la mente creaseguendo percorsi,
differenziati in probabilità,controllatidalcaos
e dal libero arbitrio,
non dal bene ne dal male,
parole che in ogni universo hanno unaltro senso
che ogni volta che si scopre si sposta
come l’elettrone per il principio di indeterminazione.

Piani diversi oggipiùchemai che viviamo di schermi
e siamo solo fantasmi nelle nostre
vitereciprocamente,
voci, addirittura più che altro
caratteri, codici.
Ammettiamo di esistere più con la mente
specialmente noi, specialmente.

Ci sono persone vive e persone predadelsogno,
così dicono tutti ma stiamo
tuttidormendo,
ognuno col suo sogno,
il mio è così lucido che possovedere gli altri brancolare,
appannati da appena nati da altri geni e fati,
ma ci sono altri geni con dei sognigiganti.

La vita per me è un orologio di diamanti,
guardosoloilquadranteelepietrepiùbrillanti.

K-hole



Fogli bianchi incolmabili posti
tra chi non ha una vita da donarsi,
quando il limbico cerca discorsi
e la corteccia fa fotosintesi,

foglie incalmabili muovono il vento
come persone che trascinano il tempo
mentre l’onirico crea più universi
e la vita sociale crea vecchi depressi,

famiglie di ignoranza e perbenismo,
se non si possono giudicare i falsi
allora significa che per perdonarsi
ci servono soltanto delle belle frasi,

fa meglio chi è vivo per pensare
tanto non si può sopravvivere
quindi chi pensa solo a viversi
non potrà sdraiarsi sui versi stesi.

Fogli bianchi come dei paradisi,
anche se non esiste il vero amore,
è solo qualcosa che bisogna creare
come un libro immortale in cui riposare.

Mi spremo il cervello come un limone
ma spero di ricevere l’illuminazione,
sento all’unisono la fede col satanico
che mi si uniscono a livello cranico

con un sentimento di nichilismo e estasi,
come una noiosa omeostasi o quasi,

quanto è insipida la vita senza farsi
ma iniettarsi le persone crea trombosi,
assuefazione e persino terribili abusi

e disintossicarsi rende il mondo così piatto
che vorrei ammazzarmi pur di mozzarmi il fiato.

Io vorrei solo l’estremo,
se non posso bruciarmi
congelerò negli abissi.

Calmo, scrivo mentre penso, penso mentre scrivo, non so
quel che vorrei o meglio non credo a quello che vorrei ma
allo stesso tempo non riesco a conciliare il mio lato umano
con quello alieno, vorrei che il mio corpo potesse produrre
delle endorfine stimolato dal piacere intellettuale, vorrei
amare lo spirito e tagliarmi le gambe le braccia e i
genitali, vorrei decapitarmi anche se è impossibile perché
al massimo potrei staccarmi il busto dalla testa e
debustizzarmi e poi vorrei che mi spaccassero il cranio
con gentilezza e buttassero il mio cervello nel mare così
che possa pensare senza tutti questi stimoli esterni e
depositarsi negli abissi per sempre, e vorrei che il mio
corpo venisse violentato e torturato per il disturbo che ha
osato provocare al mio cervello che come un Dio ora
riposa in pace.

Indicibili, indecifrabili, *inici fatti.

Agosto



Stracciarsi la voce a cannoni

per scrivere le canzoni,
strade senza indicazioni,
inseguendo solo passioni,
non ho paura, solo assoni
calmati da perpetui stoni,
lavati dai pensieri stronzi,
agitati e reattivi come ioni,
apprensioni, apprendo lezioni
aprendo nuove dimensioni,
appendo tonache di mansioni
vecchie a chiodi, nuove missioni,
fanculo all’amore e a Manzoni,
fanculo alle minime emozioni
fisiologiche come prime minzioni,
ho comunicazioni con gli elettroni
tra troppi neutroni attoniti,
se sei un corpo decomponiti,
io ormai vivo di componimenti,
io ormai vivo di pensieri immensi
in un mondo di scimmieschi alieni
che prima o poi mi faranno a pezzi.

Dipende, a volte si fa l’amore con sé stessi e ci si masturba in una donna



Dipende, a volte si fa l’amore con sé stessi e ci si masturba in una donna.

Tossicodipendenze
rivelano e scalzano realtà,
quest’ isolamento, alienazione,
non è un effetto collaterale,
deriva dal fatto che non mi servono persone
per la mia dose di Serotonina
Ossitocina
Endorfine
questa è la grande dipendenza del genere umano,
sfruttarsi e ingannarsi per ricevere impulsi chimici,
con il massimo dell’immedesimazione
o dell’ipocrisia.
Io ho la mia dose artificiale
e se amo non è per bisogno
e neanche per risparmiare.

Substrato inerte



Qui disteso senza il mio Enzima.
La maglietta che indossavi nuda
comincia a perdere la fragranza
e il tuo petto morbido e caldo
diventa le piume del mio cuscino,
mi stringo forte e mi abbandono,
nella mia mente i nostri capelli
che si intrecciano sul materasso,
sulla tua schiena liscia
il mio cuore che poggia
ritmicamente su di te
e mischia il suono ai tuoi battiti
in un concerto che noi conosciamo
ma che si sente solo dal di dentro.
Posso entrare dentro questo mondo,
mi basta chiudere le palpebre
e tutte le sensazioni sono lì,
la tua voce manda ancora un eco,
la mia pelle ancora fuma calda,
la marmellata ancora a metà,
tutto immobile in tua attesa,
tutto indelebile nella testa.

Vita non biocompatibile



Cerco di essere il più impossibile possibile,
il più impassibile di fronte al plausibile,
ma tutto ciò va in contrasto con la vita stessa,
sono un dio handicappato prigioniero in una carcassa,
la materia mi tartassa,
l’energia non basta
e la consapevolezza porta sempre
colpevolezza,
come una violenza sulla stupidità che ti accarezza,
tutto il sapere é sofferenza,
tutto il piacere é incoscienza,
e vivete vite intere senza vedere
che vi divorate l’un l’altro per bere
un po’ di atomi in un bacio,
un po’ di endorfine in un abbraccio,
senza mai capire il senso di questi gesti,
avete lo stomaco debole per quesiti indigesti.
Il segreto della vita sta negli opposti
e sta proprio nel non opporvisi.

La stanza numero 9



Difficile uscire da un incubo
perché siamo noi stessi a crearlo,
difficile come uscire dal proprio corpo
ma a volte sono riuscito a farlo,
per farlo ho dovuto immergermi nella follia
per assicurarmi di essere sano,
nella tentazione
per cercare di essere santo,
ho dovuto trovare Dio
tramite tutto ciò che è sua negazione,
per esclusione,
la verità è così banale da far male:
noi non siamo niente,
perché Dio è onnipresente
e siamo una parte incosciente
di un essere che esiste da sempre,
come una lingua che batte un dente
senza che il cervello le spieghi niente,
noi e il nostro ego siamo un fulmineo presente,
un idea che fulmina un enorme mente
e colpisce qualche altra idea tremante,

per un istante.

Ci vuole coraggio

per condividere la nostra esistenza
senza esserne gelosi,
per accettare il fatto che moriremo uno alla volta,
per ammettere che non siamo niente
ma siamo Dio.
Siamo immersi nel male e nel bene,
intrisi di una scala di grigi,
ma fuori dai nostri corpi ci sono colori,
se non lo capisci prima che muori
rischi di vivere i sogni peggiori,
prigioniero di un ego per il resto dei tuoi giorni.
Esci fuori.
E, se temi che questo sia un delirio di onnipotenza,
sappi che sei tu a dare troppa poca importanza
a quanta magia possa esserci in una poesia
che prima era chiusa nella mia piccola stanza
e ora è nella tua mente che rimbalza.